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Il banner sociale, due anni dopo, su Wired.

“Marketers have always known that the best way to sell something is to get your friends to sell it,” says Sheryl Sandberg, Facebook’s chief operating officer. “That is what people do all day on Facebook. We enable effective word-of-mouth advertising at scale for the first time.”

Facebook says it hired Nielsen Co. to conduct a study and found that including information about individuals a person knows in an ad boosts recall of the ad by 68% and doubles awareness of a brand’s message.

Sono passati esattamente due anni dal “famoso” post sul banner sociale, nato più come provocazione che come progetto vero e proprio. Ora, con il nome di social-contextual-ad, Facebook sta provando a creare qualcosa di simile, almeno parzialmente. E in un certo senso, anche le mosse di Twitter vanno in quella direzione.
Per rilanciare il dibattito (e contribuire indirettamente al cantiere di ReWired.it) Riccardo Luna mi ha chiesto di scrivere una Password sull’argomento: la troverete nel prossimo numero agostano di Wired (quello cartaceo). Naturalmente non so se sia questa la strada giusta per l’advertising online: quello di cui sono sicuro è che al momento ancora, dopo più di dieci anni, non ha trovato un modello di business sostenibile — e il vecchio banner davvero ha fatto il suo tempo, deve lasciare il posto a qualcos’altro. Prima che qui sia tutto Google Adwords.

PS: mi prendo un po’ di vacanza dal blog. Devo scrivere una roba di carta, poi vi dico. Buone ferie, ci si ritrova a fine agosto, all’incirca.

EDIT: l’articolo è anche qui.
EDIT 2: non ricordo il fotografo della mia foto su Wired – me ne scuso. è della Paolina.

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  • Qui scrivo — più o meno seriamente — di (un)marketing, social business ed eCommerce. Ma anche di negozianti, e di altre combinazioni tra persone e prodotti, online e offline. (No, il bambino in alto non sono io)

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