La mappa del controllo sulla reputazione (2000-2010)

la mappa della reputazione aziendale

Mappa della reputazione aziendale e degli stakeholder (2000-2010)

Questa mappa era stata creata originariamente per descrivere ai miei interlocutori offline i motivi di alcune delle dinamiche aziendali e dei contrasti tra funzioni diverse.

Per chi non ha molto tempo: in pratica nel 2000 quasi ogni contenuto aziendale liberamente reperibile era controllato rigidamente dall’azienda — e particolarmente dal perfido e potentissimo ufficio stampa e relazioni pubbliche — ovviamente comprendendo i giornali e la stampa, soprattutto di settore, che vive-va di pubblicità in arrivo dalle stesse aziende che dovrebbe recensire in teoria a favore del lettore. Ahem, devo dire altro?

Più la curva si allunga e si appiattisce — e continuerà a farlo inesorabilmente — più il contenuto libero e fluttuante prodotto dai sempre più numerosi interlocutori e le relazioni consumate diventano incontrollabili e appena monitorabili; inoltre, diventano progressivamente della stessa importanza (“quota di mercato” totale) della zona rigidamente sorvegliata.

Ma in molte aziende questo messaggio non è passato e credo non passerà mai — il mito del controllo è durissimo a morire e continuerà a distruggere buona parte del possibile valore di ogni vincente strategia e non solamente online.

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17 Comments 25 Tweets

44 Commenti

  1. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 8:38 AM | Link Permanente

    bello. peccato che il 99% delle aziende non lo comprenderebbero :-(

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  2. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 9:11 AM | Link Permanente

    Stampata e attaccata alla porta dell’ ufficio mktg. Anche se, la "fobia" del controllo estremo penso nasca soprattutto quando non si è certi di cio’ che esce dall’azienda…

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  3. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 9:24 AM | Link Permanente

    "Ma in molte aziende questo messaggio non è passato e credo non passerà mai — il mito del controllo è durissimo a morire e continuerà a distruggere buona parte del possibile valore di ogni vincente strategia e non solamente online". [cit] ESATTO! Vale altrettanto per la comunicazione interna.

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  4. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 9:32 AM | Link Permanente

    Bella mappa che conferma la mia impostazione di lavoro: cercare e leggere sempre di più gli indipendenti e coloro che hanno anche un solo lettore. E’ la rilevanza di quello che dicono che conta non necessariamente il numero di persone cui lo dicono. Se una cosa ha delle potenzialità prima o poi esce.

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  5. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 10:56 AM | Link Permanente

    Bisogna che le aziende capiscano il "come" non il "cosa": http://www.blogeccellere.com/danielevinci/2010/03/01/la-reputazione-aziendale/

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  6. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 11:03 AM | Link Permanente

    anche se in Italia (anche per la presenza notevole di Family Company) il controllo è ancora forte, pure io vedo delle breccie che si aprono, per caso ma che si aprono. Fan Page aperte "per sbaglio" che poi diventano improvvisamente un canale di comunicazione (ancora primitivo e unidirezionale, certo). La mia esperienza quotidiana mi fa pensare che la consapevolezza almeno nei marketer esiste, perché se metti su google il tuo brand e accanto "giudizi" ormai lo sanno pure i bambini che cosa viene fuori.

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  7. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 11:47 AM | Link Permanente

    Già,
    “il mito del controllo è durissimo a morire e continuerà a distruggere buona parte del possibile valore di ogni vincente strategia e non solamente online”.
    Ma devo dire anche un’altra cosa: un mix di psicologia-lavoro-metodo-risultati può allargare e di tanto le maglie del controllo. E’ quello che sto vedendo in questi anni.

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  8. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 12:23 PM | Link Permanente

    Vado fuori dal coro e vi provoco: quanto di tutto questo però viene presentato (/venduto) male delle saccenti agenzie di web marketing? La proposta – lato offerta – non è spesso quella di riprendersi il controllo creando "house organ" sui SN e pushando alla morte trascurando (volontariamente?) la componente di ascolto …o, peggio, oscurandola generando cluster di contenuti rivolti solo ad abbassare la visibilità degli UGC?

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  9. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 12:23 PM | Link Permanente

    Vado fuori dal coro e vi provoco: quanto di tutto questo però viene presentato (/venduto) male delle saccenti agenzie di web marketing? La proposta – lato offerta – non è spesso quella di riprendersi il controllo creando "house organ" sui SN e pushando alla morte trascurando (volontariamente?) la componente di ascolto …o, peggio, oscurandola generando cluster di contenuti rivolti solo ad abbassarne la visibilità?

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  10. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 12:26 PM | Link Permanente

    @Nereo: hai ragione. In molti casi, l’obiettivo pare essere quello di vendere attività di controllo attraverso blog e gruppi fb, etc. con commenti finti e corrolari vari. Purtroppo l’assalto alla diligenza continua.

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  11. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 12:30 PM | Link Permanente

    parlando per esperienza personale… l’attivirtà di controllo è una delle componenti, non la demonizzerei: serve ancora l’ufficio stampa, serve il monitoring, serve il sito fisso che dà info, serve la presenza on line e il relativo conversare. non può esistere una strategia vincente che non abbia tutte le componenti, ovviamente poi quello che varia è il peso delle singole componenti

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  12. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 12:35 PM | Link Permanente

    Massimo, il problema secondo me è che difficilmente queste attività vengono percepite come componenti di un percorso strategico.

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  13. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 12:53 PM | Link Permanente

    @gianandrea: ovviamente hai ragione, per questo dicevo in apertura che il 99% delle aziende non capirebbe il grafico :)

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  14. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 12:59 PM | Link Permanente

    Eppure, guarda che qualcosa si muove. Se riusciamo a tenere il campo di gioco un pò libero da avventurieri.

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  15. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 2:03 PM | Link Permanente

    chiedo una cosa – soprattutto a me stesso. Ma com’è che tutti noi riconosciamo questi limiti e nessuno di noi riesce a smuovere le acque? è un sistema così blindato o i problemi risiedono altrove?

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  16. Pubblicato 1 marzo 2010 alle 2:59 PM | Link Permanente

    lo dico o non lo dico? credo dovresti guardare nelle associazioni di settore e poi farti un paio di domande.

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  17. Pubblicato 2 marzo 2010 alle 5:36 PM | Link Permanente

    Concordo pienamente con Massimo. Il grafico è ottimo per noi ma non per le aziende. Per cui mi sono chiesto: come far capire loro che perdere il controllo non è sempre negativo in un modo semplice da capire? Mi devo ancora dare una risposta … ;-)

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  18. Pubblicato 3 marzo 2010 alle 3:05 PM | Link Permanente

    "peones/forumisti, cani sciolti" ROTFL

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  19. Pubblicato 7 marzo 2010 alle 4:26 PM | Link Permanente

    Mi ha fatto molto pensare il tuo post, soprattutto sul concetto del controllo della brand identity sia online che offline. Interessante è intrecciare il tuo schema con le ricerche di Forrester per capire quanto importante è monitorare continuamente la brand reputation sia off che online.

    Grazie.

    Ale di caffebollenteintazzagrossa.it

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5 Trackbacks

  1. Scritto da uberVU - social comments il 1 marzo 2010 alle 9:37 AM

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