Il marketing del dolore su Facebook

Forse sarà capitato di incontrarne anche a voi, di post come questi. Gente (di solito quasi-famosi, starlette, ecc.) che sfrutta l’ingenuità delle persone per fare like baiting, per aumentare il proprio EdgeRank, per guadagnare fan e fare in modo che i propri post successivi abbiano così più visibilità naturale in Facebook. Come? Prendendo una foto di un caso pietoso e commovente (più lo è, più funziona), mettendo a corredo una frase del genere “mettete un mi piace se” o “scommetto che non mettete mi piace”, e mettere nel testo il tag alla propria fan page. E puf! Si scatena la corsa al like.

La ggente li vede nel proprio feed, magari associata all’endorsement di un amico a sua volta in buona fede, e clicca sul mi piace o sul condividi, rimettendo in circolo — in quella macchina da passaparola che è Facebook — il marketing del dolore e della pietà a scopo autopromozionale.

La cosa più deprimente di tutto questo è che di solito solamente una persona su cento si accorge dello sfruttamento di queste immagini per fini altri, e senza che nessuno di questi like contribuisca davvero alla causa in questione.

Io spero sempre che in Facebook, qualcuno, di soppiatto, cancelli per sempre le pagine di chi usa questi trucchetti aberranti. O chieda a tal Federico Russo (deve essere qualcuno che fa qualcosa in tv che ignoro) di versare un euro per ogni like e commento ricevuto alla vera causa in questione, a cui ha rubato foto e visibilità, questa.

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Gianluca Diegoli
Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel settore digitale. Lavoro su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane.
Ho fondato la scuola di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli. Insegno digital marketing all'Università IULM di Milano.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri libri.

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Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel settore digitale. Lavoro su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho fondato la scuola di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli. Insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri libri.

8 pensieri su “Il marketing del dolore su Facebook”

  1. Fai conto che io non sopporto molto il marketing del dolore neanche quando è effettivamente fatto a fin di bene…

    Comunque ci sono ben due Federico Russo su wikipedia, uno che dovrebbe essere nei Cesaroni e uno un DJ/VJ. Alle volte mi sento fuori dal mondo…

  2. Sono cose raccapriccianti. Io odio profondamente quelli che fanno queste cose e che sfruttano dolore e/o catastrofi per aumentare la visibilità.

    È davvero una cosa che mi fa vomitare e star male.
    I social hanno portato a galla tanta gente senza scrupoli. È triste.

  3. ci sono pagine(da piu di 200000 fan) di facebook che parlano di questo argomento dal caso Sarah Scazzi… Buongiorno! ;)

  4. il web è pieno di sciacalli e le bufale che girano sono veramente vergognose, bisogna far funzionare il cervello e cercare di capire cosa è vero e cosa no e chi ci sta marciando!

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