Know Camp, ieri, io, la regione digitale, piccole speranze @ #kc2011

Foto di @pestoverde

Premessa

E’ un periodo che mi capita più di parlare che di scrivere, e mi dispiace molto — anche perché sono sicuramente migliore nella seconda attività che nella prima. E allora tento di rimediare usando quello che gli altri scrivono quando io parlo, in un tentativo becero di scroccare il tempo altrui. Ma almeno, mi dà la possibilità di specificare meglio il pensiero di quanto un tweet possa fare.

L’evento tra gli eventi

Non ho potuto partecipare alle due giornate precedenti, in cui a Modena si era tenuto il mix fenomenale di WordCamp (Word sta per WordPress, e ho detto tutto) embeddato nel KnowCamp. Per una regione, l’Emilia, in cui abito (poco, ma tant’è), non certo isolata, ma nemmeno al centro del mondo digitale, questa primavera è tutta un fiorire di iniziative interessanti, portate avanti dalle consolidate GGD BO e le nuove arrivate MO, i vari club IN MO e BO, e il Romagna Business Club, FiorDiRisorse, il prossimo ParmaCamp, Adotta Una Parola di Turismo Emilia Romagna con Wikipedia, lo Startup Camp sempre a Modena, EbookLab a Rimini, l’osservatorio Foursquare, una presidente di provincia, Marcella Zappaterra (Ferrara) che twitta bene e volentieri, il BeWizard recente a San Marino (che noi qui annettiamo ogni qual volta ci faccia comodo), l’impegno incubatore di WeTechOff e Spinner2013 per l’innovazione (di cui sono risorsa on demand, quindi ondemandatemi, se volete), un certo aumento strisciante dell’attività nei gruppi locali di Linkedin, e sicuramente altre cose che ora dimentico (edit: ecco, il Tagbolab, Pane e Internet, per esempio). Già questa lista è una buona notizia.

Cosa ho detto al KnowCamp

Sono partito un po’ troppo tranchant, devo dirlo.

[blackbirdpie url="http://twitter.com/semerssuaq/status/49423605255241728"]

Mi riferivo in realtà a questo articolo di Webmasterpoint.org per dire che in realtà la questione tecnologica è solo una parte, forse minima, del problema. Il problema siamo un po’ tutti, aziende, PA, blogger, ecc. ecc. nessuno escluso. Siamo un paese che parla ma soprattutto legge solo la nostra lingua, rischiamo di essere una provincia minoranza etnica nel grande impero di internet. E soprattutto, molta parte delle aziende hanno appreso le tecniche, ma non la cultura della rete, secondo me.

[blackbirdpie url="http://twitter.com/GGDModena/statuses/49424133309730816"]

Intendevo dire che si fanno domande su come arrivare primi nei motori, non su come essere la fonte più utile sull’argomento. Come avere commenti su Facebook, non come essere rilevanti per la loro audience, non come essere oggetto di discussione, ma trovare un’agenzia che metta finti commenti sui forum, ecc. con tecniche (tecniche, appunto) che ben conosciamo.

Mentre la rete è innovazione vera, è sperimentazione; ho citato questo articolo di Harvard Business Review.

[blackbirdpie url="http://twitter.com/webcopywriter/status/49425231785373696"]

Cioè, magari in azienda ci sono marketing manager cresciuti a cataloghi e fiere e basta. E in più, quando questi sono aperti al nuovo, spesso non hanno vero potere decisionale o devono presentare rendiconti troppo a breve termine. Eppure, un mercato come quello emiliano, che essendo prevalentemente B2B ha visto storicamente le aziende non parlare mai con i clienti finali, ha grandi opportunità, non solo nella comunicazione ma anche nell’innovazione di prodotto.

[blackbirdpie url="http://twitter.com/ggdbologna/status/49426568266776576"]

Poi, io sono scettico sugli aiuti di Stato o da parte delle Telco (che sono anzi una controparte), arriveranno sempre troppo tardi. E le telco, essendo al centro, non possono fisicamente fare innovazione, che arriva dai bordi. Ricordate World Of Ends vero?

[blackbirdpie url="http://twitter.com/stefanoepifani/status/49430281588973568"]

Dobbiamo far partire dal lato le cose, non (solo) dal basso verso l’alto come sta provando a fare Agenda Digitale — tantomeno dall’alto verso il basso — che tanto in alto sono interessati ad altro. Se non c’è il wifi, condividiamo quello dei negozi sulle strade, se non ci sono i PC a scuola, diamo i PC ai bambini noi, ecc. Anche per le aziende vale lo stesso.

