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Con gli amici alla #smwrme a parlare di social media, aziende e agenzie

Social_media,_aziende,_marketing
La settimana scorsa sono stato — su graditissimo invito dei tipi inarrestabili di BTO Educational — alla Social Media Week di Roma a moderare un nuovo format, il couch-panel (cioè una specie di tavola rotonda, solo che al posto del tavolo c’era un divano, 2.0, offerto da Berto Salotti) a cui hanno partecipato Antonio Pavolini, Claudio Vaccaro, Mirko Lalli e Vincenzo Cosenza.

Sono partito, per organizzare la discussione, su quello che considero il primo comandamento dei panel — quando possibile, nessuna presentazione con slide. Invece, ho mandato ai partecipanti una mappa mentale (quella sopra) per anticipare loro temi e connessioni del racconto che mi sarebbe piaciuto condurre, anche se poi l’improvvisazione fa molto (e ammetto di non aver ancora acquisito il piglio del bravo presentatore, a parte l’iPad-cartelletta in mano, un nuovo must-have).

I temi trattati — e alcune perplessità sull’evento in generale — sono stati ben riassunti in due post, di Claudio e sul Tiragraffi (edit: e quello di Vincenzo): leggeteli, ne vale la pena. Siccome eravamo in contemporanea con un altro evento, il dibattito-no! è stato registrato in modo user-generated-grassroot. Sanny ce l’ha fantasticamente sbobinato e uploadato su Vimeo (grazie!).

Social Media Week in Rome – Social Media, Marketing, Aziende – Gianluca Diegoli & Others from Sanaz Farahmand on Vimeo.

Di mio, aggiungo solo un pensiero che mi è rimasto in testa: d’ora in poi, tutto diventerà servizio e molto meno prodotto; ergo, dovremo rispolverare la norma prima del marketing dei servizi; cioè, sono le persone, soprattutto quelle di front-end a fare il vostro brand, non quello che dite di voi con la pubblicità, e queste persone sono clienti e dipendenti assieme; ancora, queste persone di confine sono sempre più potenti grazie agli strumenti di diffusione dei maledetti social network che state cercando di tenere lontano da quella che considerate la vostra immacolata reputazione; alla fine, dobbiamo tornarci a leggere i manuali di marketing dei servizi, prima di immaginare chissà quali supercazzole 2.0, che vanno bene, intendiamoci, ma solo se crescono su delle fondamenta sane.

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