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#ebooklab e dieci consigli per eventi di successo, nel 2011

I am Here for the Learning Revolutionphoto © 2008 Wesley Fryer | more info (via: Wylio)

Mentre partecipavo a Ebook Lab Italia 2011 quale social media wizard — considerate nel titolo una certa dose di perculismo di matrice tomboliniana (disclaimer) – ho raccolto una serie di appunti sulle cose che dovrebbero essere sempre parte di un evento, e che a #ebooklab hanno davvero contribuito al successo (Antonio Tombolini ne ha scritto un post riassuntivo).

@ebooklabitalia #ebooklab = full professionalism and fantastic spirit. Happy to be a part of it. Books have a future:-) Thanks!
@namenick
Piotr Kowalczyk

Quali sono, quindi, questi dieci umili ingredienti?


Molti di questi applicano i consigli di due post che considero fondamentali sul product design dell’evento, cioè su cosa mettere dentro l’evento e cosa soprattutto non mettere: Lettera aperta all’organizzatore di Luca Sartoni e Uso del twitterwall e dintorni di Alessandra Farabegoli.

1) l’evento viene prima, il social media dopo. Cioè preoccupatevi al 90% del tempo di cosa mettere nell’evento: relatori che abbiano davvero cose da dire, che capiscano che non sono lì per farsi pubblicità diretta — soprattutto gli sponsor sono pericolosissimi, a volte per corporate guideline sono obbligati a presentare slide imbarazzanti che poi sono costretti (quando trattasi di persone intelligenti) a skippare con “ahem, questa non serve, la salto”; piuttosto, aboliamo le slide, si parla a braccio! Poi, per favore, non gente famosa, ma gente che sappia di cosa sta parlando — che sembra banale, come raccomandazione, ma spesso agli eventi non è una regola verificata, probabilmente perché gli organizzatori sono più preoccupati di far conoscere l’evento, che di creare valore attraverso l’evento. In più, i relatori sono parte dell’evento: NON devono scappare a gambe levate dopo aver fatto il compitino. I relatori devono partecipare alla conversazione, devono poter essere raggiungibili. E quelli intelligenti capiscono che è un arricchimento anche per loro.

2) Area ricarica elettrica: sembra banale, ma alla maggior parte degli eventi le persone dopo un paio di ore sono costrette a sospendere le trasmissioni e la conversazione online, in quanto semplicemente prive di batterie di iPhone e portatili vari. Ripeto: mettete un’area ricarica, e fatelo sapere in tutti i modi: cartelli, tweet, microfono. ROI delle ciabatte e del cartello: praticamente infinito.

3) WIFI: ah, sai che novità, direte. No, io intendo DAVVERO funzionante. Ah, sì, sì, ok, direte voi. No! Davvero! Dico D A V V E R O usabile, non che un tweet sì e uno no la connessione si perde nell’iperspazio, come nella maggior parte degli eventi. E poi, davvero, fregatevene della legge e comunicate una password uguale per tutti, via microfono e twitter, e via. La probabilità che qualcuno abbatta il sito della CIA dal vostro evento è molto limitata, diciamo pari alla probabilità che qualcuno riempia di tritolo il proprio MacBook e si faccia esplodere al primo speech. E di sicuro non avete messo il body check all’entrata, no?

4) Tavoli rotondi: banale eh? Invece è fondamentale. Le persone sono incoraggiate a socializzare, l’ambiente diventa immediatamente più easy: non è più relatore contro una platea composta da singoli partecipanti isolati, ma relatore che parla a gruppi di persone a loro agio, più rilassate e in compagnia. Inoltre, diventa molto più facile spostarsi. E poi, la regola sartoniana di mettere acqua, tanta acqua dappertutto in questo modo è molto più facile da applicare. E sapete, funziona davvero.

5) Meglio poche persone paganti e soddisfatte, che un sacco di gente venuta a gratis ma magari andata via piuttosto delusa — quando Antonio Tombolini mi ha raccontato che l’evento era a pagamento, e nemmeno cheap, ho incrociato le dita. Invece ha avuto ragione lui: la gente è disposta a pagare, se il valore c’è e non esiste invece minimamente il sospetto del tremendo scambio “vieni gratis ma poi ti sorbisci per forza la marchetta”. Nel 2011, questa roba è morta: basta, finiamola qui.

