I dettagli sono fondamentali

(Foto dell’ingresso della biblioteca comunale, pochi minuti fa, eletta a mio coworking temporaneo)

Giuro che sono rimasto almeno dieci secondi fermo davanti a questo cartello. Se fosse stato un checkout di un sito, avrei abbandonato. Sono entrato lo stesso (e ho seguito la freccia, non la scritta, che è interessante come esperimento comportamentale) ma questo cartello comunica a prima vista che questo posto è tutto pensato in funzione di chi lo gestisce, e poco nei riguardi di chi lo usa.

L’altro giorno Marco Brambilla mi ha segnalato Gumroad, che serve per vendere beni digitali nel modo più semplice possibile: un link. Ma la cosa interessante davvero era vedere che per la prima volta qualcuno ha pensato l’inimmaginabile: che anziché chiedere all’utente che carta di credito ha, si può capirlo semplicemente dal numero iniziale.

Regola n.1: è il sito a dover capire l’utente, non viceversa.

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4 Commenti

  1. twitter_Enrico
    Pubblicato il 14 febbraio 2012 alle 3:19 PM | Permalink

    Già altre realtà si sono accorte di queste “feautures”. Se non sbaglio mi capitato di comprare da Amazon e notarlo.
    comunque sia, anche io, la prima volta che l’ho notato sono stato particolarmente colpito. Ottimo anche il link di Gumroad.

  2. Davide EquAzioni
    Pubblicato il 14 febbraio 2012 alle 4:54 PM | Permalink

    ma non ho capito. perlomeno una volta andati a sinistra come indicato dalla freccia la biblioteca era più avanti sulla destra? ;-)

  3. Pubblicato il 15 febbraio 2012 alle 10:38 AM | Permalink

    Mi piace vedere da cosa sei partito per arrivare ad esprimere il concetto dell’usabilità di un web site.

  4. Pubblicato il 5 aprile 2012 alle 1:48 PM | Permalink

    E’ il sito a dover capire???

    Oggi ho scambiato una serie di messaggi con il mio EX-provider, spiegando la mia insoddisfazione.
    E ricevendo risposte più o meno su questo tono “TU sei STUPIDO, TU sei INUTILE, TU sbagli, TU non capisci”.

    Ci puoi credere?
    Vabbè significa più lavoro per te e tutti gli “educatori” online.

    Qui il racconto, http://postmodernview.com/2012/04/05/il-peggior-venditore-del-mondo-un-provider-it/