Maslow Twittering

Premessa: questo post è in origine un podcast autostradale, sbobinato in fretta e senza troppe ricerche documentative in rete, nè pretese, su uno dei tool più discussi e amati dai blogger, Twitter. Quindi per molti, niente di nuovo, per altri, niente di interessante.

Era da un po’ che volevo scrivere qualcosa su questo aggeggio molto dueppuntozzero con cui ognuno di noi può comunicare cosa sta facendo o pensando in un preciso momento a una serie di adepti che volontariamente si sono iscritti per leggere ciò che stai facendo o pensando in quel preciso istante. Ma ho sempre ritardato il momento.

Soprattutto perchè anche io, come altri, non resisto a cercarne per forza l’utilità, facendo in qualche modo un percorso inverso (e probabilmente errato): sono attirato, quindi “devo dimostrare al mondo che è utile”. Deve essere il frutto di una formazione fatta di matrici, break-even, e gaussiane.

Poi, in relazione ai fatti del campus di VirginiaTech, ho letto che gli aggiornamenti/richieste di aiuto da parte degli studenti venivano mandati (anche) tramite questo tool.

Poi ho visto questa bella presentazione di Elena, che illustra oltre ai principi base del web dueppuntozzero* anche i tanti usi dell’applicazione, che sembra essere proprio un coltellino svizzero della rete. Ma che si possa usare in tanti modi, non significa di per sè che sia utile (parla il mio spirito di falsificazione).

Poi, volevo proporre un utilizzo organizzativo-business di Twitter, per tenere svegli e uniti piccoli team dislocati geograficamente, ma ho scoperto che anche questo qualcuno l’aveva già proposto. Una cosa simile a un CB di team, per ricordare scadenze, e gridare “good morning vietnam!” al mattino. Naturalmente tutti devono obbligatoriamente usarlo in modalità user lampeggiante di Gtalk. E perchè non utilizzarlo in accoppiata con Tumblr, dove in quest’ultimo verrebbero immesse risorse di ogni tipo, utili al team, ma un po’ più a lunga conservazione di quello che passa per Twitter.
Per dire, un’accoppiata così, l’avesse realizzata IBM 10 anni fa, sarebbe costata almeno 1.000 euro, a desktop ovviamente.

Poi, come molti altri della parrocchietta dei blog wannabe-specialistici, ho sempre sottovalutato il puro potere ludico-aggregativo-sociale dei blog se applicato alla vita reale, soffermandomi sempre e solo al potere di condivisione della conoscenza e dei contenuti. Per dire, io mai una volta che abbia incontrato dal vivo gli altri giurati dei playoff (spero accada presto, comunque).

Ora, le varie Twitterbeer di Feba (cioè, per i non adepti, organizzazioni e inviti in realtime tramite l’aggeggino, alle quali per non smentirmi non ho ancora partecipato) mi hanno introdotto in un universo parallelo di blog del quale mi sfuggiva l’esistenza (incontrarsi dal vivo, pensa un po’!), come se fosse un linkedin destrutturato degli amici di cui mi fido e che mi piacciono.

Ed è a questo punto che dall’equazione finale risulta bene in evidenza l’utilità (in senso economico classico) di Twitter. Nella sua piramide, Maslow indicava come sicurezza, appartenenza, stima i piani appena superiori alle necessità fisiologiche.

Ecco, probabilmente Twitter soddisfa (o illude di soddisfare – che poi è la stessa cosa, fondamentalmente – visto che non c’è nessuna certezza che qualcuno ti stia veramente leggendo o comunque si curi di quello che scrivi) la necessità impellente e molto naturale di essere ascoltati, di essere parte di un qualcosa, in una parola di non essere soli, mai*.

* che poi a mio modesto avviso, si potrebbe definire anche come il web doveva essere, era, e come torna a essere quando finiscono i soldi delle bolle. Anche se per essere sinceri, fuori dalla mia esperienza con i blog, nella vita reale, a contatto con il web delle aziende che devono pagare stipendi, comprare, vendere, di dueppuntozzero ne vedo ancora veramente poco. Che la parte abitata della rete sia anche la parte squattrinata della rete?

* Ora che ho trovato una giustificazione per questa cosa, cedo il mio indirizzo: mi trovate twittante, qua. un giorno me ne andrò da Twitter senza preavviso, sei avvisato. Buon weekend.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

8 pensieri su “Maslow Twittering”

  1. quale onore sbirciare i feed a notte fonda dopo essere tornata dalla blogcena romagnola e trovarsi qui citati :)
    è tutto vero, tutto il resto intendo.

  2. vogliamo precisare per bene chi sono i responsabili della Bologna Twitter Beer?
    Altrimenti la giovane Feba si prende tutto il merito da sola. Svaroschi dove la mettiamo?

  3. Confermo. L’idea di un incontro nasce necessariamente sempre da più di una persona. Onori e disonori vanno quindi spartiti anche tra Svaroschi e Luca Sartoni :P
    …cmq bella riflessione, i miei neuroni non si sarebbero mai spinti a tanto. E Maslow l’avevo momentaneamente rimosso dalla mia vita. Bravo, bravo.

  4. Anche io avevo dubbi su Twit,l’ho scritto sul blog: ora però lo sto rivalutando,ma giusto un po’.
    Ti ho aggiunto alla lista: spesso mi sono accorto che può essere usato per diventare ancora più autoreferenziali.
    Si,invitare gli amici può funzionare,ma solo se anche loro ne capiscono l’utilizzo.

  5. “come il web doveva essere, era, e come torna a essere quando finiscono i soldi delle bolle” si sentiva dire molto anche nel 2001/2002 ai primi seminari sui blog :-)

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