[blackbirdpie url="http://twitter.com/annapiacentini/status/49430737295912960"]

Alla fine, abbiamo avuto alla tavola rotonda il momento buone notizie — dovremmo farlo sempre, per non risultare pessimisti. Invece di citare grandissime aziende, ho fatto un parallelismo veloce tra due aziende che fanno lo stesso lavoro, vendono salotti, e sono piccole entrambe, ma il cui rapporto con il web è molto diverso.

Una, la Berto Salotti, ha deciso di essere sinceramente e a orecchie ben aperte sui social media — ma nel web in generale — per ascoltare, imparare e migliorare (anche e soprattutto applicando poi offline, come ha giustamente sottolineato Stefano Epifani) e trovarsi organicamente, naturalmente un proprio pubblico di consumatori interessati al racconto, oltre che al prodotto e ai prezzi.

L’altra (la chiameremo Pondi Salotti, come su Topolino) ha deciso di spendere in pubblicità tradizionale, TV locali, cartellonistica, e sicuramente una cifra rilevante. Ma poi però si è trovata a dover utilizzare, per animare pagine Facebook desolate, degli account molto probabilmente fake, dai nomi rotondeggianti come Anna Fonte, Eva Mancini, Ninfa Angelo, tutti amiche tra di loro e tutte con la foto profilo ambientata in spiaggia, pilotati probabilmente dalla stessa agenzia che cura anche una casa automobilistica e la colla per i muri famosa per il bambino che dice “la casa crepa”.

La prova? Le uniche attività social di Anna, Ninfa e di Eva sembrano essere il commentare quei tre marchi, oltre che chiedere amicizie a capocchia in giro. La gente è strana, ma spero per Eva e le altre — davvero — che non siano persone vere.

 

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facebook | media | pubblicità | startup | telco | twitter

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16 Commenti

  1. Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 1:11 PM | Permalink

    Vecchi 35-enni? Ma porcaccia … :)

    Comunque, sono felice che si facciano attività interessanti come queste a Modena o comunque in Emilia: pur essendo un ‘immigrato’ qui, credo ci sia del potenziale!

    PierG
    http://pierg.wordpress.com

  2. Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 1:40 PM | Permalink

    Non sei malaccio neanche a parlare dai. ;)

    • gluca
      Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 2:23 PM | Permalink

      troppo buono :)

  3. Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 5:34 PM | Permalink

    Una volta o l’altra verrò a sentire se è vero che parli meno bene di quanto scrivi. Certo ultimamente scrivi molto poco, e soprattutto lasci snobisticamente cadere gli inviti ai contropost ;-)

    • gluca
      Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 10:10 PM | Permalink

      mariangela, è vero, non vado oltre al post per settimana. pero’ cerco di compensare con twitter :) A quale contropost ti riferisci? non mi ricordo, scusa :)

    • Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 10:47 PM | Permalink

      Nessun bisogno di scuse, era un battuta certo non un rimprovero ;) Figurati, io non so andare oltre un post al mese o giù di lì
      L’invito al contropost era nell’ultimo carrello (http://socialcategorymanagement.com/2011/03/09/qualcuno-ci-prova/)

  4. Federica
    Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 6:32 PM | Permalink

    Bravo Gianluca,
    efficace e diretto, mi piace molto il fil rouge che ho trovato leggendoti
    “fare le domande giuste”
    sinceramente
    organicamente
    naturalmente
    il resto arriva:))

  5. francesco
    Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 8:44 PM | Permalink

    Citare un articolo di Zeusnews per affermare che “le Telco (sono anzi una controparte)” è come citare Libero per affermare che il PD è il peggior partito mai esistito nella storia.
    Non ha senso.

    Per il resto complimenti, molto interessante.

    • gluca
      Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 10:29 PM | Permalink

      non credo che la metafora regga, zeus news è una testata critica, ma non è che punto informatico (per esempio) abbia scritto cose diverse http://punto-informatico.it/3107931/PI/Commenti/internet-senza-limiti.aspx
      In generale, certe cose le possono scrivere solo chi non vive della telco pubblicità, che tiene in vita buona parte della stampa nazionale di carta.

    • Francesco
      Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 11:12 PM | Permalink

      Punto Informatico raccoglie vari punti di vista e almeno si premura di approfondire le tematiche e non semplicemente di sparare un titolo ad effetto.
      http://punto-informatico.it/3099812/PI/News/telecom-italia-nessun-limite-voip.aspx

      Come scritto in altre occasioni io ho l’impressione che alcuni commentatori/blogger (ovviamente non mi riferisco all’autore di questo blog) siano diventati come alcuni politici. L’importante è spararla grossa e prendere posizione, poi qualcun altro affronterà in dettaglio la cosa e magari la sviscererà, nel frattempo si ottiene ascolto (reputation?) sull’onda emotiva..

      credo sia una deriva pericolosa, si pensava che internet fosse un luogo di approfondimento e scambio ma rischia di diventare un riflesso dei soliti vizi italiani, spero di sbagliarmi.

