La classifica italiana dei 100 twitter di marketing e dintorni, basata su Klout (e una nota a margine)

La classifica italiana dei 100 twitter di marketing e dintorni, basata su Klout (e una nota a margine)
 Foto di @straordinaria

(È ovvio che questo è un metapost, che vuole dimostrare quanto vorrebbe dimostrare)

Ieri stavo leggendo i due articoli in cui il Corriere e Wired proponevano utenti da seguire su Twitter, qualche giorno fa qualcuno aveva fatto un’infografica sui migliori blogger per cura del proprio “personal branding” (io detesto questa definizione, un giorno avrò la voglia di farne un post). Tutte tre le iniziative hanno creato attorno a sè un buon grado di partecipazione, sicuramente superiori ai normali articoli del Corriere di Vita Digitale che di Wired (link a fine post).

Mi sono chiesto: “perché le classifiche (e le loro cugine light, le liste) funzionano sempre?” Funzionano perché, come ormai perfino ogni facebook/community manager sfigato di provincia sa, la competizione è uno dei fattori fondamentali per creare partecipazione e interesse tra gli utenti (e nel caso di Facebook, dare visibilità stessa alla pagina o al profilo). E’ nel DNA umano, è ciò che riempie gli stadi nella versione per interposta persona, è qualcosa che discende direttamente dalla clava. Ma non solo.

Nel nostro caso, la classifica ha un vantaggio tangibile per chi viene inserito, anche se a rigor di logica nel mondo dei media sociali ciò non ha nessun senso: abbiamo lodato e stralodato che il valore arriva dalla coda lunga e non dalla testa, e insegnato in mille seminari che nessuno ha davvero bisogno di usare una classifica o una lista fatta da altri, in quanto è possibile creare infinite e proprie combinazioni e palinsesti, basati sui propri gusti personali e sulle proprie valutazioni. In sintesi: chi usa uno strumento social, sa che non ha bisogno di liste e di classifiche di utenti, che può scegliere benissimo da solo, e che anzi il senso della partecipazione sta proprio in questo.

Ma le liste non sono fatte per chi sa, ma per chi non sa: non è un caso se tutti i più seguiti twitteri italiani (celebrità escluse) sono coloro che vengono suggeriti in automatico ai neo-iscritti. Le classifiche sono come le indicazioni stradali: servono solo a chi non è del posto, o è talmente indietro da non avere un proprio navigatore. 

Dicevo, ci si scanna per le classifiche, a partire da Blogbabel in poi — che stilava la lista dei blog più linkati — perché spesso i soldi, la gloria (più o meno effimera), la visibilità, le consulenze arrivano da chi non ne capisce quasi nulla (molti giornali(sti), molte aziende, molte agenzie di pubbliche relazioni), ed entro certi limiti è anche normale che sia così. Data la loro importanza per questi motivi, le classifiche vengono perfino hackerate facendo il reverse engineering del meccanismo di ranking: (Blogbabel venne hackerata dai post pieni di link di Catepol, poi bannata dalla classifica), recentemente qualcuno ha provato a rifarlo con Klout, con il tag #ktrain, un meccanismo indefesso e autoerotico di retwittaggio e di punti incrociati tra i partecipanti (che per la verità è fallito abbastanza miseramente).

Quando mancano le classifiche, gli old-media (non è un caso) si basano sul numero di follower, confondendo così la popolarità con l’influenza. Klout fa un passettino avanti, cerca di valutare anche quanto le persone iscritte reagiscono di fronte agli input, quanto diffondono a loro volta, e quanto grandi sono i network dei propri follower. Il peccato originale di Klout, però, alla fine è lo stesso di Blogbabel: l’influenza non è mai assoluta, ma micro-relativa. Ogni ricercatore che lo usa come strumento rischia di fare la fine degli alchimisti alle prese con la pietra filosofale.

Soprattutto, come nel celebre “scrivere per la macchina” di Formento di qualche anno fa, in cui ci si interrogava sullo scrivere basato sui gusti di Google invece che su quelli dei propri utenti, il rischio è quello di una twittersfera più impegnata a twittare per il Klout che per i propri follower, e in generale, che per rilasciare utilità nell’ecosistema. Il che ci porterebbe esattamente allo stesso meccanismo e allo stesso risultato per cui i pubblicitari, a forza di lavorare per vincere premi in Costa Azzurra e altrove, si sono scordati il motivo della loro esistenza sul mercato (e il mercato ha scordato loro).

