Non abbiamo inventato niente – Il Google News del giornalaio

Quegli strani cavalletti davanti alle edicole, in cui si possono leggiucchiare titoli e abstract degli articoli principali del giorno, non assomigliano a un Google News offline?

E infatti, come nel suo omologo online, di fronte agli stessi staziona un po’ di gente che se li legge (in sicura violazione del diritto d’autore, giusto?) senza poi entrare a comprare il giornale di cui hanno letto l’anteprima. Propongo una legge che — naturalmente allo scopo di salvare l’editoria — vieti i cavalletti che svelano in maniera gratuita le notizie. O in subordine, che l’edicolante debba riconoscere agli editori qualche cents per l’esposizione dei manifesti, lo stesso obolo che vorrebbero ricevere anche da Google, il cattivone.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

10 pensieri su “Non abbiamo inventato niente – Il Google News del giornalaio”

  1. La differenza sostanziale è che dal giornalaio il checkout è a portata di braccio, e quelle locandine sono fornite dagli editori, non sono strappate dai giornali come pare e piace al giornalaio.
    Non c’è bisogno di ulteriori leggi, se dimentichiamo di applicare quelle attuali.

  2. Beh, diciamo che i modelli di business nel tuo caso sono in simbiosi: più il giornalaio vende, più lui guadagna, più guadagnano i giornali. Il giornalaio sa che c’è un percentuale di clienti che legge i titoli e non compra la carta, ma confida che senza quei titoli li comprerebbero in misura minore.

    Con GNews più Google vende pubblicità, e più ne vende lui meno ne vendono i giornali. I modelli di business sono antagonisti. Quello che gli editori chiedono è che il modello di business sia complementare: condividiamo una quota della pubblicità fruita da te per il prodotto, condividiamo una quota diretta di revenues del traffico che mi porti. Tutti così siamo incentivati e in simbiosi.

  3. Veramente mi pare che le locandine siano prodotte dall’editore… E mi pare anche che l’effetto sia quello del salumaio di paese che ti fa fare un assaggio (e in questo modo poi sei indotto a comprare…).
    Cosa c’entrano le Google news con le locandine?
    Scusa, ma è da un po’ chge ci dai dentro con ‘sta roba e non funziona. Le metafore (le metonimie) sono il prodotto di una scienza (la retorica) dove il rapporto causa/effetto è strettisimo e perfettamente logico. Se non c’è trippa ( e non è detto che ci debba essere per forza) evitiamo di scrivere un post. Il rischio è la cazzata (e la perdita di credibilità).

    1. @gierre: ti ho già risposto l’altra volta in privato, ma se non ti piace il blog, non leggerlo, è un blog personale, mica è una rivista che deve seguire una linea editoriale!
      io faccio metafore e metonomie improvvisate e bislacche finché mi pare, detto con gentilezza e simpatia, anche per avere il feedback come il tuo, del tipo è ‘E’ una cagata!’.
      tu quindi puoi essere d’accordo o meno, libero di criticare o di andartene per sempre. Per quanto riguarda la mia perdita di credibilità, grazie della consulenza ma voglio essere libero di rovinarla da solo :)

      cmq nel merito, le locandine sono prodotte dall’editore, ma l’effetto è lo stesso: sono anticipazioni del prodotto. Google News ha solo titolo e abstract (e NESSUNA PUBBLICITA’, @rebelot, ricordiamolo sempre) e *porta traffico* ai siti degli editori. Che questi non siano in grado di sfruttare commercialmente questo traffico — mentre probabilmente il giornalaio si’ — è un problema loro, non di google)

      @rebelot: non è cosi’, google non vende pubblicità su google news. Ogni editore sa che ci sono persone che leggono Google News e non entrano nel proprio sito, e del resto ogni editore è libero di essere eliminato da GNews. Dove sta l’antagonismo se non nel fatto che l’editore — al contrario del giornalaio — non riesce a monetizzare il traffico che gli viene mandato da Google?

  4. a) La metafora piace (come tutte le tue tra il mondo reale/virtuale), e la trovo anche molto sensata, bravo!
    b) La strategia Google (ricerca globale etc…) conduce a metterci la pubblicità anche vicino alle News. Ad esempio al link riportato. Con un sistema semantico che palesemente non funziona, tra l’altro. http://clip2net.com/clip/m6937/1268046349-clip-43kb.png
    c) Il problema degli editori non è Google News ma sono i costi di struttura, sopratutto quello di avere dei professionisti pagati per scrivere cercare notizie, selezionarle e raccontarle. Questa cosa ha un costo che oggi la pubblicità non copre e i modelli di business alternativi non funzionano … bla bla bla … [Sapete bene cosa c’é qui, dal “internet free” come “free beer”, fino alla democrazia e alla stampa libera] e così Google News diventa il “lemon market” dell’informazione digitale.

  5. ma che spettacolo!
    …io poi mi leggo l’abstract dell’omicidio plurimo ma poi compro le figurine dei cucciolotti per mia figlia. Strani meccanismi…

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