La pubblicità non è ancora morta, ma fa ca*are

Si parla spesso della fine della pubblicità (una frase volutamente a effetto, che richiama un po’ la fine della storia del pensiero debole) o almeno di come la intendiamo normalmente: dal tramonto dello spot nell’era della TV digitale (e soprattutto dei videoregistratori digitali), al tramonto dell’annuncio statico sulla carta stampata rispetto al context advertising tipico di internet.

Volevo -in origine- approfondire seriamente l’argomento. Ma, sorry, non riesco a pensare ad altro che a questo poveraccio che, espletate le funzioni corporali, dovrà prima o poi maneggiare il suo portatile (sarà anche autoigienizzante?)

(Nell’immagine, da Panorama Economy e altri settimanali, pubblicità di PC portatili)

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

One thought on “La pubblicità non è ancora morta, ma fa ca*are”

  1. ho quasi finito la mia esperienza accademica e si azzera l’utilità di quanto ho studiato?
    che brutte cose. Proporrò una battaglia contro il context advertising: voglio essere potenzialmente bersaglio di messaggi su prodotti o servizi che si allontanino dai miei classici interessi: riesco anche a cambiare idea io!

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