Cose di marketing che impari comprando biglietti di concerti per teenager

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Avere figli preadolescenti significa trovarsi a interagire controvoglia con servizi offerti da cantanti che sono anche multinazionali e soprattutto megabrand: parlo di One Direction, Justin Bieber, Selena Gomez. E devo dire che sono una fonte di ispirazione notevole, dispongono di una strategia digitale ineccepibile. Ecco alcuni idee che ne ho tratto:

  1. questi megabrand umani hanno piattaforme di community proprietarie (d’ora in poi PCP), sul loro sito: per quanto ne possiamo discuterne, non c’è una risposta univoca alla domanda “devo farmi una community interna o rinunciare e andare sui social media di terzi — come la maggior parte di aziende, prodotti, VIP?”. La risposta è “solo se siete sufficientemente, anzi meglio se molto, molto, fighi. Che significa: qualcuno (anzi, un buon numero di persone) pagherebbe per entrare nella vostra PCP? Se la risposta è sì, apritela, sennò rinunciate.
  2. Se vi amano con l’amore che i loro fan hanno per Justin Bieber o Selena Gomez, non avrete problemi di scelta della piattaforma su cui stare, vi seguiranno ovunque sarete, deciderete voi dove portare i fan. Il punto, come al solito, non è essere fighi tramite i social, che non funziona, ma essere fighi e poi raccogliere sui social (o farsi il social, se sarete davvero bravi).
  3. Perché usano PCP? Perché queste PCP sono siti di ecommerce a tutti gli effetti, vendono alla grande tutto quello che non è musica, che probabilmente è già gran parte del loro fatturato. Ergo, vuoi vendere online, devi portare traffico da te, dove converti alla grande, non sui social. Se non vendi online, fregatene e guarda il costo per engagement e per visualizzazione inferiore, e vai su Facebook, Tumblr, Twitter o Instagram come base principale. Perché Grillo ha un blog? Non solo perché vende CD, ma insomma.
  4. Avere una PCP significa avere un servizio di customer care che risponde in due ore durante il periodo di picco, cioè poche ore dopo l’annuncio di una tournée mondiale. Quindi, occhio ai costi e al servizio che DOVETE fornire.
  5. Avere una PCP funzionante significa anche gratificare in continuazione quelli che la visitano, pensate se quelle che offrite sono sufficienti. La PCP di Selena Gomez è molto divertente da vedere, dato che ho pagato per entrarci mi regalano in continuazioni badge e mi hanno mandato una mail + tag di benvenuto : )
  6. Avere una PCP funziona se i vostri fan vogliono distinguersi da chi non lo è, cioè hanno un senso di identità molto forte
  7. I social sono il flusso, la PCP costituisce la scorta, l’accumulo. Detto altrimenti, “Stock and flow” (via Pandemia)
  8. Il cause marketing funziona alla grande (purtroppo). Si sprecano i RT per iniziative lodevoli in sé, ma il cui retrogusto sa un po’ di autocelebrazione
  9. Twitter è una quasi-PCP in sé: i loro follower non interagiscono con l’esterno, non hanno singole identità (tutti hanno la foto dell’idolo, non la propria, la bio è idolo-riferita “ho stretto la mano a Justin a Bologna” ecc., gli stessi nick — non il nome, proprio il nick — cambiano in onore dell’ultimo disco o turnèe del megabrand, in spregio a qualsiasi personal branding). L’uso di Instagram è consolidato: durante i concerti c’è il picco ovviamente. Nessuno sa cosa sia G+, Facebook è di massa, ma i “veri fan” — vale per One Direction soprattutto — si trovano via Twitter, dove si può combattere apertamente contro altre fazioni, o contro gli organizzatori o il destino cinico e baro, a colpi di trending topic conquistati collettivamente, come un reward di gruppo. Ah, e tutti seguono tutti, tanto scriviamo tutti le stesse cose e questo ci piace.
  10. L’idolo è sempre presente sui social, non ha staff, almeno di facciata. È lui che scrive, che twitta, che fotografa, e molto spesso è vero. Una volta al giorno trova il tempo di rispondere a qualche messaggio, con molta disponibilità, e anche le risposte vengono ritwittate migliaia di volte — tenete conto che il nostro idolo ha dai 13 ai 40 milioni di follower.

When I think of brands that foster community — Maker’s Mark Bourbon, Harley Davidson, Fiskars, Southwest Airlines and more — I keep landing on that guiding principle: These are great brands with great products, yes. But community only happens when the brand’s behavior is that which its audience wants to embrace and emulate themselves. (Social Media Explorer)

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

4 thoughts on “Cose di marketing che impari comprando biglietti di concerti per teenager”

  1. Senza sottoporsi o cotanta tortura (massima solidarietà da padre a cui toccherà l’evento di Violetta, prossimamente), potevi andare a vedere i siti di U2 e Elio e le Storie Tese dove più o meno gli elementi sono uguali anche se con altri numeri e senza gli isterismi adolescenziali.
    Ottimi esempi di monetizzare i fan che ti seguono badando sempre ad offrire loro qualcosa di esclusivo che li faccia sentire parte del club.

    1. giusto, ma è un po’ che non avevo gusti mainstream in fatto di musica. quelli che ascolto sì e no campano di musica : )

    1. :) sono un maestro in quello! però posso togliere l’elenco puntato e ho visto che funziona lo stesso :)
      la predica era più che altro per il numero nel titolo!

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