Trend del marketing 2017

Alcuni pensieri sparsi: ovviamente, visti da me e passibili di smentite. Abbastanza generici e scontati da poter dire “vedete, io l’avevo detto!”.

  1. Il mobile diventa il primo fattore determinante di qualsiasi acquisto, direttamente o indirettamente. Il mobile è un altro fattore molto meno misurabile in modo preciso, come poteva essere un puro web desktop, con Google Analytics. E comunque queste misurazioni sono complesse e costose, e non alla portata della maggioranza.
  2. Più il messaging (Whatsapp, Facebook Messenger, Snapchat, ecc.) occupa tempo nella vita delle persone – e lo diventerà sempre più – più il passaparola torna a influire prepotentemente sulle decisioni di acquisto. Ma più il flusso informativo diventa privato e non verificabile, più diventa difficile capire con i numeri alla mano perché certi prodotti, o certe app, esplodono, poi muoiono, oppure nemmeno si sviluppano. E più diventa difficile fare i conti con il ritorno dell’investimento pubblicitario e sul prodotto.
  3. La rete crea nuovi micro-brand in modo più facile e veloce, perché le persone si auto-targetizzano, quando questi rispondono a una esigenza pressante, precisa, particolare. Da Gillette il meglio di un uomo a Dollar Shave il meglio per te.
  4. I bot non salveranno dall’irrilevanza. Perché l’attenzione, sia che sia nello screen occupato dalle app che nel Messenger di turno, è comunque tendente a zero e “ne rimarranno pochi”.
  5. La concentrazione aumenta sulla banda dei quattro: Amazon, Facebook, Google, Apple. Chi vuole parlare/vendere alle persone deve passare necessariamente da queste vetrine. E chi sta in mezzo? Agenzie, centri media? L’intermediazione non muore, ma solo se produce valore. La regola non cambia.
  6. Il pagamento non è più un fattore neutrale. Chi saprà integrare la “cassa” al proprio modello di business avrà una P del marketing in più. Il mobile ingoia il portafoglio, e ognuno ne vorrà un pezzettino. Non è detto che siano le banche ad averlo.
  7. Ci si gioca tutto sui dati. Intendo dati veri, non dichiarati dalle persone, che come sappiamo mentono o presumono di conoscere i propri comportamenti (sbagliando). E nemmeno dati ottenuti “scansionando la rete” perché quello che le persone condividono su aree “visibili” è una goccia del mare della comunicazione tra persone, e potreste analizzare la goccia sbagliata. E l’unico modo per avere dati veri è farseli dare in cambio di qualcosa. Aiutami a vivere più facilmente, e ti dico cosa sto facendo. Il mobile è lo strumento per farlo, se sei famoso/grande/bravo/diverso abbastanza da mantenere una relazione attraverso l’oggetto più caro alle persone, il proprio smartphone. Se non lo sei, rivedi il punto 5.
  8. La televisione è rimasta l’unico “napalm generalista” per il direttore marketing, visto che la stampa perde il 20% ogni anno. E quindi lunga vita alla TV. Ma le persone non si convincono con la TV, gli si accendono solo due o tre neuroni. E poi? Come proseguite? Ma se i vostri clienti hanno meno di 35 anni, un po’ ci penserei, a partire con i due neuroni da YouTube e Facebook. Attenzione, il digital non è mai/più una panacea: se non misuri i tuoi investimenti chiudendo il cerchio davvero sugli acquisti (o sull’entrata in negozio) stai sparando comunque nel mucchio.
  9. Bolle, bolle informative ovunque. Gente convinta di essere maggioranza/nel giusto che parla sempre con le stesse persone che le rincuorano di quanto siano tanti/nel giusto. Come infilarsi nelle bolle? Con i contenuti. Veri o falsi, sta a noi, a quanto pare. I video “condividi se sei d’accordo” sono un male ma anche un esempio di come il viral marketing non sia morto (se non nell’hype di agenzia pubblicitaria) ma sia diventato talmente diffuso che oramai non ci facciamo più caso. E di come tutto sia commentabile, “riciclabile” e “modificabile” facilmente per chiunque, senza-qualità-ma-chissene – per chi pensa di avere ancora il controllo in un ambiente incontrollabile.
  10. Chi si adatta meglio a un mondo senza fedeltà, senza fiducia nei brand, senza pazienza, senza attenzione e senza voglia di sbattersi, vince tutto.

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Gianluca Diegoli
E-commerce & Marketing Manager at
Sopravvissuto alla Bocconi, nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel marketing digitale.
Il mio lavoro quotidiano è pensare strategia e organizzazione su e-commerce, marketing, omnichannel.
Ho lavorato - tra gli altri - per Coop, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Henry Cottons, LVMH, Telenor, CRIF, PMI, agenzie e startup.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update con Alessandra Farabegoli: formazione per un mondo digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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5 Commenti

  1. Pubblicato il 16 dicembre 2016 alle 9:59 AM | Permalink

    … un 2017 funesto!
    Benedetta

    • Gianluca Diegoli
      Pubblicato il 19 dicembre 2016 alle 11:14 AM | Permalink

      mannò :)

  2. Pietro
    Pubblicato il 19 dicembre 2016 alle 5:33 PM | Permalink

    Ottimo post per aiutarci a tenere i piedi per terra.

  3. Daniele
    Pubblicato il 19 dicembre 2016 alle 5:44 PM | Permalink

    Sempre Concreto e pragmatico! ;-D

  4. Pubblicato il 13 gennaio 2017 alle 11:09 AM | Permalink

    Fantastico, sul punto 5 “La concentrazione aumenta sulla banda dei quattro: Amazon, Facebook, Google, Apple” ho scritto una breve filastrocca triste, in sardo (con traduzione)

    https://horoene.wordpress.com/2016/12/27/breve-filastrocca-triste-amazon-e-il-monopolio-mondiale-del-commercio/

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