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Il serpente si mangia la coda: il Fatto e l’Enel

Non mi meraviglia, conoscendo da vicino il sistema pubblicitario, che Enel abbia eliminato il Fatto Quotidiano dai suoi investimenti pubblicitari, dopo un articolo critico sulle attività dell’azienda elettrica. Cose che succedono spesso, anche se spesso passano in silenzio, o vengono ricomposte in privato.

Ho postato ieri su Twitter/Friendfeed, e ne è uscito un dibattito sui rapporti tra stampa, libertà e pubblicità. Quello che invece volevo sottolineare davvero è come la mossa di Enel stia lì a significare senza possibilità di smentite che il potere effettivo della pubblicità sul lettore è davvero ai minimi termini. Se così non fosse, Enel non avrebbe eliminato la pubblicità sul Fatto, l’avrebbe aumentata o cambiata per rispondere alle critiche. Invece così è palesemente chiaro (se ce ne fosse stato bisogno) che la pubblicità viene offerta solo per sperare di accattivarsi il giornale, in modo da ottenere reputazione pura, un tipo di operazione di riciclaggio comunicazionale. Peccato che sia una strategia davvero a breve: l’azienda “compra” la stampa per avere reputazione, la stampa “svende” la fiducia dei lettori nella sua imparzialità al prezzo della pubblicità. Un po’ come un serpente che si mangia la sua coda. Al Fatto hanno scelto di non farlo.

EDIT (25/10/2010): l’ufficio Relazioni Esterne di Enel dichiara che il proprio Ufficio Stampa non ha il potere di cancellare campagne pubblicitarie, e che la campagna verrà confermata. La comunicazione non verbale sta a significare, a mio avviso, che

1) la mail (“solo” intimidatoria, a questo punto) dell’Ufficio Stampa Enel esiste davvero (se ci fossero stati dubbi)
2) la contro-campagna di passaparola scatenata dal post del Fatto e ripresa su altri blog, su Facebook e su Twitter (800 risultati su Google negli ultimi tre giorni) ha davvero spostato qualcosa e costretto Enel a intervenire (se ci fossero stati dubbi). Anche se siete di quelli che pensano che il Fatto abbia innescato questa campagna apposta per fare rumoroso buzz, bisogna ammettere che ci sono riusciti.

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