Premessa, pare che del.icio.us stia per chiudere i battenti, come quasi ogni startup innovativa comprata da Yahoo, poi misteriosamente incagliatasi nelle anse dei prodotti che potevano diventare mainstream e invece son diventati vintageek (cit. parz. Sara Maternini), cioè uno di questi strumenti non brand new cool che però i veri geek usano per riconoscersi tra di loro, come una specie di parola d’ordine.
Io di mio utilizzavo del.icio.us come repository finale dei link postati su Twitter, per andarli facilmente a ricercare e ritrovare, e come ricerca dei link altrui più focalizzata e più “pesata” (dal numero delle persone che avevano salvato un determinato link) di una semplice ricerca su Google.
Ok, ma che c’entra con il titolo del post?
Una delle alternative, oltre a diigo (che peraltro non mi è mai piaciuto fino in fondo) è pinboard.in che però non è gratis, costa per l’iscrizione (non all’anno, per sempre) circa 6 dollari, no, aspetta, 7, no aspetta, 7.81 8,44 proprio adesso.
Cosa sta succedendo? Pinboard.in ha la inusuale politica di adeguare la fee di ingresso all’aumentare degli utenti seguendo la formula nel titolo, e contrariamente a quello che succede spesso nell’economia degli atomi, dove più siamo, meno siamo disposti a pagare. Perché?
Oltre al fatto di scatenare l’urgenza della sottoscrizione “perché poi magari aumenta davvero”, è perché nel mondo a rete, l’utilità e la rispettiva disponibilità a pagare aumenta a seconda di quanti partecipiamo a qualsiasi cosa — al quadrato dei partecipanti, si dice a volte.
Questo mi ha fatto ripensare a quando, parlando in azienda o ai convegni, ripeto “dovete dare, prima di ricevere” e vedo gli occhi roteare “oh, è arrivato il messia”. In realtà, non c’è niente di religioso o karmico in questo: è semplicemente come funziona questo mondo.
Se dovete lanciare qualcosa, che sia un marketplace o una community o una pagina di facebook, sarete voi a dover pagare gli utenti (ehi, fermi! Pagare in senso lato, regalare utilità, considerazione, vero potere o sconti reali), perché la fee di ingresso figurativa — che rappresenta la loro utilità percepita — all’inizio sarà calcolata all’incirca con quella formula, e non ricompensa di certo il costo figurativo del tempo che stanno perdendo usando la vostra cosa.
E non sto parlando di acquisire gli utenti con pubblicità o adwords come vedo in certi business plan, quello è solo un primo aiuto: il secondo è “come pagarli” per aiutarvi a raggiungere la massa critica, almeno finché il costo del loro tempo non raggiunge la parità con la fee figurativa percepita.
Non importa che il vostro piano magari non comporti una vera fee perché il ritorno è in awareness, engagement o e-commerce di ritorno, dovete comunque pensare: pagherebbero n dollari i miei utenti per partecipare alla mia community se fossero in n mila? E come li pago io nel frattempo?
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