Cosa fa un digital transformation manager?

(immagine da Quora)

È un titolo che può voler dire tutto e niente, come ogni buzzword di questo settore. E in più, ci sono differenti accezioni del termine e del ruolo. Alcuni lo vedono come un digital (marcom) manager, ma vocato più all’innovazione e all’adattamento dell’azienda a nuovi modelli di business abilitati dal digital, quindi più sbilanciato su marketing (anche di prodotto) e vendite. Altri lo vedono come un tuttologo che dovrebbe “fare consulenza” interna su praticamente qualunque processo organizzativo che sia impattato dal digitale (quindi comprendendo internet of things, blockchain, cloud, la qualunque), ma anche remote working e digital HR.

Per come la vedo io, il digital transformation manager ha alcuni requisiti necessari:

  • ha potere, diretto o investito direttamente dal CxO
  • non è un tecnico, ma capisce “il karma” della tecnologia
  • deve capire un conto economico
  • deve capire (dove prendere) i dati, e quali domande farsi prima e dopo
  • non è uno specialista, ma qualcuno che “unisce i puntini”.
  • Non servono carriere di settore, che spesso danno per scontato che i modelli di business che hanno funzionato negli ultimi dieci anni continueranno a funzionare
  • deve capire i modelli digitali, con forti competenze di user e service design
  • è difficile da “creare in azienda” dal basso. Perché chiunque venga “da dentro” da troppo tempo è invariabilmente “conservatore”
  • non deve avere conflitti di interesse soprattutto verso il suo futuro, deve avere obiettivi solo aziendali. Questo si ottiene solamente con un mandato a termine fin dall’inizio. Deve sapere che il suo tempo è limitato.
  • non deve essere permaloso, avete doti di contrattazione — sennò lo fanno fuori subito.
  • deve far capire che sopravvalutiamo sempre la trasformazione nei prossimi cinque anni, e sottovalutiamo quella nei prossimi dieci.