Qualche modo di non usare il mobile, il WIFI e il QR code al centro commerciale

Oggi sono stato all’ipermercato GrandEmilia (a Modena). Contrariamente a quello che penso sulla sua efficacia, sull’uso effettivo vs “mettiamolo perché è (era, diciamo la verità) cool” e sul fatto che spero che in breve tempo basti *fotografare* qualsiasi cosa per avere un cavolo di link, ho notato che il QR code compare ormai in varie posizioni e funzioni.

La Coop lo usa per far iniziare la “spesa via smartphone”. Peccato che io l’ho inquadrato, e mi ha restituito solo un testo incomprensibile, senza link. Boh? Ok, forse è riservato ai soci, o forse ancora ai soci con l’app apposita. Però perché non usare lo stesso QR code per darmi una spiegazione della cosa, se non sono socio/se non ho l’app e rimandarmi alle offerte del giorno? Mistero.

L’ipermercato ha deciso inoltre di dare il wifi gratuito, senza password o autenticazione. Fantastico, basta cliccare su “continua” e lui si connette. Naturalmente vieni rimandato all’home page dell’ipermercato: strettamente in versione non mobile, naturalmente illeggibile come una pagina di Pinterest su di un tredici pollici, vista a tre metri di distanza.

OVS ha il QR code in vetrina a fianco agli immancabili loghi di Twitter e Facebook che ammiccano a seguirli chissà dove. “Ok, dai” penso “tramite il QR code diventerò amico di OVS. Visto che acquisto in media una maglietta all’anno non posso non esserlo”.

Inquadro: arrivo su di una lista di video di collezioni che francamente, lì, in piedi, con un sacco di alternative più attraenti, non mi va di guardare. Speravo che mi dicesse qualcosa tipo “presenta questa pagina alla cassiera (o al cassiere) più carina a tua scelta, falle vedere che sei diventato nostro amico su Facebook e lei ti darà un bacio compreso nel prezzo della maglietta” E invece niente, quattro video su YouTube.

Mi ha ricordato quando ero sotto l’ombrellone, qualche mese fa, e Carpisa mise il QR code nella pubblicità sul Corriere. Ho pensato “vuoi vedere che c’è il backstage di questa splendida tipa che casualmente usa una borsetta di cui non mi frega nulla?”. Inquadro. “Ti stiamo trasferendo, ecc. ecc.” Splendido. “Ehi, ma. Che sta succedendo?” In pratica, il link ti trasferiva a una pagina del sito che correttamente parlava della borsetta (e magari c’era davvero il backstage, who knows) ma lo stesso sito, percependo che io mi connettevo da smartphone, mi rigirava alla versione mobile del sito. Ma alla home page, di un sito ottimizzato per mobile, in cui non c’era traccia né della borsetta, né della collezione, né della tipa di un immaginario backstage che la pubblicità faceva presagire.

La cultura del test su veri utenti è forse quella più negletta di tutto il digitale italiano.

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7 Commenti

  1. Pubblicato il 3 settembre 2012 alle 9:47 AM | Permalink

    …che bello veder buttar via i soldi eh? contenti loro…

  2. Pubblicato il 3 settembre 2012 alle 9:47 AM | Permalink

    …che bello veder buttar via i soldi eh? contenti loro…

  3. Pubblicato il 3 settembre 2012 alle 12:13 PM | Permalink

    Ottime osservazioni.

    Per esperienza personale confermo che la user research e’ sempre la piu’ difficile da fare digerire al cliente ed in genere la prima cosa che viene eliminata dalla proposta commerciale per fare scendere il prezzo.

    Credo che il tema fondamentale sia riuscire a fare comprendere al cliente il valore della ricerca e che sono i soldi meglio investiti in tutto il progetto.

  4. Pubblicato il 3 settembre 2012 alle 11:17 PM | Permalink

    Mi spiace che le tue aspettative , con la decofica dei QR Code siano state deludenti e che si siano sollevato delle perplessità sull’utilizzo dei Codici QR. Dal tuo articolo posso tuttavia dedurre che apprezzi il sistema dei QR Code come mezzo per la divulgazione di maggior informazioni ma ne contesti i contenuti. Questi dipendono da scelte aziendali e giustamente non condividibili come nel tuo caso. I codici QR sono finalmente utilizzati anche in Italia. Anche le pubbliche Amministrazioni si sono sensibilizzate ed hanno compreso le potenzialita di questa innovativa tecnologia.
    I Comuni di Italia che impiegano i Qr code nel Turismo, nella Cultura, nell’ Arte aumentano sempre di più.
    In Twitter ed in altri Social Network sono pubblicati articoli in merito all’impiego dei codici nei predetti settori.(di seguito i link)
    Sperando di fare cosa gradita vi segnalo, oltre alla mia pagina web: QR CODE ITALY
    potete trovare i link per i siti in cui è possibile realizzare il proprio Codice personalizzato e gli applicativi per decodificarlo, Tutti gratuiti e semplicissimi.
    QR CODE ITALY http://qrcodeitaly.blogspot.it/,
    TWITTER https://twitter.com/QRCODE_ITALY
    SCOOP.IT http://www.scoop.it/t/qrcode-italy
    SCOOP.IT http://www.scoop.it/t/qrcodeitaly
    PINTEREST http://pinterest.com/qrcodeitaly/qr-code-code-qr-app-qr/
    FACEBOOK http://www.facebook.com/pages/QR-CODE-ITALY/237715306242517
    Cordialmente

  5. Pubblicato il 4 settembre 2012 alle 9:21 AM | Permalink

    Sante parole. :) Ho sempre pensato molte delle cose che hai riportato qui alla perfezione. “Ok, dai” penso “tramite il QR code diventerò amico di…”
    Noi stiamo provando a fare questo http://pickalike.com proprio per facilitare questo tipo di azioni (QrCode -> Like FB page). Certo è ancora una semplice beta, quindi prendila con le pinze, però mi farebbe piacere se la provassi!

  6. Pubblicato il 5 settembre 2012 alle 11:45 AM | Permalink

    Diciamo che il problema non è tutto italiano…è molto più vasto. Per la mia personale esperienza ho riscontrato esperienze simili anche nei fortemente ultra gettonati Stati Uniti – e a più riprese ;)

  7. Pubblicato il 5 settembre 2012 alle 11:59 AM | Permalink

    Una tecnologia per inquadrare gli oggetti e avere un link c’é già: Layar Vision fa esattamente quello, e dovrebbe soppiantare i QR Code. Punto negativo: ci vuole il browser di Layar. Video qui: http://www.youtube.com/watch?v=AsD0DuPT1GI

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