15 consigli per costruire un sito per un’emergenza

Dopo due mesi e qualche giorno, il nostro sito/blog terremotosanfelice.org continua (grazie soprattutto all’altra volontaria digitale e al supporto del vicesindaco) a essere aggiornato frequentemente e persiste nel raccontare le forme di solidarietà e anche i piccoli passi per la ricostruzione. È ora pure molto ben indicizzato su Google (servirà quando, tra non molto, tutti se ne saranno dimenticati, del terremoto) e frequentato (ha avuto circa 140.000 visitatori unici finora) contribuendo in modo sostanziale a raccogliere contributi spontanei per l’emergenza e la ricostruzione che ammontano a più di 350.000 euro. Insomma, per un sito pagato (di tasca mia :) 18 dollari, un buon risultato.

Ho pensato che (vi auguro di no, ma sai mai nella vita) se qualcuno che lavora nel digitale si trovasse per sua sfiga in una situazione di emergenza, gli potrebbe essere utile avere una lista basata sulla nostra esperienza (in cui ovviamente abbiamo sbagliato cose, o non fatto altre che magari si potevano fare) e dare così un contributo immediato.

  1. fonti: scegliete l’amministratore più illuminato e usatelo come unico link verso le informazioni ufficiali – altrimenti sarà il caos e la sovrapposizione. Cercate di avere il patrocinio dell’amministrazione o la prova provata che si tratta di un sito ufficiale, le persone in emergenza dubitano di tutto oppure credono a tutto, a volte entrambe le cose assieme.
  2. Non fate scrivere gli amministratori locali: molto spesso non sanno scrivere (o non sono abituati a farlo) per le persone, parleranno burocratese. Parlate chiaro, e breve. Niente comunicati stampa. Dite di sì, poi cestinateli o traduceteli. Di solito l’informazione utile entra in un tweet.
  3. non create un ennesimo sito: se c’è già, contribuite a quello che c’è. Peggio di nessun sito c’è solo una miriade di siti.
  4. buttate i siti istituzionali: quello del vostro ente/comune sarà normalmente inusabile, soprattutto dall’esterno della rete comunale per — in questi casi paradossali — motivi di sicurezza (la sede del CED sarà stata danneggiata dall’emergenza e quindi irraggiungibile fisicamente). Inoltre un CMS della PA è normalmente talmente complicato che nessun redattore volontario capirà come fare senza formazione. Ancora, l’informazione importante sarà immersa in una ratatouille di altre robe vecchie. Fate inserire un link bello grande in home page, e partite da zero.
  5. scegliete una piattaforma in cloud: prendetevi un wordpress.com o blogspot.com, ogni sito su server proprietari o a provider “fai da te” crollerà di fronte ai picchi di traffico dei primi tempi. Inoltre vi sarà più facile allargare la redazione a volontari: dovete farlo altrimenti non riuscirete a sopportarne il carico dell’aggiornamento. Individuate i vostri reporter tramite l’hashtag e con la ricerca per chi twitta con geotag nelle vicinanze (vedi poi).
  6. uso da mobile: con WordPress.com avrete già il sito ottimizzato per mobile e tablet. Non avete idea di quanti, in condizioni di emergenza, scoprono che il loro iPhone — pensa un po’ — si collega a internet!
  7. inserite una semplice iscrizione agli articoli via email: le persone, checché se ne dica, la usano, e tanto, specie in emergenza. Quella di WordPress è ottima.
  8. ci saranno tante foto in rete, alcuni di fotografi dilettanti ma molto bravi: aggregatele, linkatele, dando i giusti credits. Arruolate fotografi su Instagram e Twitter, importate tramite widget le loro foto chiedendo i permessi. Le foto servono più di tanto testo e non necessitano di validazione.
  9. usate Paypal per la raccolta fondi, ne vale la pena. Ma mettete anche l’IBAN. E rendete visibili i contributi di tutti, anche di quelle aziende che non vorranno comparire.
  10. non aprite una pagina Facebook, nonostante la tentazione, meglio un blog, visibile da tutti senza iscrizione, Google incluso. E nel lungo termine i contenuti che avete inserito rimaranno davvero vostri e molto più reperibili e accessibili. Inoltre non avrete il tempo di rispondere alle sollecitazioni e alle discussioni sulla pagina Facebook.
  11. non fatevi fermare dall’estetica: semplice, chiaro, lineare, bianco e nero, eccetera. Ci sarà qualcuno che perfino nell’emergenza vi parlerà del logo e dei colori. Dite di sì e poi ignoratelo. E sarà facile cambiare il template in seguito.
  12. non potrete dare supporto via email: è insostenibile, non promettetelo. Pubblicate il numero telefonico dell’emergenza e fatelo girare. Non tenete i commenti aperti, allo stesso modo. Non c’è modo di gestirli, in emergenza.
  13. twitter: create un account dedicato, sarà utile se il sito dovesse crollare ed è più semplice della posta per rispondere in diretta e pubblicamente. Se una richiesta è privata, non siete voi il canale giusto, non rispondete. Per “tenere i collegamenti” create un hashtag geografico locale e limitato (come #sanfelice) che metterete in evidenza sul sito: chiunque voglia parlare con voi o comunicare qualcosa userà quell’hashtag. Invitate a twittare con geotagging attivato: sarà una garanzia in più di veridicità della info e un modo per trovare chi è davvero sul posto. Fregatevene di disturbare altri twitteri con infinite discussioni e informazioni incrociate. Siete in emergenza, capiranno. Menzionate i giornalisti, trovate quelli più interessati alla cronaca dal fronte.
  14. chiedete sotto ogni post di condividere via Facebook e Twitter: nei primi giorni questi canali costituiranno il 90% delle visite e l’unica modalità di diffondere notizie, mantenendole comunque su di un sito verificabile, per evitare la circolazione di bufale.
  15. raccontate, raccontate: servirà per creare consapevolezza, abbattere la solitudine, ricreare speranza, mantenere uno storico della vicenda utile per il futuro, e pure per creare contenuti utili per i giornali.

Magari me ne vengono in mente altri, e li aggiungerò di seguito. Per il resto, buon agosto.

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