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Ho letto Invertising

Ho letto tutte di getto le duecento pagine di Invertising di Paolo Iabichino, libro che ha (come premessa) sicuramente il grande pregio, secondo il mio punto di vista, di non allungare inutilmente il brodo per arrivare a trecento o più pagine come altri libri.

Ampiamente condivisibile, e molto godibile da leggere, l’analisi dell’evoluzione storica e del paesaggio pubblicitario attuale, che Paolo racconta come un romanziere commenterebbe la rovina della propria patria natale, con trasporto e anche un certo lirismo.

Tuttavia, mentre il libro prosegue, le nostre strade si separano: sarà che io non ho nessuna nostalgia, né interesse nel vedere ‘rinascere’ o invertire la marcia della pubblicità, sarà che io non vedo l’advertising come strumento di miglioramento della comunicazione né tanto meno della condizione umana, ma come solo succedaneo preferito di chi non può o non riesce a farsi comunicare dagli altri, o anche come un intermediario tra aziende e persone fortemente a rischio; e, come ho scritto nelle 91 tesi, credo che i creativi debbano tornare a fare gli artisti, e che la creatività ‘visuale’ o no, non sarà mai uno strumento a favore dell’etica, delle persone, della trasparenza, e che anzi spesso è stata (e potrebbe essere) un’arma impropria al servizio proprio del contrario.
E quelle che Paolo chiama storie di Invertising (vado a memoria, in questo momento) a me sembrano più storie di NOdvertising, di cambi di strategia  ’sostanziale’ di aziende, che hanno avuto origine ben lontano dalla pubblicità, e di cui questa è stata testimone e partecipe giocoforza, ma non certo protagonista.

Alla fine il distacco tra come è vista la pubblicità da me (una polpetta di dentrifici, colluttori, rinfrescanti intimi e farmaci da banco al sugo di ecologissime auto sfreccianti in paesaggi infiniti) e come è invece osservata (e sperata?) da Paolo è abbastanza netto.

Un bel libro da leggere, rivolto soprattutto (a me così è sembrato, almeno) a generare una discussione intrasettoriale tramite esempi e spunti di riflessione, che non dà risposte immediate o metodi pratici di salvezza  (e se è per questo che state pensando di acquistarlo, evitate – anche se, come specifica l’editore, è comunque  un libro soddisfatti o rimborsati :).
[disclaimer: il libro mi è stato regalato da Paolo, quindi se pensate che questa recensione sia viziata da conflitti di interesse, consideratela pure nulla]

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