Il modello di business spiega sempre tutto, anche le stazioni AV di Bologna e Mediopadana

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Quando incontri un prodotto o un luogo o un servizio di cui non capisci il motivo per cui questo sia così palesemente inadatto all’uso, alle tue esigenze e perfino al buon senso, o perché nessuno faccia nulla per cambiarlo, pensa a questo:

«Cerca il VERO modello di business per cui è stato pensato.”

Lascia perdere la loro comunicazione, i comunicati stampa, la pubblicità, in cui scriveranno che il cliente è re e tutte ‘ste menate.

Sì, il cliente è re, ma non sei tu.

Le cose  non fanno schifo per caso: fanno schifo per un motivo preciso, che non sei tu quello che fa muovere il modello di business, anche se a volte sembra così.

Simone Brunozzi anni fa ha scritto uno splendido post sul perché gli aeroporti fanno schifo. “cercate da dove arrivano i soldi” scriveva. Ecco. Indizio: non vengono dal vostro biglietto aereo.

Due esempi, testati personalmente, mi ricordano di questa regola aurea.

La nuova stazione alta velocità di Bologna: una cosa che nemmeno Ridley Scott ai tempi di Alien avrebbe immaginato più paurosa, fredda e respingente. Soprattutto, è incredibile come per scendere di 50 metri sotto sia necessario attraversare in diagonale varie piattaforme intermedie completamente vuote percorrendo a piedi almeno un kilometro (e perdendo coincidenze con treni locali). Ho visto gente disperata chiedere dove fosse l’uscita, completamente persa in zig zag tra una scala mobile e l’altra.

Con la regola del modello di business si spiega tutto: una tale insensatezza nella dislocazione delle scale mobili  non è pura demenza come potrebbe sembrare. È che nel modello di business c’è la speranza di riempirli di negozi e farci fare il giro promozionale in stile aeroporto (e ritornare all’articolo sopra — che avete letto, vero?). Ma per i treni la gente non arriva un’ora prima, non c’ha tempo di comprare alcool a finti prezzi scontati.

A Reggio Emilia, la stazione AV Mediopadana è invece un modello di business diverso: quello del monumento alla gloria locale. Un capannone di design adattissimo per un museo di arte moderna, ma scomodo, caldo, assolato, assurdo come stazione ferroviaria. Quello che non cambia è che il cliente non sei tu, viaggiatore. Il cliente è quello che passa in autostrada a lato, che deve dire “come sono fighi questi di Reggio, sembra Sidney”.

Ricorda, il modello di business spiega tutto.

 

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management nel marketing digitale.
Il mio lavoro è supportare le aziende come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, marketing,omnichannel.
Ho lavorato - tra gli altri - per Coop Alleanza 3.0, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Henry Cottons, LVMH, Telenor, CRIF, PMI, agenzie e startup.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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11 Commenti

  1. bernardo
    Pubblicato il 12 settembre 2013 alle 8:37 AM | Permalink

    E’ il modello di business di coloro che dettano le linee progettuali. Che portano avanti ‘proposizioni del valore’ più o meno assurde per il target di clienti reali.
    Visto da consumato-re il fast-shopping sotterraneo sembra una specialità neo-olimpica. Il monumento al calatravismo una campagna per far parlare di neo-ministro evoluto

  2. Pubblicato il 12 settembre 2013 alle 10:16 AM | Permalink

    È il post definitivo davvero. (Quello di Brunozzi.) :P

    • gluca
      Pubblicato il 12 settembre 2013 alle 10:26 AM | Permalink

      ovvio, io ho fatto content curation :)

  3. vali
    Pubblicato il 12 settembre 2013 alle 10:20 AM | Permalink

    Fra parentesi, visto che hai citato gli aeroporti, gli attuali problemi di sicurezza spingono la gente a passare subito i controlli e a non sostare più prima, quindi in molti aeroporti stanno spostando le boutique vicino ai gate. A bologna dopo il gate non c’è l’edicola. L’edicola vicino ai controlli di sicurezza ha chiuso. L’unica operativa è quella al piano terra AGLI ARRIVI. Sia mai che atterro e, DOPO che ho volato, ho voglia leggermi vanity fair.