  6. Pubblicato il 22 marzo 2011 alle 9:51 AM | Permalink

    “Eppure, un mercato come quello emiliano, che essendo prevalentemente B2B ha visto storicamente le aziende non parlare mai con i clienti finali, ha grandi opportunità, non solo nella comunicazione ma anche nell’innovazione di prodotto”. Sottoscrivo questa frase, dato che sono in trincea tutti i giorni per far capire alle aziende B2B le opportunità che hanno davanti agli occhi. Peccato essermi perso il KnowCamp (e il WordCamp), le cause di forza maggiore che mi costringono a bidonare eventi interessanti stanno diventando un po’ troppe ultimamente. Bel post, gluca!

  7. F.
    Pubblicato il 23 marzo 2011 alle 9:24 AM | Permalink

    il link alla pagina dell’azienda è rotto: manca /135699013109226 in fondo

    • gluca
      Pubblicato il 23 marzo 2011 alle 9:29 AM | Permalink

      ops aggiusto subito, sennò si arrabbiano :)

  8. Pubblicato il 26 marzo 2011 alle 6:29 PM | Permalink

    come qualcuno ha gia’ sottolineato nei commenti, internet in italia e’ un po’ specchio del paese, e soffre della stessa cialtroneria della politica e della cultura italiana.

    Se le aziende sono piu’ interessate a come aumentare il numero di followers (con vili trucchetti) che a sviluppare conversazioni reali con i clienti e’ proprio perche’ credono ancora nel paradigma anteriore del one-to-many che perfettamente le descrive a livello di comunicazione ed e’ la sua maniera abituale di (non)dialogare col pubblico. Quando le aziende italiane (e il paese) matureranno, capiranno che internet non e’ fatto solo di @internauti@ (parola orrenda btw) e che saranno costrette ad affrontare una nuova realta’ della comunicazione, basata sul valori totalmente diversi da quelli sui quali hanno prosperato (assieme all’establishment tutto, politica/cultura/sistema paese). Insomma, manca maturita’ nelle aziende, molta meno tra i consumatori, perche’ le cose cambino.

    • Francesco
      Pubblicato il 28 marzo 2011 alle 8:01 PM | Permalink

      Fabio poiché riprendi in parte il mio commento ci tengo a precisare che quando parlavo di “internet come specchio dei difetti dell’italianità” mi riferivo a certi commentatori/blogger impegnati più a fare rumore che a sviscerare ed approfondire concetti, quindi soggetti che ovviamente perdono automaticamente di credibilità quando scientemente decidono -come certi giornalisti- di non approfondire la realtà ma di rappresentarne solo una parte o di deformarla (l’esempio riportato è lampante in questo senso).

      Quello che sottolinei tu afferisce alla capacità o meno di alcune aziende di fare il proprio business, quindi al più ad aziende che si auto-danneggiano nel non compiere i passi avanti che descrivi nel tuo ragionamento. Non capendo a quale azienda in particolare ti riferisci non commento ulteriormente. Di certo un’azienda si valuta non solo per come dialoga con i propri clienti (importante direi) ma soprattutto per come sviluppa il proprio business e per i risultati che raggiunge.

  9. gluca
    Pubblicato il 21 marzo 2011 alle 2:15 PM | Permalink

    ops, hai ragione, correggo subito…

Un Trackback

  • Di Mamma, da grande voglio fare il Gianluca Diegoli il 24 marzo 2011 alle 8:02 AM

    [...] Checchè lui ne dica, è un oratore fantastico: sa spiegare come il web sta cambiando le persone ed il modo di fare business in modo semplice e comprensibile, come pochi sanno fare. Scrive un blog dove dentro c’è molto più marketing che in qualsiasi tomo di marketing che abbia mai letto. Ma soprattutto fa un mestiere molto ricercato sul mercato: colui che connette le aziende con le strategie digitali, che sa dare visione ed integrare il mondo esterno digitale con il mondo interno analogico delle aziende. E sottolineo, vivendo dentro le aziende posso testimoniare che di professionisti così ce n’è davvero tanto bisogno: ormai tutti sanno cos’è il web marketing (ovvero il suo lato superficiale e tecnico) e molto pochi come si fa davvero con efficienza (ovvero come le dinamiche di rete cambiano il marketing nel profondo). [...]