Ma lo so che anche voi, come me, come tutti, siamo attratti dal sangue, dalla classifica. E allora ecco la lista, chiusa ieri alle 20.28, compilata con i dati di questo plugin per Chrome, in cui ho eliminato tutti quelli sotto i 50 punti. Se qualcuno lavora nel web/mktg/comunicazione (SEO esclusi, perché lo decido io :) e ha più di 50, mi mandi un messaggio e lo inserisco.
FAQ #1: verrà aggiornata nel tempo? R: Non credo :)
FAQ #2: no, nessun account aziendale o che contiene nomi di agenzie.
FAQ #3: “che ne pensi?” “no comment, soprattutto su …”
FAQ #4: “devo lavorare nel marketing e dintorni o twittare di marketing e dintorni?” “entrambi, in buona parte”

link: l’articolo del Corriere, quello di Wired, quello di Ambito5/Viadeo, Klout.

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La classifica italiana dei 100 twitter di marketing e dintorni, basata su Klout (e una nota a margine)
Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane.
Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.
La classifica italiana dei 100 twitter di marketing e dintorni, basata su Klout (e una nota a margine)La classifica italiana dei 100 twitter di marketing e dintorni, basata su Klout (e una nota a margine)

Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

62 pensieri su “La classifica italiana dei 100 twitter di marketing e dintorni, basata su Klout (e una nota a margine)”

  1. io ci lavoro nel digitalmarketing del vuvuvvù duepuntozzero e c’ho il klout lungo ben 53 punti… ma twittando di tutto e di più, mi sembra corretto non comparire (davvero) :-)

    btw, da quando ci sono i topic, per me klout è un altro modo per cercare gentaglia interessante su argomenti specifici… non andrei oltre ;-)

  2. Caro Gianluca concordo con quanto scrivi. Una postilla: il meccanismo delle liste è noto da tempo nel mondo del marketing e viene spesso chiamato “who’s who model” (dal nome del celebre antesignano di tutte le liste). Si metteva dentro la pubblicazione il nome di coloro che poi lo avrebbero acquistato per farlo vedere agli amici. Credo come te che l’influenza (influence) sia relativa e che sia sostanzialmente diversa dal punteggio (score), ma come avviene per le agenzie di rating bisogna vivere il proprio percorso (anche contraddittorio) senza che questo sia “mappato” sul sistema di punteggio prevalente. Un esempio: Totò ai suoi tempi era considerato quanto di più stupido e leggero si potesse immaginare. Oggi è un’icona della cultura italiana. D’altra parte “Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa.”

  3. Gianluca, al solito un passo avanti, due appunti:

    1) all’inizio con molta sorpresa pensavo fosse un incrocio tra twitter account e klout, cosa che ho capito non vera quando ho visto il mio utente (non attivissimissimo su twitter) cosi in alto, quindi colgo il “seguiteli su twitter” come un tuo voto di preferenza indotto a questo social nei confronti ad esempio di un linkedin, ma questa è divagazione

    2) sarebbe interessante ragionare sull’hacking di klout, personalmente ho notato una forte componente di influenza legata al fatto di legare account nuovi anche se poco attivi, quasi a dire che un iperpresente su foursquare e n altre piattaforme conta di più di una presenza profonda sui 3 social “difensivi” FB, TW, LN ma questo è tutto da vedere

    approfondirò, complimenti per il post

  4. quoto Angelo alias @butriga anche io a 51 (con picchi eccelsi di 54 ;) ..) twitto ‘in generale’ quindi il fatto di comparire o meno è opinabile. Anche se i pro e i contro di Klout restano. Oggi tutto è una clasifica. Sarebbe interessante prima o poi parlare di valore.

  5. Una metaclassifica, mi piace molto il discorso intorno alla voglia di competizione etc Aggiungerei anche che abbiamo insita in noi la voglia di misurare, nel senso di misurarci con gli altri (non a caso le prime unità di misura erano passi, bracci, pollici etc).
    Klout è un buon indicatore di influenza, ma penso che l’influenza verrà misurata con maggiore efficacia quando saremo in grado – in un mondo digitale senza barriere tra offline e online – di misurare azioni che compiamo nella vita reale, che valgono ben più di un like o un retweet.

