Security 2.0 – uscire dalla (s)confort zone

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Ieri sono stato al terzo appuntamento di un tour (organizzato da Soiel per conto di Checkpoint) in cui ho cercato di introdurre in modo semplice e comprensibile le opportunità del cosiddetto 2.0 per le aziende, parlando però — e qui veniva il bello — a una platea soprattutto composta da IT manager e a nessun amico di Facebook.
Devo ammettere che nonostante i miei timori iniziali è andata bene, io per primo ho parlato a persone con cui probabilmente mai sarei venuto in contatto in altro modo, e ho conosciuto persone illuminate, ma magari bloccate a loro volta da policy pazzesche imposte dall’alto, e costrette a fare i kapo controvoglia.
Qualcuno mi ha scritto via twitter come sotto, tuttavia spero che il messaggio sia comunque passato, che sia un passettino dopo l’altro.

[blackbirdpie url=”https://twitter.com/#!/TwProject2k9/status/50134598918742016″]

E io alla fine da questi eventi e da questi contatti ho tratto questa percezione personale

[blackbirdpie url=”https://twitter.com/#!/gluca/status/50166428229308416″]

La presentazione è visibile su Slideshare, e qui sotto.

<disclaimer> PS: visto che né Soiel né Checkpoint hanno fatto pressioni o influito minimamente sul contenuto della mia presentazione, nonostante potesse essere fonte di contrasti potenziali di visione, sento di poter fare questo post anche se sono stato pagato per il tour, non capita spesso che le aziende ti lascino libero di dire quello che vuoi. Bravi :) </disclaimer>

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

One thought on “Security 2.0 – uscire dalla (s)confort zone”

  1. Complimenti per il coraggio di voler parlare a chi non vuole sentire e capire.
    Un amico ICT Mgr di una nota azienda italiana di fashion a me ha risposto: “Social Media? Qui da noi si lavora!”.
    Quando argomento che qualsiasi dipendente con il SUO smartphone, la SUA connessione al WEB, il SUO tempo (magari la pausa pranzo) è in grado nel giro di secondi di pubblicare una foto dall’interno dell’azienda, vedo in giro solo facce da salvaschermo.
    Sigh.

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