Finti follower e il gioco delle tre carte

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Ieri, mentre leggevo Piero Tagliapietra sulle — condivisibili — giustificazioni per mettere un po’ di numeri — costi quel che costi, in senso letterale pure — alle pagine Facebook o agli account Twitter, a costo di avere fan finti (o disinteressati che hanno cliccato così, tanto per) mi è venuta in mente la metafora definitiva.

In autogrill capita ancora, qualche volta, di incontrare “quelli del gioco delle tre carte” — a volte nella variante “bussolotti”. Avete presente la scena? Un giocatore, un banco, e attorno una platea che osserva (molto, troppo) interessata. A che serve la platea? Ad attirare le persone. Nessuno andrebbe a giocare alle tre carte se non ci fosse il capannello attorno. “Ma chi ci crede, dai” direte voi. Eppure. Se sono lì significa che qualcuno, ogni tanto, ci casca. Quel tanto che basta per giustificare il tempo, e il capannello. E i malcapitati ci vanno proprio perché ci sono quelle persone — anche se palesemente d’accordo con il truffatore. Non se ne accorgono, non ci arrivano.

In pratica, i finti follower servono, eccome se servono, se il vostro obiettivo non è ottenere qualcosa dai follower, ma far cascare gli altri nel vostro giochetto: il giornalista o il PR che pensa che siate influenti perché avete 100.000 follower, il vostro direttore generale che pensa che stiate facendo un ottimo lavoro, i poveri di spirito che seguono qualcuno non per quello che dice, ma per quanti follower ha già (non poi tanto diverso da chi segue qualcuno perché è già famoso).

Si tratta sempre di capire quanto stupida (per riassumere) è la vostra audience. E da cosa e chi deve arrivare il vostro Ritorno dell’Investimento.

link: Perché è corretto comprare finti follower e bot

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9 Commenti

  1. Pubblicato il 29 agosto 2012 alle 9:19 AM | Permalink

    “Si tratta sempre di capire quanto stupida (per riassumere) è la vostra audience.” Fantastico.

    e quelli delle tre carte sono dei geni a capirlo. una volta – una delle pochissime volte che mi è capitato di vederli in giro – ci siamo fermati a osservarli, attratti dalla loro maestria e dalle dinamiche di gruppo, e dopo un paio di nostri sorrisini sarcastici e commenti a bassa voce – hanno interrotto la partita e ci hanno praticamente cacciato dicendo che li stavamo disturbando “che loro stavano lavorando” !!!
    ;-))

    • Gianluca Diegoli
      Pubblicato il 29 agosto 2012 alle 6:08 PM | Permalink

      ahaha, anche voi! :)

  2. Pubblicato il 29 agosto 2012 alle 9:20 AM | Permalink

    in effetti…

    E considerando quanto sono in media stupidi i capi di coloro che si occupano di digitale…

  3. Pubblicato il 29 agosto 2012 alle 9:49 AM | Permalink

    Tutto sta nella stupidità dei capi… ma considerando che questi 60enni che ora comandano vivranno fino a 90 anni… riparliamone fra 30 anni ;)

  4. Pubblicato il 29 agosto 2012 alle 10:05 AM | Permalink

    Per anni ho lavorato e basta.
    Lavoro. Lavoro. Lavoro.
    Qualche giorno fa ad un colloquio con un cliente ho ricevuto una domanda secca: ma tu quanti follower hai? Penso che avesse appreso da poco cosa fossero i followers, forse da un mio competitor che evidentemente si vende meglio. La verità è che è più facile il giochetto sui social media che ridurre da 4 a 2 secondi la velocità di caricamento di una pagina. Così ci sono persone che investono l’80% del proprio tempo in immagine, anche e soprattutto attraverso i social. Per non parlare di ROI e altre fantasiose misure di “influenza”. Una parte dell’universo social è un’immensa bolla, buona a campare come lo sono i derivati. L’economia reale non c’entra nulla.

  5. Pubblicato il 29 agosto 2012 alle 10:07 AM | Permalink

    I commenti risultano tagliati a destra (Chrome).

    • Gianluca Diegoli
      Pubblicato il 29 agosto 2012 alle 6:10 PM | Permalink

      eh, lo so, ma non so aggiustarlo :)

  6. Pubblicato il 29 agosto 2012 alle 10:57 AM | Permalink

    E si, è una delle regole (o armi) della persuasione evidenziate negli studi e nei libri di Robert Cialdini, quella che lui chiama RIPROVA SOCIALE, e che noi all’università chiamavamo “effetto pecora”.
    Se lo fanno in tanti, lo faccio pure io.
    Se tante persone hanno fatto quella scelta allora abbasso il mio rischio nel fare la stessa scelta…

  7. Pubblicato il 30 agosto 2012 alle 12:23 AM | Permalink

    Sai qual è la cosa straordinaria? Non che io sia d’accordo con tutto quello che hai scritto, ma che incredibilmente da qualche giorno sto leggendo articoli che finalmente danno per scontato che la fuori sia pieno di finti follower.
    Io ricordo benissimo che sino a 3 mesi fa il tema verteva sulle mie “esagerazioni” :)
    Che bello che le cose cambino così velocemente e che la memoria della gente sia così breve :)