    1. Taci Sara, che ho trovato il link a questo post dentro un gruppo del web bresciano, ho letto e mi son trovata a pari merito con C., voglio dire

  6. Ciao Gianluca, a questo proposito ti segnalo un “esperimento” realizzato dai @Socialeroi.
    Questo gruppo di pazzi (tra cui la sottoscritta) ha creato un account fake (@Ovosapiens) e lo ha portato in vetta alla classifica di FollowFriday. Nonostante @Ovosapiens avesse zero follower, zero following e zero tweet è arrivato alla terza posizione della classifica mondiale, grazie ad una serie di #ff.
    Questo per dimostrare l’inappropriatezza delle classifiche tanto in voga in questo periodo.
    Per chi vuole leggere la descrizione dell’esperimento http://www.socialeroi.it/2011/09/2-il-venerdi-nero-del-fufu/

  7. Mannaggia, non mi aspettavo di essere così in alto. Avessi mantenuto i livelli dei mesi passati sarei proprio sotto il mio boss. ahahaha
    Scherzi a parte, alla fine della fiera, queste cose sono un giochetto che lasciano il tempo che trovano, come ai tempi di blogbabel.
    Però che paccarìa avere il klout alto e non essere invitato da nessuno. Uffie. : )
    Ciao,
    Zeno

  8. Bel post.

    Ci credi se ti dico che le classifiche mi fanno sorridere? E che sono arrivato qui dal feed delle citazioni di BlogBabel, che conosce forse lo 0.000001% degli utenti. :)

  9. Ma che davero? Per curiosità ho controllato il mio Kluot Score… 54, cin-quan-ta-quat-tro, 1 punto più di Vincos :-). Voglio entrare anch’io nella lista (@nnconvenzionale) perchè – come dice la Maternini – il celodurismo non finisce mai!

  10. Perdonami, io sono a 60 (ma ieri avevo 53. Sembra che Klout abbia avuto dei problemi con gli account FB e alcuni punteggi siano aumentati), dovrei esserci? :) So che conta come il due di bastoni quando briscola è denari, ma è questione di principio :)

    1. e io 63 :D la classifica è indicativa, sopratutto per chi vuole informarsi sul marketing. Non è che il primo è piu bravo del 44esimo, per dirti. Poi Klout è solo indicativo, niente di piu :)

  11. LOL, se il tuo scopo, con questo post, era di provare che l’ansia da classifica è un fenomeno diffuso e dilagante, hai centrato l’obiettivo alla grande: basta leggere i commenti. :)

  12. Ciao, un piacere e un onore esser stati inseriti nella tua classifica! Credo che il mio Klout sia 59 e non 58, così mi risulta, ma poco cambia. Avevo riflettuto anche io sulla classifica di Wired, questa è interessante…

  13. Sono indecisa tra la vanità di farmi aggiungere in questa lista e tra il non farmi aggiungere e lamentarmi sui social network per non essere stata aggiunta xD
    Che dubbi esistenziali! No, seriamente…parlo pochissimo di marketing perchè ci passo anche troppo tempo per lavoro, perlopiù parlo di scemate…se ne parlo è perchè essendoci in mezzo ogni tanto capita xD

    1. Se non ti avessi letto non avrei saputo di essere quasi in vetta, mi sono iscritto tanto tempo fa a Klout e l’ho studiato, ma vedo che non è poi così accurato. Quasi quasi copio incollo le discussioni di blogbabel tanto non se ne accorge nessuno.

  14. insomma, non amo le classifiche ma dopo il tuo post sono ritornata su klout dove mi ero iscritta per curiosità, e ho scoperto di essere a 52
    (devo studiare il perché, non sono molto sul pezzo)

    p.s. Gianluca le classifiche sono sempre attuali, ricordi il #chicelhapiulungoday di 5 anni or sono? :)

  15. io sono arrivata a 53. il che è abbastanza assurdo perché ho visto personalità veramente più rilevanti, e onestamente anche più utili, della mia avere un punteggio uguale o poco superiore… Io credo di aver preso punti perché ho agganciato all’account klout quelli di linkedi, instagram, e non ricordo cos’altro! Comunque le classifiche sono divertenti.
    E io sono felice, perché qualcuno in classifica è mio followers (#sonostatagroupie)

  16. Io non ho capito bene una cosa di Klout. Sono iscritta da ottobre, inizialmente non ho segnato trend per me stessa e automaticamente sono diventata influente per “Bologna” (oggi: 62). Un giorno, per fare un esperimento, ho inserito “Social Media” per vedere cosa succedeva e sono rimasta a 62. La domanda che faccio a chi ne sa più di me è: ma quel valore vale solo per determinati argomenti oppure è generale? Ha senso aggiungere trend che ci interessano (oltre a quelli che naturalmente assume Klout) o è meglio lasciare solo quelli segnalati, perché lì abbiamo qualcosa da dire? Devo essere sincera: lo seguo poco questo sistema ma se è vero che sta diventando uno standard (bollino) che parla di capacità professionale, al di là del fatto che sia realmente efficace o meno, penso che abbia un senso conoscerlo e sapere come funziona.

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