Cinque consigli social per ecommerce manager

  1. Anni fa sostenevo che bisogna essere interessanti, prima che convenienti. Questo implica un grande sforzo in produzione di contenuti (sia social che editoriali). Ora il consiglio è sempre valido, ma ci sono ambiti in cui i contenuti sono talmente tanti e buoni, che emergere naturalmente, a mani vuote, è quasi impossibile (se non avete una nicchia sufficientemente ristretta). Per dire, le aziende inizieranno a pagare presto per diffondere i propri contenuti, e non solo su Facebook. Quindi, se nella vostra mente state pensando di produrre contenuti per far arrivare acquirenti gratuitamente, fate bene i vostri calcoli. Il Content Marketing non funziona sempre: tra costo di creazione e ritorno in termini di visibilità e traffico apportato allo store il risultato non è scontato. Le ricette, per esempio, hanno esaurito il loro compito. Ci sono più ricette che tegami, in Italia.
  2. Usate i social (soprattutto quelli che si adattano all’ecommerce, come Instagram) come fabbriche di contenuti gratis dagli utenti, pagando con perline di visibilità e riconoscenza. A che servono? A far credere agli altri clienti che siete pieni di clienti, e che quindi possono andare tranquilli. Tutti vogliono essere originali, ma poi vanno nel ristorante pieno, non in quello vuoto.
  3. Concentrate gli sforzi. Basta con gestire un account su ogni social dalla A di app.net alla Z di Zoosk (non sapete cos’è? io non vi ho detto nulla), magari pubblicando le stesse cose. Anche se siete un grande store e potete permettervi di spandere, scegliete sulla base di obiettivi precisi (traffico, social proof, rassicurazione, influencer, customer care), del pubblico e dei contenuti che vi sono congeniali. In ogni caso, probabilmente Facebook non lo potrete evitare, forse, e quindi fatevi la domanda se vi rimane tempo per altro — fatto seriamente. Non comprate il pacchetto chiavi in mano dall’agenzia social, che cerca di vendervi tutto il bouquet di canali, come Sky. Date un’occhiata di persona: Pinterest? Seriamente, quanti possibili tuoi clienti lo usano in Italia, su un milione di forse utenti totali? E allora zac, tagliato. Tumblr? Solo se vendo anche agli adolescenti. Twitter? Solo per customer care, se non vendo tech o media. YouTube: ho budget per produrre contenuti ad hoc e promuoverli? Ho idea di come farli? No? Zac. Google Plus? Ricerco, e non trovo nessun risultato? Clonate quello che postate su Facebook e sul blog e amen, e sperate nel SEO. Fousquare e altro, zac.
  4. Facebook è l’unico canale social che porta traffico (e vendite). Non aspettatevi che il traffico degli altri sia sufficiente a farvi spedire un solo pacco in più. Accetto smentite, ma solo con Google Analytics alla mano.
  5. Facebook è a pagamento. La messa è finita, pagate in pace. Avete una grande opportunità, quello del microtargeting. Offrite il prodotto x in zona y, al cliente z a cui piace la pagina w. Sponsorizzate post con buon engagement verso pubblici ad hoc. Calcolate il costo di acquisizione, e di lead (se si iscrivono alla newsletter, mettono nel carrello, ecc.). Confrontatelo con Google Adwords, avrete sorprese.

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management nel marketing digitale.
Il mio lavoro è supportare le aziende come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, marketing,omnichannel.
Ho lavorato - tra gli altri - per Coop Alleanza 3.0, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Henry Cottons, LVMH, Telenor, CRIF, PMI, agenzie e startup.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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4 Commenti

  1. Andrea Bosoni
    Pubblicato il 17 febbraio 2015 alle 3:29 PM | Permalink

    Ciao Gianluca, sottoscrivo tutto ma con una integrazione al punto 4. Per molte aziende specialmente di moda se usato bene Instagram porta una valanga di traffico e vendite anche se da Analytics non si vede. Esempio interessante: http://austenallred.com/user-acquisition/book/chapter/instagram/

    • Gianluca Diegoli
      Pubblicato il 17 febbraio 2015 alle 5:01 PM | Permalink

      grazie, molto interessante.

  2. Pubblicato il 19 febbraio 2015 alle 7:09 AM | Permalink

    Tutto vero. Emergere è molto complesso. I social sono abbastanza saturi e posizionarsi bene nella serp sta diventandocomplicato. Ci vuole impegno e dedizione

  3. enrico
    Pubblicato il 24 febbraio 2015 alle 8:48 AM | Permalink

    Tutto corretto. Mi è piaciuto in particolare l’espressione

    Google Plus? Ricerco, e non trovo nessun risultato? Clonate quello che postate su Facebook e sul blog e amen, e sperate nel SEO.

    Regola che seguo da tempo nella speranza ma mai davvero dimostrata. Hai dei casi di successo?

    Riguardo al punto 4, aggiungo tripadvisor per la ristorazione (e confermo instagram ).