Non credete a questa equazione tra pochi soddisfatti e molti indifferenti? A #ebooklab erano presenti all’incirca 200 paganti al giorno. Alla fine dei tre giorni, questo il feedback “social” in rete

#ebooklab il social counter parla di 5.000 tweet, 200.000 utenti raggiunti, 2.400.000 impression. wow, grazie anche da me!
@gluca
gluca [m]m

Non male, vero? Meglio questo o i 2.000 partecipanti di un recente evento milanese che hanno disseminato la rete di recensioni quantomeno incerte?

6) Twitter: tutti possono seguire, diffondere e conversare, se l’evento vale il loro tempo. Twitter, con l’hashtag #ebooklab, si è dimostrato il vero collante della conversazione in diretta, più di Facebook o dello streaming (disclaimer: io non credo nello streaming, se non in versione artigianale e zero cost, come abbiamo fatto a Rimini; davvero, i numeri ex-post non valgono un investimento professionale per la diretta). Marco, per esempio, da remoto ha creato un ottimo post sui temi trattati.
Riconoscere e valorizzare tutti i migliori contributori alla conversazione, usando l’account ufficiale per riconoscere e diffondere i contributi dei partecipanti o delle discussioni di persone non fisicamente presenti, è un obbligo morale. La voce narrante non deve essere ingessata, ufficialosa. Deve parlare la lingua dei partecipanti, favorire gli incontri. Deve dare spazio anche alle voci critiche. Il twitter-wall è uno strumento per animare l’evento, ma non è l’evento, non può avere lo stesso spazio del relatore. Non va posto a fianco ai relatori, ma deve essere messo nel loro campo visivo, in modo che possano avere un feedback, se lo vogliono.

7) Inoltre, nel 2011, questo tipo di feedback spontaneo sostituisce nettamente i vecchi moduli di feedback che i partecipanti lasciavano all’uscita. Abbiamo la possibilità di ascoltare con umiltà la VERA voce delle persone, in diretta, e di cercare di aggiustare il tiro: a volte, nell’evento stesso, nella peggiore delle ipotesi, nell’evento successivo.

Grazie a te, livetwitting straordinario! @mgiacomello Saluto #ebooklab e ringrazio tutti per questi 3 giorni faaaantasticiii...
@luisacapelli
luisa capelli

8) creare un social media team affiatato, appassionato; dovendo scegliere, più passione e meno mestiere. Creare un coro, non ingaggiare dei solisti. Diffondere il racconto tra più persone, non relegarlo a “quelli del social”. In questo, la presenza di Aurora e Giulia per le GGD Bologna, è stato fondamentale (leggetevi il loro racconto, puntuale e competente).

9) creare dei tweet-up. cioè dei meeting, dentro l’evento stesso, per la parte più attiva della platea: a Rimini, su idea di Luca Conti e grazie ai miei post-it improvvisati, abbiamo organizzato al volo una piccola reunion, dove finalmente abbiamo dato un volto ad alcuni twitteri molto attivi e preparati, e ci siamo riconosciuti in mezzo ai partecipanti. In generale, non attenersi troppo al programma ma lasciarsi trascinare dal mood dei partecipanti e improvvisare, funziona molto bene.

10) Infine, regalate a chi vi ha regalato. No, non le solite brochure bolse: invece, il libro dei tweet è perfetto! A Rimini, qualcuno ha proposto di “fissare” tutti i tweet dell’evento in un unico documento (epub, PDF, html) e Michele l’ha realizzato. Una piccola idea, una realizzazione veloce e intelligente, un piccolo dono a tutti, ai presenti in loco e in rete. Un bel finale, davvero.

@ebooklabitalia splendida l'idea di raccogliere tutti i tweet di #ebooklab in un'unica soluzione http://bit.ly/if9bP8. Complimenti ancora.
@140types
Stefano Legnani

PS: nella prima versione del post avevo scritto nel titolo #ebookcamp: un lapsus freudiano, direi.

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