Cinque cose del cambiamento online che non cambiano mai

  • Solo perché una cosa si può fare ed è «innovativa», non devi farla per forza. E soprattutto una volta fatta non la useranno per forza gli altri – la gente non vuole cose innovative, vuole fare poca fatica e spendere meno. Esempi: il Voice Over IP del 1999, QR code, Google Plus, Google Glass.
  • Ogni innovazione «migliorativa» ha un impatto tellurico inferiore alla precedente, e nulla scompare, tutto si aggiunge e si incastra. Esempio: la TV assieme a Facebook nelle campagne media.
  • Ogni 5/10 anni una catastrofe/cigno nero cambia tutte le regole (Internet, Google, Facebook, il mobile, WhatsApp & C.) e il ciclo dell’innovazione “migliorativa” riparte da capo, e si formano nuovi leader. Esempi: tutti i social che vengono dopo Facebook, sempre meno considerati fino ai patetici Peach e Ello. La guerra tra WhatsApp e gli altri, solo Telegram può fare rappresentante come l’indipendente di sinistra, gli altri sono out.
  • A volte è difficile distinguere le catastrofi/cigni neri dalle mere «sonorità nuove*». Es. Twitter ha una sonorità nuova, ma alla fine è stato meno di massa – e molto meno lo sarà – di quanto immaginato. Es. Snapchat, che rivoluziona il modo di creazione dei contenuti rendendoli effimeri e componibili a partire da soli quattro mattoncini, ma dalle combinazioni inesauribili, come videoto*, disegni a mano libera, testo e emoji. Il problema di chi inventa sonorità e non cigni neri è che tutto ci stanca, prima o poi, e passiamo ad altro.
  • Non c’è cosa più lontana dalla verità dei nostri gusti personali. È sempre stato vero, ma oggi Internet ci presenta il conto.

* la citazione viene da una recensione in cui si accusavano i Simple Minds (cogliendo nel segno, probabilmente) in cui si diceva che come band non valevano poi tanto, ma avevano inventato la «sonorità» Simple Minds, poi usata da tutta la brit invasion new wave. (Per chi ha meno di 40 anni, mi spiace per la metafora da Gen X)
** come chiamare appunto una cosa nuova, l’uso di foto e di video come se fossero lo stesso?

Argomenti simili

come fare pubblicità | Google odio e amore | le mie teorie | mobile marketing

Gianluca Diegoli on sabtwitterGianluca Diegoli on sablinkedin
Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management nel marketing digitale.
Il mio lavoro è supportare le aziende come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, marketing,omnichannel.
Ho lavorato - tra gli altri - per Coop Alleanza 3.0, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Henry Cottons, LVMH, Telenor, CRIF, PMI, agenzie e startup.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
Questo inserimento è stato pubblicato in strategia digitale e il tag , , , . Metti un segnalibro su permalink. Sia i commenti che i trackback sono chiusi.

5 Commenti

  1. Margherita
    Pubblicato il 26 febbraio 2016 alle 10:16 AM | Permalink

    ma… google plus non era innovativo… :-)

    • Gianluca Diegoli
      Pubblicato il 29 febbraio 2016 alle 1:24 PM | Permalink

      ma come, a sentire Google aveva un sacco di feature migliori e innovative: le cerchie, hangouts, la formattazione dei post, la migliore risoluzione delle foto, e tanto altro ancora :)

  2. Alessio Costantini
    Pubblicato il 26 febbraio 2016 alle 12:00 PM | Permalink

    Che Facebook per la sua semplicità di utilizzo abbia spopolato si sa. Ma tengo a precisare che non è stato “il primo”, forse il primo così ampiamente utilizzato, ma non dimentichiamoci del caro vecchio netlog, per una platea più giovane, ma sempre un social più datato di facebook. L’elemento chiave è lo stesso dell’Economia Neoclassica in merito alla concorrenza: c’è sempre un leader e i follower. La vera domanda è: cosa fa di un singolo attore un leader? bhe la risposta non è così semplice da intuire, tra le righe l’hai già detto…e ti cito: “Non c’è cosa più lontana dalla verità dei nostri gusti personali. È sempre stato vero, ma oggi Internet ci presenta il conto.” I gusti condivisi della gente, che non stanchino per semplicità di utilizzo e basso costo (come hai detto prima)… ma è un terno al lotto sperare di prevederli in qualche modo, è estremamente difficile e ci vuole (passami il termine) più culo che innovazione o lungimiranza. Vedi il buon Zuckerberg, alla fine non ha “innovato” così tanto rispetto a netlog eppure ha spopolato.

    • Gianluca Diegoli
      Pubblicato il 29 febbraio 2016 alle 1:22 PM | Permalink

      giusto, non sempre il primo vince. vince chi prende il meglio dell’esperienza precedente e per primo raggiunge la massa critica.

  3. Pubblicato il 22 marzo 2016 alle 1:20 PM | Permalink

    Hai colto nel segno: alla fine tutti vogliono faticare il meno possibile, quando insegno ai miei clienti a usare ctrl+C e ctrl+V anzichè copia-incolla faccio subito proseliti… Il fatto è che la nostra realtà è diventata “liquida” e prima ci adattiamo e meglio sarà per noi. Pensa solo al nostro modo di raccogliere le informazioni, di usare gli ipertesti, di passare da un browser ad un altro a seconda di quello che ci serve ottenere. Proviamo le novità come prendiamo i prodotti da uno scaffale del super market e ricompriamo o abbandoniamo a seconda del risultato. Aver abbandonato la rigidità mi sembra una bella cosa. Certo che per chi deve immettere sul mercato qualcosa di nuovo la sfida non è facile.