Ci voleva #Sanremo per vedere gli italiani su Twitter

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Non so se qualcuno in Rai davvero valuterà il sentiment (o semplicemente, leggerà l’opinione delle persone) di questo Sanremo (che non ho “visto”, se non per un pezzetto di Benigni e di Avril Lavigne, ma solo “letto”). Ma secondo me dovrebbero: questo è stato il primo evento TV in cui il canale di ritorno è diventato di massa, in cui i numeri dell’auditel devono per forza essere confrontati con le valutazioni qualitative degli utenti stessi, semplicemente perché le loro dimensioni non possono più essere ignorate. Il canale alternativo di visione di un’evento, che tipicamente in Italia era interpretato dalla Gialappa’s, ora trova origine nell’audience stessa.

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Contrariamente a ogni previsione — anche mia, Twitter sta uscendo velocemente dalle nicchie di chi usa lo strumento per lavoro, per arrivare a chi lo usa per comunicare in generale. Ci voleva un “social object” abbastanza “minimo comune denominatore” nazionalpopolare come il festival per far emergere una conversazione collettiva distribuita (da non confondere con la chiacchiera collettiva concentrata di Friendfeed, che avviene in pochi thread molto dibattuti, tra un numero limitato di persone, sia pure molto attive).

Basta leggere il tono e gli argomenti, per capire che stiamo parlando di gente normale, senza migliaia di follower ma con i loro “normali” 50-150 contatti, che non vuole rinchiudere il pensiero nelle stanze chiuse di Facebook, ma lasciarlo andare pubblicamente (anche se non so quanto davvero consapevolmente).

Dal punto di vista dei numeri, il sito Tweetreach in questo istante ci dice che solo gli ultimi 50 tweet hanno raggiunto circa 10.000 impression (teoriche), mentre Topsy racconta di circa 22.500 tweet con argomento #sanremo nell’ultima settimana. Totale, 4.500.000 impression. Ora, a me sembra una cifra di tutto rispetto, anche con la tara per cui di certo non tutti i tweet sono stati visti da tutti i rispettivi follower (ma del resto, nemmeno i dieci milioni a sera dell’auditel sono minimamente reali, lo sappiamo, vero?).

Dal punto di vista qualitativo, ci sono alcuni fenomeni interessanti: quello delle celebrities italiche, come Severgnini, che cerca di essere il più witty possibile, che si porta dietro gli immancabili retweet dei follower.

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E ci sono anche gli emulatori: la gara al battutismo italico sembra essere uno dei motori di Twitter.

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Mentre un’ampia serie di tweet con una sintassi “giovane” dimostrava che il flusso non proveniva solo dai soliti geek.

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E qualche suggerimento va anche agli sponsor e alle loro modalità

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Non so se il fatto che la consacrazione italica di Twitter sia arrivata da Sanremo sia una cosa di cui andare orgogliosi: almeno speriamo che gli italiani sappiano usarlo anche per scopi più alti e nobili, come stanno facendo i libici nell’oblio interessato dell’Europa.

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management dei canali digitali.
Il mio lavoro è supportare il management come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, digitalizzazione del marketing e del retail. Ho lavorato per Coop, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Telenor, CRIF e altre aziende ed enti.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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2 Commenti

  1. Pubblicato il 21 febbraio 2011 alle 4:40 PM | Permalink

    Gran bel post, un altro esempio di come twitter sia tutt’altro che una bolla destinata a scoppiare, come autorevoli osservatori credono… per una singolare coincidenza ne parlavo proprio in un mio post pubblicato stamattina http://blog.estrogeni.net/social-media/bolle-resistenti/

  2. Lisidep
    Pubblicato il 27 febbraio 2011 alle 10:30 PM | Permalink

    Sto guardando #presadiretta e vedo un sacco di live tweet. Così mi è viene in mente questo post. Mi sembra che, san remo a parte, sia la televisione tutta a far emergere la presenza degli italiani su twitter: un po’ perchè unisce milioni di persone (?!) un po’ perché ci piace un sacco commentarla.

    Quindi è ufficiale: twitter può sostituire l’auditel :)

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