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Se il bunga bunga fosse stato 2.0

Di tutto questo reality instant e-book in PDF edito dai magistrati di Milano, destinato a diventare il più grande oggetto virale mai rilasciato in Italia e quindi a superare anche il caso Napoletone, in cui si mescolano orrori sessuologici direttamente presi da una precisa corrente dei B-movie all’italiana, bizzarre comparse da film alla Alvaro Vitali prima che la critica lo rivalutasse, un melting pot etnico tra la Romagna della Nicole, la Tunisia dell’altra, e il Sudamerica di quell’altra ancora, in cui scivolano via intriganti dialoghi surreali, errori congiuntivistici e abbreviazioni Mocciose — amò — e in cui si staglia sullo sfondo la mitica figura del contabile degno degli Intoccabili di Brian De Palma, dicevo, di tutto questo, a me è rimasta invece impressa la tremenda incapacità organizzativa e l’inefficienza che questa banda di scervellati fa trasparire in ogni pagina.

Voglio dire: con un Google Calendar o con Doodle, avrebbero ridotto del 90% gli SMS, il tempo perso (“ci sei stasera, ma chi c’è? ma c’è? dov’è?”) e le relative possibilità di intercettazione, oltre a poter licenziare la Nicole in quanto collo di bottiglia. La ricorrente domanda incrociata tutti-a-tutti via SMS “dove sei?” invece poteva essere agevolmente evitata con un check-in di Foursquare. Mentre per il rating delle ragazze, ehi, bastava mettere in rete un semplice Google Docs, Lui metteva i voti, tutti gli altri controllavano la classifica, che bisogno c’era di un intermediario inutile e che ti spilla soldi a tradimento come Fede?

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