La rivincita dell’offline e i momenti hair on fire

Succede che al sabato mattina ti svegli e la gomma dell’auto è afflosciata, e tu non hai la minima idea di come cambiarla, e non ti ricordi – ma lo scopri con terrore – che i tuoi amati svedesi hanno abolito non solo la gomma di scorta, ma anche la ridicola ruotina da Playmobil, e poi fa caldo, le zanzare, la probabilità che si auto-moltiplica nella tua testa rispetto al combinare un guaio irreparabile nel provare a utilizzare quello strano liquido che iniettato all’interno del pneumatico ribassato che ti hanno venduto come il più sicuro della terra – e di sicuro il più caro – dovrebbe riparare il buco salvo che questo sia troppo grosso per essere richiuso per via termo-idraulica.

Quando tutto è troppo complicato, ti soccorre l’offline. Anzi, l’online che trova l’offline. Provi a chiamare il gommista via Google Maps. Niente. Italiaonline si è succhiata le Pagine Gialle, scopri tra un tentativo e l’altro. Il gommista non risponde – il numero è quello! – una, due, tre volte. Alla quarta stai già consultando quei siti spam che Google non si decide a togliere di mezzo una volta per tutte, quelli che si chiamano “migliori-siti-di-un-settore.it/il-tuo-paesino-o-il-tuo-quartiere” e sono fatti (credo) per quelli che nemmeno arrivano al livello Aranzulla, sai mai che abbia un altro numero di telefono lì. La pagina Facebook ti salverà, pensi. In bacheca c’è l’inaugurazione del nuovo centro supercibernetico di convergenza gomme con tanto di sindaco in fascia tricolore, ma non c’è il numero di telefono. Ci sono però gli amici che hanno lasciato recensioni ottime, che carini.

Niente, sei finito. Ma alla quinta volta, il gommista risponde. Ti giochi tutto. Dici con enfasi che sei cliente, come ti chiami anche se non ne avranno idea, che sei pronto a pagare qualunque cifra per – ma non ce n’è il tempo. “Le mando il ragazzo”. Il dio dei gommisti esiste.

Nel frattempo arriva l’installatore di lavastoviglie. Vista tramite una app che manda notifiche di nuovi volantini, screenshottata e mandata al decisore di casa, il quale si è recato al negozio fisico – un customer journey irrintracciabile dai cookie, il programmatic è per uomini prevedibili, evidentemente. E zac! ti arriva a casa qualcuno che sa come collegare i cavi e i tubi e tutto il resto, altro che Foodora. Lo guardi con aria che neanche avresti davanti a un professore del MIT o della Chicago School of Economics. Il vecchio sportello non si adatta alla nuova lavastoviglie – il rivestimento dello sportello, in realtà. Panico. Ma lui niente, calmo, freddo. Sudi solo tu. Roccia contro la tempesta. In 5 minuti ti smonta/monta uno sportello tolto dalla dispensa dei sughi pronti. E senza guardare YouTube.

A mezzogiorno è già tutto finito, ma hai visto più eroi e spade magiche che in un corso di storytelling. Hai speso un sacco di soldi – ti hanno ovviamente venduto una gomma nuova, ma avresti comprato anche azioni della loro SPA, se non che la loro è una SRL. Niente Gommadiretto o altro. Hai comprato una lavastoviglie non da Amazon (perdonami, Jeff) ma dalla catena locale, che fa prezzi peggiori, ma che ha un servizio di installazione che levati.

La morale di questa mattina? Che se hai un servizio che risolve un problema “hair on fire“, tienilo ben stretto ma soprattutto fissa in testa che QUELLO è il core business, che non vendi gomme o elettrodomestici, quello lo farà il digitale, e mettersi in un comparatore sul prodotto è come infilarsi in uno schiacciapatate – il cuoco è Jeff, ovviamente. Risolvere un problema impellente: e il problema oggi è che la gente non sa fare più nulla, soprattutto io e tutto il mio look-a-like. Ma c***o, trova un modo facile per farti trovare nel micromomento giusto. Metti il numero di telefono su Facebook, almeno.

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

2 pensieri su “La rivincita dell’offline e i momenti hair on fire”

  1. Ricordo che anni fa in azienda avevamo un firnitore per la tipografia. Era un consulente perché non stampava direttamente lui, ma collaborava con tipografie. İl suo dominio? Prontorogne. Ed era effettivamente così. Ti serviva del materiale urgente per la fiera del giorno dopo e non sapevi chi chiamare? Prontorogne… Era un po’ più caro della media ma non ha mai bucato una consegna e fatta con tutti i crismi.

  2. Sei forte! È un piacere leggerti. Concetti che condivido, ma il tuo modo di esprimermi, informale e diretto, non rende noiosa la lettura.

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