Una scomoda verità – il «tasso di apertura» dei tuoi tweet

Giorni fa si discuteva su Twitter di quanto fosse in percentuale la reach effettiva dei tweet, cioè di quante pupille guardano davvero quello che scrivi. Premetto che non lo trovo estremamente importante come misurazione, nel momento in cui hai una chiara visione degli obiettivi finali (la reach è un obiettivo diciamo intermedio e comunque di estrazione pubblicitaria). È però interessante, secondo me, perché spesso abbiamo una visione distorta di quanti ci leggono davvero: in una newsletter possiamo esserne relativamente certi, su Facebook dobbiamo fidarci della loro parola, su Twitter nulla. Sospetto, no?
Quello che segue non è scientifico, è spannometria. Però credo di non sbagliare di tanto comunque (se trovate bug, massacrate pure nei commenti)

20130120-113006 AM.jpg

Ho anche un’altra evidenza indiziale: il click through sui miei tweet va da meno dell’uno al cinque per MILLE. Da comparazioni con altre piattaforme direi che è troppo poco: significa davvero che meno di un tweet su dieci viene visto da occhio umano.

Con questo non intendo dire che Twitter sia “da buttare”. Credo che per una azienda massmarket o di settori non affini (in cui cioè i propri clienti o influencer passano quel tempo su Twitter o meno) sia tempo perso. A questo aggiungi che la possibilità di essere ritwittati (e quindi di migliorare la probabilità di reach) per un account corporate medio è molto scarsa — mia osservazione empirica su vari brand con buon engagement su Facebook ma sostanzialmente ignorati su Twitter.

Insomma, su Twitter vale forse ancora di più il fatto di conoscere le abitudini e le preferenze della propria audience o community, prima di decidere se farne uno strumento dove “sbarcare” (argh).

[Ne potremmo riparlare al Digital Update di Milano se volete :]

Argomenti simili

facebook | strategia sui social media

Gianluca Diegoli on sablinkedinGianluca Diegoli on sabtwitter
Gianluca Diegoli
E-commerce & Marketing Manager at
Sopravvissuto alla Bocconi, nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel marketing digitale.
Il mio lavoro quotidiano è pensare strategia e organizzazione su e-commerce, marketing, omnichannel.
Ho lavorato - tra gli altri - per Coop, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Henry Cottons, LVMH, Telenor, CRIF, PMI, agenzie e startup.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update con Alessandra Farabegoli: formazione per un mondo digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
Questo inserimento è stato pubblicato in social media marketing e il tag , . Metti un segnalibro su permalink. Sia i commenti che i trackback sono chiusi.