Quando qualcuno mi domanda cosa ne penso di una nuova iniziativa/startup online, social, di community, eccetera eccetera, e comincia a parlarmi delle mirabolanti feature tecniche della piattaforma che intende mettere a disposizione dei possibili utenti o di quale altra piattaforma “è una copia ma migliorata”, io lo fermo quasi subito, e gli pongo una domanda secca e apparentemente troppo zen che di solito ha un effetto ammutolente sull’interlocutore:
Se, e in quale modo, e in quale misura, questa iniziativa migliora la vita delle persone a cui si rivolge?
Si dice spesso — e io ci credo fermamente — che le community preesistono alle aziende e alle piattaforme. Tuttavia quello che possono fare le aziende e gli startupper è di completare, connettere quell’ultimo miglio, catalizzare e coagulare le aggregazioni umane che si formano online, ormai come semplice specchio di quelle offline.
Naturalmente, prima di capire come aiutare a connettere l’ultimo miglio, bisogna capire chi sono queste persone, cosa fanno, quali sono le loro motivazioni, i loro bisogni. Ripeterlo chiaro e forte mi sembra tutt’altro che scontato, vedendo recenti varie iniziative social (quelle che di solito hanno il comunicato che inizia con “xy sbarca su Facebook” per capirci, come se fosse la fine della seconda guerra mondiale).
Nel mio personale piccolo mondo, ho avuto una bella soddisfazione qualche settimana fa: osservando chi abita Friendfeed, quali sono gli interessi e le motivazioni, e osservando le possibilità dello strumento, ho creato un gruppo in cui gli iscritti possono condividere (allegandoli direttamente!) PDF/PPT professionali e liberi da diritti, ma spesso o introvabili, o rinchiusi negli hard disk, o sottoposti a torturanti form di registrazione per essere scaricati (form che vengono riempite di dati falsi che poi vengono rivenduti alle aziende come liste profilate, ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano).
Nel giro di poco tempo, e senza nessuna “promozione”, abbiamo raggiunto spontaneamente quasi 200 partecipanti, tutti appartenenti al mondo del web, del marketing, della comunicazione. Questo piccolo successo mi ha ancora una volta convinto che la sequenza giusta è sempre conosci le persone, capisci le motivazioni, capisci come migliorare l’esistente, e solo in ultimo capisci gli “strumenti”. Gli strumenti, quando hai le giuste motivazioni e le giuste persone, seguono quasi da soli.
Cose simili:
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qualcuno parerebbe di “design motivazionale” dei social media. interessante cross-linking.
Gianluca, siamo sicuri che i progetti innovativi e di successo siano quelli che necessariamente rispondano a dei bisogni?
L’osservazione quotidiana, specie del web, mi porta a pensare che i progetti vincenti sono quelli che il bisogno lo creano…oltre a tanti altri fattori (emozionali, sociali, relazionali) si aggiungono al successo.
@Gio: progettare con l’idea/ambizione che il prodotto finale possa essere di una qualche utilità per migliorare l’esistente è il mio chiodo fisso per qualsiasi progetto di comunicazione su cui metta le mani. Peccato che l’idea non sia così condivisa oggigiorno… Troppo diffusa la moda del “roboante a tutti i costi”. Sarà per questo che mi tocca spesso cambiare i clienti, non sono abbastanza “roboante”. Ma spero sempre che con ogni progetto, piano piano, stia contribuendo a cambiare un po’ le cose :-)
ehm… mi sento molto ignorante a chiedertelo Gianluca ma forse era il tuo obiettivo con questo bellissimo post… ma questo gruppo geniale dove si trova su Facebook? a presto
@davide: lo trovi su friendfeed qui http://friendfeed.com/pdf-sharing
grazie mille doc ;)
Come ci si iscrive al gruppo, solo tramite Friendfeed?
grazie ciao
scusate ho visto solo ora il commento precedente con la risposta alla mia domanda.
ciao
occuparsi di file sh x clienti prof e cercare di migliorare la loro qualità della vita è un impresa very challenging. brand awareness e spocchiasità nella sovranità del brand sono come split personalities che devi soddisfare in punta di piedi su una palla che rotola in uno scivolo curvo e con le sponde basse. Per non finire alla neuro spesso prendo la strada + utile ed economica e poi passo il resto del tempo a convicere tutti che è quella giusta.
Leggendo solo oggi questo tuo articolo mi è passata davanti gli occhi lo stupore dei miei colleghi quando durante la definizione del budget 2011 ho detto che la “I” del ROI in una community non significa “Investimento” ma “influenza” e tu riesci ad influenzare le persone solo quando DONI qualcosa e cerchi di migliorare la vita dei tuoi clienti.