Come arrivare a da 0 a 10.000 visite al giorno, con l’informazione locale.

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Stamattina ho preso un caffè con Antonella Cardone, una (ex?) giornalista che per motivi di cuore si è trasferita nella “bassa” modenese (dove ho la residenza pure io). Pugliese, cittadina adottiva di Bologna, già giornalista presso Repubblica, l’Unità e free press, abita ora in un piccolo paesino. E da brava giornalista online-open-minded ha deciso di sfruttare questa sua sfortuna: trasferirsi da Bologna a Rivara di San Felice, 1.000 anime a stare larghi, non è propriamente una cosa che ti fa gioire, almeno a prima vista. E allora, sotto a riempire un vuoto comunicazionale che esisteva in questo posto sperduto.

Cosa succede a livello di notizie locali in una zona dell’Emilia, poco conosciuta e di cultura bastarda, come la bassa modenese, con circa 100.000 abitanti? Succede che i giornali delle città (quelli di carta, sia di Bologna che di Ferrara che di Modena) dedicano pochissimo spazio, al limite qualche trafiletto senza foto e non tutti giorni: alla fine gli ultimi a comprare i giornali sono i bar, con grande scorno dell’editore del Carlino, che ci ha fatto una battaglia personale, contro questi ultimi clienti.

Ci sono poi giornalini semiamatoriali cartacei pieni di annunci pubblicitari, sostanzialmente inutili a livello informativo e incredibilmente brutti a livello grafico: un volantino impaginato e distribuito chiavi in mano, con quel poco di notizie scritte male e scopiazzate, che serve per dargli lo status di testata. Sul Web i giornali non mettono quasi nulla, ovviamente perché hanno paura che anche quelle 10 copie che vendono ai 10 bar rimangano invendute. Questo — io credo — è molto miope da parte loro. Ma non è questo il punto.

Torniamo alla storia di Antonella, perché merita, sia lei che la storia. La storia racconta di come il 27 dicembre scorso Antonella abbia deciso di aprire un newsmagazine locale ben focalizzato in un’area geografica e chiamare questo magazine sulPanaro.net. Antonella non è però sola a lavorarci e ha coinvolto una rete di persone (il fidanzato fa mappe interattive ibridando informazioni e Google Maps, che sono finite pure su Wired), che contribuisce per esempio alla rassegna stampa o la cronaca nera e altre cose. Lei ora ci investe tutta la propria giornata.

All’inizio di gennaio 2014 (la fortuna aiuta chi è aperto alla possibilità, direbbe l’autore de Il Cigno Nero) succede quello che succede: una improvvisa alluvione colpisce questa parte della provincia di Modena, e stranamente la grande stampa decide di non coprirla più di tanto. Poi piove a Roma e non se ne parla più. Sul Panaro.net diventa il quotidiano di riferimento locale per l’emergenza arrivando a picchi giornalieri di più di 30.000 80.000 visite al giorno sulla piattaforma, creata a costo praticamente zero su WordPress.com.

Ancora adesso passata l’emergenza, sulPanaro.net si attesta attorno alle 10.000 visite al giorno. Un ottimo risultato, che sta a testimoniare come si possa usare un’esigenza non coperta per creare qualcosa. In questo caso, la mancanza di un quotidiano online informativo della zona bastarda, senza appartenenza provinciale forte, per creare qualcosa di unico: il Web può immediatamente valorizzare chi crea cose online che vanno a risolvere un vero problema, di qualsiasi natura.

Le ho fatto qualche domanda: per esempio, come intende monetizzare questo tipo di esperienza. Probabilmente attraverso della pubblicità, quindi banner e altro, diretta agli esercenti locali, magari addirittura geolocalizzata per pagina, per Comune di riferimento in modo che  sia visibile principalmente agli abitanti del comune su cui la certa attività agisce. In gestazione anche un’area annunci: annunci immobiliari, vendita auto, diretta esclusivamente agli esercizi commerciali. Anche perché su questo tema esistono i famosi giornalini di carta con presumibilmente  pochi anni di vita.

Ma da dove arrivano i visitatori? “A parte quelli che visitano spontaneamente il sito, quindi l’hanno messo nei bookmark e usano sulPanaro.net come un rito mattutino e serale di visualizzazione delle notizie, Facebook è sicuramente il canale più importante” mi dice. “Addirittura quasi il 90% in certi momenti può arrivare da Facebook”.

Le chiedo se ha intenzione di valorizzare lo strumento newsletter: “in questo momento semplicemente il sito usa la modalità di spedizione dei post nativa di WordPress, ma a tendere vorrei fare un paio di edizioni giornaliere, un’edizione mattutina in cui indicare sia gli appuntamenti del giorno e le notizie importanti del giorno precedente.”

Sta sperimentando anche la TV, cercando una collaborazione per inserire qualcosa di riassuntivo e settimanale su canali digitali terrestri, ora su Vimeo. Il prossimo passo, comunque, è quello di riuscire a essere inseriti in Google News. Dice che trasformerà il blog in una testata giornalistica, ché lei comunque il tesserino da giornalista ormai ce l’ha, quindi potrà puoi chiederne l’inserimento in Google News, con buone speranze di farcela.

> sulpanaro.net

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

2 thoughts on “Come arrivare a da 0 a 10.000 visite al giorno, con l’informazione locale.”

  1. perdonatemi,ma il modello di biz non esiste.
    tutto sto casino per poi dire che per monetizzare mettiamo dei banner o gli annunci immobiliari?
    mah….

  2. Confermo, a beneficio dello scettico, che la free press locale funziona eccome. In 4 mesi 60000 visualizzazioni di pagina ad Umbertide, nel cuore dell’Umbria. Non sapevamo più dove mettere i banner e abbiamo dobuto creare un sito parallelo, che sarà online a fine Marzo: è un Centro Commerciale Naturale che raccoglie in rete gli sponsor, negozi ed attività geograficamente vicine, una via di mezzo fra una vetrina ed un marketplace. Nessuno poteva immaginare questo tipo di successo, quindi il modello di business che avevamo immaginato e creato è diverso da quello che poi abbiamo realizzato. Se il traffico c’è il modo per farlo rendere si trova stai tranquillo.

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