Quattro test per capire se la tua idea importa a qualcuno

2013-03-19 13.27.42

La settimana scorsa ho partecipato a Westarter, un evento organizzato da ASTER, un consorzio regionale per cui svolgo a volte attività di coaching su strategia e marketing per nuove forme di impresa al confine tra digitale e no (non solo startup online-to-online nell’accezione che ormai è dominante, ma secondo me anche limitante).

All’evento, oltre a fare da Lucy (doc is in ecc.) per 30 minuti per chi avesse voluto “validare” la propria idea o avere consigli, ho tenuto uno speech di pochi minuti su due temi su cui spesso (anche ai corsi Digital Update) ci soffermiamo:

1) la gente ci pensa infinitamente meno di quanto pensiamo

2) la nostra percezione di utilità generale è deviata dai nostri bisogni e dalla passione per quello che facciamo.

È necessario affrontare il processo inverso: cercare di distruggere la nostra idea, non cercare conferme. Un processo popperiano, appunto. Questi sono quattro piccoli test, molto facili da realizzare, ma serve essere invece gente coraggiosa per metterli in pratica e soprattutto mettersi in discussione.

Per chi ha sette minuti di tempo, c’è anche il video (abbiate pietà, ero molto stanco dopo un pomeriggio del suddetto coaching)

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management nel marketing digitale.
Il mio lavoro è supportare le aziende come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, marketing,omnichannel.
Ho lavorato - tra gli altri - per Coop Alleanza 3.0, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Henry Cottons, LVMH, Telenor, CRIF, PMI, agenzie e startup.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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5 Commenti

  1. Pubblicato il 20 marzo 2013 alle 11:17 AM | Permalink

    svolgo a volte attività di coaching ???

    oltre a fare da Lucy ???

    ho tenuto uno speech ??? (tenuto un discorso, no?)

    la gente ci pensa infinitamente meno di quanto pensiamo ???

    lascia un trackback (anche il mio cane ha lasciato un trackback che ho raccolto)

    Quando riprenderemo rispetto e possesso della nostra splendida lingua?
    Quando impareremo ad esprimere umilmente grandi concetti?
    Quando intelligentemente riccorremo a termini inglesi solo se insostituibili?
    Basta con questo snobismo linguistico il cui unico scopo è quello di dimostrare a chi non ne ha alcun interesse d’essere bravi con l’inglese
    Non siamo (ancora o di nuovo) una colonia USA

    • Gianluca Diegoli
      Pubblicato il 25 marzo 2013 alle 3:02 PM | Permalink

      @enrico, grazie per il commento intanto.
      speech è gergale, è vero, ma si dice così nel settore. Il discorso lo fa il politico. Uno speech è molto meno formale.
      Coaching: l’evento si chiamava così, l’ho ripreso pari pari.
      Per la citazione “le persone ci pensano infinitamente meno ecc”, è di Sandro Veronesi, in cosa non va bene?
      Per Lucy: era il personaggio di Peanuts (ops, scusa. di Noccioline :)

  2. Fabrizia Da Re
    Pubblicato il 23 marzo 2013 alle 10:31 AM | Permalink

    Sono perfettamente d’accordo con Enrico. Mi occupo di marketing da 25 anni, ho seguito e seguo tutte le evoluzioni di questa, per me, affascinante materia. Trovo simpatico e sempre stimolante il contributo di talenti, come ad esempio l’autore di questo blog, ma….ha ragione Enrico! Scendiamo sulla terra, parliamo semplice (che non vuol direi riduttivo o semplicistico) non facciamo finta di parlare inglese.
    Il marketing è nato nel USA ok, va bene, ma facciamolo nostro e…giustamente! usiamo la nostra splendida lingua.

    • Vincenzo
      Pubblicato il 23 marzo 2013 alle 7:40 PM | Permalink

      Sono d’accordo con Fabrizio ed Enrica,ma questo ormai fa parte del nostro quotidiano,basta non esagerare.Non dimentichiamo che l’autore era appena tornato dal corso e sappiamo che in queste occasioni è la terminologia in lingua Inglese che la fa da padrone.Secondo me a Gianluca non interessa niente far pensare a chi lo segue che sa parlare bene la lingua Inglese,e con i contenuti sempre interessanti dei suoi post chi se ne frega.Gianluca continua cosi’.

  3. Pubblicato il 25 marzo 2013 alle 5:20 PM | Permalink

    Trovo questo articolo molto interessante. Bravo Gianluca e complimenti. E’ curioso che i commenti si concentrino sull’utilizzo o meno dell’italico idioma.
    Adesso esco per un brief-metting con un friend-of-mine ad un dinner-bar con branch serale a base di spritz e peanuts.
    Vado a fà l’aperitivo. Daje.

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