web analytics

Carri di carnevale, accattonaggio, Facebook

Embedly Powered

via Flickr

Non so se sia così in tutta l’Italia. L’Emilia è un posto strano, lo sapete, vero?

Qui il carnevale ha una filiera eccezionale: ci sono sfilate di serie A, di serie B e di serie C. C’è quello di Cento, a pagamento, con carri costruiti ad hoc, con ospiti trash presi dalla TV (dal peggio della TV, a essere sinceri), che gioca in serie A con Viareggio e gli altri, poi ci sono quelli delle località più grandi, che riciclano spesso i carri di Cento, magari dell’anno precedente modificandoli un pochino, poi ci sono quelli di serie C, di piccole località, che riciclano carri di tutti gli altri o se li scambiano tra di loro, e sono gratuiti.

L’ecosistema ha un punto debole, il maltempo. L’Emilia non è Rio, e quindi a febbraio spesso piove o nevica (come quest’anno, appunto). E noi cosa facciamo allora? Ce ne freghiamo della Pasqua, della Quaresima, di tutte le convenzioni: e spostiamo avanti nel tempo finché non esce una domenica di sole, a marzo, aprile, maggio fino ad arrivare ad alcuni carnevali di serie C che devono essere svolti in notturna o in costume da bagno.

La sfilata avviene in questo modo: io pago (oppure no, dipende appunto) e passo il pomeriggio a seguire questi carrozzoni rumorosi e trash con gente fuori forma che ci balla in malomodo sopra, al ritmo della canzone più “minimo comun denominatore” del momento (mi dicono, per il 2012, Ai se eu te pego o qualcosa del genere).

Ah, non l’ho ancora detto — ma si capisce — che io odio il carnevale ma soprattutto detesto la gente che va alle sfilate: il punto focale della sfilata è la caccia al gettito (dicesi gettito l’attività svolta dalla torretta del carro, consistente in gettare appunto verso la folla implorante qualsiasi oggetto di poco valore — bambolotti, palloni da 50 cent, caramelle, gonfiabili).

La gente impazzisce per il gettito. Si fa male davvero per prendere un gadget da due soldi. Strappa la gamba di una bambola alla bambina di fronte tanto per avere un pezzetto di una qualsiasi da portare a casa. Un’orda di estranei, in lotta per un nulla. (Ci fu un anno che per sottovalutazione del rischio dai carri lanciarono dei freesbee, e fu divertentissimo, mi dicono. La gente veniva colpita lateralmente e cascava come birilli. I vicini del colpito raccoglievano il freesbee prima di soccorrerlo — e anche il caduto a sua volta pensava a quale fortuna non era riuscito a cogliere, mentre veniva trasportato al pronto soccorso. Durò solo un anno però).

Perché detesto tutto questo? Me lo sono chiesto, a volte. Sono snob? Forse. Mi dà fastidio la gente normale, che guarda il calcio, sanremo, i film come Benvenuti al nord/sud e quelli di Verdone e Vanzina? Forse.

Io credo però che ci sia una ragione ulteriore. Credo di odiare in realtà ciò che trasforma la gente in quella gente.

Ma soprattutto, direte, cosa c’entra Facebook? Migliaia di aziende stanno trasformando le loro pagine Facebook (ma non solo) in carri di carnevale con il gettito. Esistono perfino dettagliatissime presentazioni (fatte molto bene come questa) per capire come svolgere giveaway (tradotto: gettito), contest, cotillons, e tutto il resto.

Stanno creando/attirando orde di accattoni digitali, senza nulla in comune tra loro se non la voglia irrazionale di guadagnare qualcosa a scrocco. E la loro semplice presenza, il loro like, sembra in questo momento una moneta sufficiente a ripagare le aziende — come per il carro di carnevale. Ne vale davvero la pena? Non è meglio forse a volte rassegnarsi a un engagement “normale”?

Già, perché non ve l’ho spiegato bene, il perché subdolo del gettito. I carri vengono “valutati” da una giuria e dalle persone stesse, esiste spesso un premio molto importante, almeno in serie A. E i carri con più gente attorno sono quelli che buttano di più, non i più interessanti. E i giurati si fanno infinocchiare sempre dal numero di persone attorno a un carro. E lo votano.

Molte aziende non stanno creando community, stanno solo creando carri di carnevale. La gente che si tirano dietro se ne frega del vicino, e in fondo anche di loro appena un momento dopo che i palloni sono finiti.

Questo articolo è stato pubblicato in marketing, strategia. Bookmark the link permanente. I commenti ed i trackbacks sono attualmente chiusi.
  • Sei iscritto alla blogletter? I post della settimana, sorprese e tutte le avventure dei negozianti. Recapitata ogni venerdì alle 9.