    • Pubblicato il 12 settembre 2013 alle 6:41 PM | Permalink

      Che poi appunto come diceva Brunozzi in quel perfetto post (Gianluca, non essere geloso: lo sai che ti stimo tantissimo…) “attuali problemi di sicurezza” un corno, è tutta una finta! E la chiusura dell’edicola è la dimostrazione che TIRA, TIRA, TIRA, PRIMA O POI LA CORDA SI STUCCA. Ecco. :P
      (Se la meni così tanto coi controlli eccetera poi uno non ci ferma nemmeno un minuto là davanti per prendere l’Economist.)

  4. Pubblicato il 12 settembre 2013 alle 10:43 AM | Permalink

    Devo scendere ogni giorno nella stazione AV di Bologna, e ogni volta rimango sbalordito non dalla stupidità monumentale che ha portato alla realizzazione di quel progetto, ma dalla vera e propria malvagità che si è pensato di rivolgere ai “clienti” che spendono di più, facendoli passare dal comodissimo Binario 1 (pago di più, ho il privilegio di non sbattermi per salire sul treno, passando direttamente dalla poltrona del Frecciaclub al mio posto in carrozza) a un buco freddo e umido in culo al mondo che ti costringe ad arrivare in stazione con parecchio anticipo. Spero che riempiano i sotterranei di tanti negozi bellissimi e costosissimi dove i viaggiatori incazzati per aver perso i treni non compreranno mai nulla e che nel giro di un anno la stazione sia ridotta come i sottopassaggi in Piazza quando eravamo piccoli.

  5. AdriRips
    Pubblicato il 12 settembre 2013 alle 2:57 PM | Permalink

    Per il momento sia la stazione AV di Bologna che la Mediopadana lo ho viste solo dal vagone di un Frecciarossa che faceva scalo, ma anche dal treno mi hanno colpito l’atmosfera claustrofobica di Bologna e quella lunare della Mediopadana… e poi il divieto di fumare, azz!!! Che va bene che il fumo è il male assoluto, ma a noi ultimi moicani si stringe il cuore ogni volta che ci chiudono una riserva.

  6. Pubblicato il 12 settembre 2013 alle 4:21 PM | Permalink

    Verissimo! La stazione di Reggio l’ho vista dall’A1 e ho pensato proprio che è figa!

    Quella AV di Bologna non ho presente, ma quella di Roma Tiburtina mi ha proprio fatto l’effetto che dici: un posto assurdo e cupo. Soprattutto finché non ci sono i negozi, perché rimane un hangar enorme e vuoto.

  7. Pubblicato il 12 settembre 2013 alle 4:55 PM | Permalink

    Calatrava secondo me è un architetto che fa cose meravigliose a vedersi ma che schifa due cose, che dal mio punto di vista lo declassano a bravo disegnatore: 1) l’elemento umano (secondo me non gli va che negozi, panchine e vita varia “sporchino” le sue architetture leggiadre 2) i costi (basti pensare alle lastre in vetro del ponte a Venezia). Anni Ottanta di brutto, insomma, anche se è diventato famoso parecchio tempo dopo. L’autoreferenzialità al potere purtroppo è la norma cui ci tocca assistere di questi tempi.

  8. Pubblicato il 13 settembre 2013 alle 10:10 AM | Permalink

    Io, per deformazione professionale, torno sempre al mio…
    Questo spiega in maniera semplice e lampante anche del perché molti siti facciano schifo e siano poco usabili.

    Perché chi paga è il committente e deve piacere a lui. Degli utenti… chissene’ :)
    Non sono loro che pagano agenzie e consulenti.

    Centrato in pieno ;)

  9. Francesco Giusto
    Pubblicato il 15 ottobre 2013 alle 9:39 AM | Permalink