Esperimento: le impression reali di un cartellone pubblicitario

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Capita di dover passare del tempo in stazione a Firenze, e invece di stare a controllare mail, notifiche eccetera ho deciso di effettuare un esperimento.
Davanti a me c’era un cartellone pubblicitario, in un punto di passaggio continuo. Mi sono seduto vicino e ho cominciato a contare quante persone passavano al minuto: circa 40. Ho poi cominciato a guardarle mentre scorrevano davanti, mettendomi sotto il cartellone, in modo da intercettare i loro sguardi. Oh, dopo dieci minuti e passa, ancora nessuno l’aveva degnato di uno sguardo, fino che un tipo (un pubblicitario?) ha alzato gli occhi, senza espressione.
Una view ogni 400 passeggeri (0,25%) ricordatelo quando comprate cartelloni. E pensate che i vostri banner poi non vanno così male. Anni fa era uscita la notizia del cartellone che osservava i passanti, ora capisco perché il progetto non ha funzionato, i dati erano troppo tristi.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

17 thoughts on “Esperimento: le impression reali di un cartellone pubblicitario”

  1. il fatto è che noi possediamo una parte inconscia che regista tutto e di conseguenza senza che ce ne accorgiamo, registriamo anche il messaggio pubblicitario e ne saremo condizionati al momento di scegliere un prodotto di quel genere

  2. ehi giusto ieri sono passato anche io dalla Stazione e ho visto l’altro, quello con la tizia e avevo notato che giusto io mi ero girato a guardarlo per un poco.
    Non sono un pubblicitario ma insomma… concordo sulla tua statistica ma c’è da dire che il “tuo” è messo proprio male secondo me, troppo in alto e in un angolo dove tutti guardano le scale mobili davanti

  3. Posizione decisamente infelice, a dire il vero. Il che conferma che si debba prestare attenzioen massima quando si comprano spazi: la società che gestisce gli spazi li vende, con buona pace di posizione ed efficacia. Visto e provato sulla pelle di un cliente che ha voluto dei cartelloni luminosi, in un’altra stazione. Una volta venduti gli spazi si è visto di tutto. A cliente ormai acquisito – e che soprattutto ha pagato – l’interesse per fornirgli un buon servizio scema di molto. Non che questa sia buona prassi, chiariamoci, ma capita spesso. Troppo spesso. Quindi – appunto – doppia e tripla attenzione in fase di scelta. Ammesso e non concesso che un manifesto sia il mezzo migliore per comunicare il nostro prodotto/servizio.

    Vista per altro la nostra perenne connessione e quindi l’occhio sempre puntato su smartphone o tablet, in direzione del suolo, forse vedremmo più facilmente delle affissioni stampate a terra :)

  4. Quel che intendo dire è che il manifesto in sè non è nè attrattivo nè propenso ad essere ignorato. Conta saperlo usare; Berlusconi scrivendoci sopra 2/3 frasi populiste ha vinto. Ti ricordi “Meno tasse per tutti” e “Più lavoro per tutti”? Ce li ricordiamo affissi in tutte le città italiane

  5. Non mi sembrano dati rilevanti al punto da poterci basare una decisione di pianificazione media, sinceramente.

    1. ho scritto esperimento, è un passatempo, mica verità assoluta. quello su cui volevo puntare il dito è: davvero sappiamo quanti guardano i manifesti, e soprattutto, mentalmente non è che le sopravvalutiamo? qualche marketing manager ha mai fatto questa “analisi superficiale”?

    2. rispondo immediatamente alla domanda.
      si pianifica una campagna di affissione,si guarda che effetto ha sulle vendite o con una ricerca post sull eventuale aumento della brand awereness oppure su quanta gente è entrata in un pv dopo la campagna,ecc.
      La superficialità è secondo me il pretendere di analizzare un mezzo senza valutare gli obiettivi,la rilevanza del prodotto,il mercato potenziale ecc.
      è come se qualcuno dicesse che i social media funzionano a prescindere,ridicolo no?
      sarebbe come dire,quanta gente pagherebbe per leggere questo blog se fosse a pagamento?
      il gratis non crea mai engagement perchè non prevede un patto con il cliente,se nessuno pagasse il suo blog quale sarebbe il problema il mezzo o i contenuti?

    3. luca, ti avevo scritto privatamente, ma la tua mail non esiste :(
      te lo copio qua
      “non ho capito bene la chiusa sul gratis, ma sulla prima parte, sì, la
      teoria è quella, la pratica ahimè è diversa, si pianifica a caso, non si
      misura il risultato, o si misura in maniera che risulti sempre un buon
      investimento. mi spiace che tu probabilmente essendo nel settore
      particolare ti senta preso in causa perché probabilmente lavori bene, ma il
      mio blog non è un blog serioso, c’è una parte di provocazione che serve per portare alla luce dei “Re nudi”. e questo è uno di quelli.
      grazie del tuo tempo e del tuo intervento.”
      ciao
      gluca

  6. Per chi interessa ho acquistato il Business disk Italia Kompass (ORIGINALE) con 9000 crediti (1200 euro + IVA), e poiché HO PERSO IL LAVORO, lo svendo a 500 euro.
    Chiedo scusa se approfitto di questo spazio, ma ho una figlia piccola da far crescere..
    aleandrom70@yahoo.it

  7. Con l’evoluzione delle tecniche pubblicitarie quella della cartellonistica sembra essere una strategia obsoleta…ma a qualcuno è venuto in mente che magari la gente disinteressata potesse non essere il target primario del messaggio pubblicitario?

  8. Credo che la cartellonistica possa avere ancora senso in diverse situazioni (pensate anche ai semplici cartelli immobiliari). L’importate è riuscire a raggiungere la copertura desiderata in modo efficiente, scegliendo il giusto mix di media.

    Ma come già scritto in altri commenti purtroppo spesso i clienti non riescono/hanno voglia di monitorare a dovere i propri investimenti pubblicitari.

    Inoltre le agenzie tendono spesso a “glassare” qualsiasi risultato, zuccherando tante inefficienze. Internet è più monitoratile, ma anche qui servono persone di fiducia per analizzare i risultati.

    Comunque ho trovato curiosissima questa osservazione, grazie per averla condivisa!

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