Pillole di Mobile Marketing: l’hamburger di Giosuè

Nonostante il padre di Giosuè non sia certo un appassionato, il dodicenne – come tutti i suoi coetanei figli della privazione da fastfood data da genitori salutisti – insiste perché una volta al mese si vada a mangiare al famoso Mark&Alds. La app, installata sul suo cellulare, lo avvisa di promozioni e “happy hour” che vengono offerte dal suo ristorante più vicino – perché non tutti i punti del franchising aderiscono alle stesse promozioni – e (subito prima) via notifica degli orari in cui è possibile avere speciali regali in abbinamento con alcuni menu “a tema”. Giosuè naturalmente sfrutta la GIF animata fornita da Mark&Alds per invitare i suoi amici tramite Messenger e Whatsapp, in modo che possano sfruttare l’occasione. Inoltre, quando Giosuè non è vicino a casa, ma in vacanza o in un’altra città, la app gli ricorda quando è a meno di 2 km – ed è quasi ora di pranzo o di cena.

Naturalmente il padre di Giosuè ha poco spazio per resistere a certi inviti, soprattutto quando sono localizzati e contestuali al momento. E poi, dopotutto, Giosuè può fare tutto da solo, e ordinare al display-totem in store, inserendo il codice sconto ricevuto dalla app, o facendo leggere al totem il codice a barre, e quindi utilizzando il credito che suo padre gli mette attraverso un trasferimento ad hoc dalla app di PayPal. E intanto, suo padre si gode il free-wifi: nell’attivarlo, scopre che se attiva la app MarkDrive, può prenotare da casa il suo confort food mensile, e passare a prenderlo già impacchettato dalla corsia riservata. Decide di non scaricarla – finché non vede che la prima ordinazione è gratis.

Dopo due mesi, Giosué riceve un buono per il suo compleanno, valido fino a dieci amici.

Il manager di Mark&Alds riesce a mantenere un buon lifetime value sia del padre che di Giosuè. Inoltre, grazie ai dati che riceve, riesce a calcolare il valore delle promozioni sul fatturato e in quali zone, in quali prodotti e in quali momenti del giorno e della settimana hanno più influenza.

[sì, questa è una delle pillole di vita reale sul mobile (marketing) che infarciscono il mio prossimo libro in uscita per Hoepli]

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management dei canali digitali.
Il mio lavoro è supportare il management come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, digitalizzazione del marketing e del retail. Ho lavorato per Coop, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Telenor, CRIF e altre aziende ed enti.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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7 Commenti

  1. Mattia Tasselli
    Pubblicato il 12 febbraio 2016 alle 1:38 PM | Permalink

    Ciao Gianluca,
    Sento pareri molto contrastanti sullo sviluppo delle APP, che sono (o lo erano fino a poco tempo fa) sulla bocca di tutti, perche tutti volevano la propria app aziendale, non curanti che poi forse bisognerebbe venderla, o che magari le stesse funzionalità e gli stessi obiettivi si possono ottenere utilizzando il sito.
    Leggo survey che parlano di un utilizzo molto basso da parte dell utente delle app che scarica, circa l’80% delle persone le lascia inutilizzate nei cellulari.
    Altri che investono sul fare promozione via app piuttosto che adwords (….)
    Quindi due pareri molto differenti e che probabilmente come il web marketing cambiano direzione in maniera molto veloce?

    • Leopoldo Rhodio
      Pubblicato il 12 febbraio 2016 alle 3:01 PM | Permalink

      Caro Gluca,
      m’ intrometto prendendo spunto dal commento di Matteo provando ad anticipare qualche argomentazione con la mia opinione.

      (Lascio da parte il giudizio sulle survey!!)

      Le APP sono uno strumento (di business) e cercare di dare un valore assoluto ad uno strumento è per me esercizio fine a se stesso.
      In verità ogni modello di business ed ogni attività di marketing devono essere orientati ad un giusto mix di strumenti da utilizzare in funzione della singola impresa, dei suoi valori, della sua struttura, del suo mercato.
      Per ogni impresa la “ricetta” è estremamente personale e non replicabile, per quanto può essere d’ispirazione e bench mark per altri.
      Quando sento (o leggo) che uno strumento è valutato (e troppo spesso proposto/venduto) come soluzione erga omnes, a prescindere, rabbrividisco.

      Un saluto

    • Leopoldo Rhodio
      Pubblicato il 12 febbraio 2016 alle 3:02 PM | Permalink

      Mattia, sorry! :)

    • Leopoldo Rhodio
      Pubblicato il 12 febbraio 2016 alle 3:03 PM | Permalink

      Ho sbagliato il nome! Mattia! Sorry!

    • Gianluca Diegoli
      Pubblicato il 12 febbraio 2016 alle 8:01 PM | Permalink

      ciao tutti
      è esattamente come dite voi. la app non è centrale. è sempre la persona e il Customer journey al centro. la app non è il mobile, è uno strumento più o meno adatto. questo è proprio il messaggio del libro. ciao!

  2. Sasuke
    Pubblicato il 12 febbraio 2016 alle 6:41 PM | Permalink

    Quindi in definitiva ci dici che c’è qualcuno che sa fare mobile marketing o è ciò che sogni di fare tu quando farai il consulente degli hamburgeristi?

    • Gianluca Diegoli
      Pubblicato il 12 febbraio 2016 alle 8:01 PM | Permalink

      un po’ entrambe le cose :)