Non abbiamo inventato niente – Il Google News del giornalaio

Quegli strani cavalletti davanti alle edicole, in cui si possono leggiucchiare titoli e abstract degli articoli principali del giorno, non assomigliano a un Google News offline?

E infatti, come nel suo omologo online, di fronte agli stessi staziona un po’ di gente che se li legge (in sicura violazione del diritto d’autore, giusto?) senza poi entrare a comprare il giornale di cui hanno letto l’anteprima. Propongo una legge che — naturalmente allo scopo di salvare l’editoria — vieti i cavalletti che svelano in maniera gratuita le notizie. O in subordine, che l’edicolante debba riconoscere agli editori qualche cents per l’esposizione dei manifesti, lo stesso obolo che vorrebbero ricevere anche da Google, il cattivone.

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management dei canali digitali.
Il mio lavoro è supportare il management come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, digitalizzazione del marketing e del retail. Ho lavorato per Coop, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Telenor, CRIF e altre aziende ed enti.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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7 Commenti

  1. Mik
    Pubblicato il 8 marzo 2010 alle 9:07 AM | Permalink

    La differenza sostanziale è che dal giornalaio il checkout è a portata di braccio, e quelle locandine sono fornite dagli editori, non sono strappate dai giornali come pare e piace al giornalaio.
    Non c’è bisogno di ulteriori leggi, se dimentichiamo di applicare quelle attuali.

  2. rebelot
    Pubblicato il 8 marzo 2010 alle 9:52 AM | Permalink

    Beh, diciamo che i modelli di business nel tuo caso sono in simbiosi: più il giornalaio vende, più lui guadagna, più guadagnano i giornali. Il giornalaio sa che c’è un percentuale di clienti che legge i titoli e non compra la carta, ma confida che senza quei titoli li comprerebbero in misura minore.

    Con GNews più Google vende pubblicità, e più ne vende lui meno ne vendono i giornali. I modelli di business sono antagonisti. Quello che gli editori chiedono è che il modello di business sia complementare: condividiamo una quota della pubblicità fruita da te per il prodotto, condividiamo una quota diretta di revenues del traffico che mi porti. Tutti così siamo incentivati e in simbiosi.

  3. gierre
    Pubblicato il 8 marzo 2010 alle 11:08 AM | Permalink

    Veramente mi pare che le locandine siano prodotte dall’editore… E mi pare anche che l’effetto sia quello del salumaio di paese che ti fa fare un assaggio (e in questo modo poi sei indotto a comprare…).
    Cosa c’entrano le Google news con le locandine?
    Scusa, ma è da un po’ chge ci dai dentro con ‘sta roba e non funziona. Le metafore (le metonimie) sono il prodotto di una scienza (la retorica) dove il rapporto causa/effetto è strettisimo e perfettamente logico. Se non c’è trippa ( e non è detto che ci debba essere per forza) evitiamo di scrivere un post. Il rischio è la cazzata (e la perdita di credibilità).

    • gluca
      Pubblicato il 8 marzo 2010 alle 11:57 AM | Permalink

      @gierre: ti ho già risposto l’altra volta in privato, ma se non ti piace il blog, non leggerlo, è un blog personale, mica è una rivista che deve seguire una linea editoriale!
      io faccio metafore e metonomie improvvisate e bislacche finché mi pare, detto con gentilezza e simpatia, anche per avere il feedback come il tuo, del tipo è ‘E’ una cagata!’.
      tu quindi puoi essere d’accordo o meno, libero di criticare o di andartene per sempre. Per quanto riguarda la mia perdita di credibilità, grazie della consulenza ma voglio essere libero di rovinarla da solo :)

      cmq nel merito, le locandine sono prodotte dall’editore, ma l’effetto è lo stesso: sono anticipazioni del prodotto. Google News ha solo titolo e abstract (e NESSUNA PUBBLICITA’, @rebelot, ricordiamolo sempre) e *porta traffico* ai siti degli editori. Che questi non siano in grado di sfruttare commercialmente questo traffico — mentre probabilmente il giornalaio si’ — è un problema loro, non di google)

      @rebelot: non è cosi’, google non vende pubblicità su google news. Ogni editore sa che ci sono persone che leggono Google News e non entrano nel proprio sito, e del resto ogni editore è libero di essere eliminato da GNews. Dove sta l’antagonismo se non nel fatto che l’editore — al contrario del giornalaio — non riesce a monetizzare il traffico che gli viene mandato da Google?

    • gierre
      Pubblicato il 8 marzo 2010 alle 12:11 PM | Permalink

      Sorry. Sparisco.

  4. rebelot
    Pubblicato il 8 marzo 2010 alle 12:18 PM | Permalink

    a) La metafora piace (come tutte le tue tra il mondo reale/virtuale), e la trovo anche molto sensata, bravo!
    b) La strategia Google (ricerca globale etc…) conduce a metterci la pubblicità anche vicino alle News. Ad esempio al link riportato. Con un sistema semantico che palesemente non funziona, tra l’altro. http://clip2net.com/clip/m6937/1268046349-clip-43kb.png
    c) Il problema degli editori non è Google News ma sono i costi di struttura, sopratutto quello di avere dei professionisti pagati per scrivere cercare notizie, selezionarle e raccontarle. Questa cosa ha un costo che oggi la pubblicità non copre e i modelli di business alternativi non funzionano … bla bla bla … [Sapete bene cosa c’é qui, dal “internet free” come “free beer”, fino alla democrazia e alla stampa libera] e così Google News diventa il “lemon market” dell’informazione digitale.

  5. Pubblicato il 8 marzo 2010 alle 12:26 PM | Permalink

    ma che spettacolo!
    …io poi mi leggo l’abstract dell’omicidio plurimo ma poi compro le figurine dei cucciolotti per mia figlia. Strani meccanismi…

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