Guida in dieci punti al rapporto con i blogger, per uffici stampa 1.0

Anche stamane è arrivata la mail di un ufficio stampa in cui mi si illustra una iniziativa di marketing non-convenzionale avio-azzardistico, anche abbastanza significativa, tanto che alcuni blog l’avevano già riportata spontaneamente. Non riporto l’email, neanche depurata di dati personali, perchè l’intento non è vendicativo, ma di utilizzarla come spunto per un decalogo di precauzioni per le agenzie stampa junior quando scrivono ai bloggerz, questi antipatici.

1) i grassetti, i font sparati e la formattazione da Word++ non ci impressionano più di tanto
2) e nemmeno i subject in maiuscolo, che ci volete fare.
3) non vendeteci per esclusiva ciò che non è, e anche se lo è, tanto non ci crediamo – siamo diffidenti per natura –
4) non spacciate la (buona e giusta) promozione al vostro cliente per “ti diamo un’idea meravigliosa da scrivere sul tuo blog”: il blogger si considera uno scrittore da Strega o un giornalista da Pulitzer mancato, figurati se tu gli puoi dare ‘idee’ di una qualche rilevanza, via!
5) al contrario del giornalista, al blogger – vanitoso e individualista – interessa che voi abbiate letto almeno una volta prima il loro blog (o addirittura siate lettori abituali): avete l’onere della prova di questo. E non mettete in cc: tutta la blogosfera (c’è gente permalosa in giro!).
6) non scriveteci che abbiamo bucato la notizia se non l’abbiamo scritta (magari eravamo in ferie, ok, oppure proprio non ci frega, oppure l’abbiamo vista di già su quell’altro blogger che ci frega sempre sul tempo, e allora piuttosto che arrivare secondi non la scriviamo per niente!). Insomma non ci guadagnamo niente dal blog, e anzi, corriamo solo il rischio di perdere la fiducia di quel piccolo manipolo di lettori, che però per noi è importante, e quindi prima di scrivere qualcosa ci si pensa due volte, ecco tutto.
7) il comunicato stampa in allegato non serve. Sembra sempre volerci mettere le parole in bocca, a noi, che come detto, siamo da Pulitzer (vedi regola 4)
8) …anzi, è dannoso, visto che di solito comprende frasi come quella seguente, che ci fanno incazzare tantissimo (non so perchè, forse quel ‘blog’ tra virgolette? forse perchè ci tenete a dire quanto siete bravi?)

Sta riscuotendo successo oltre ogni aspettativa nell’olimpo della pubblicità internazionale l’iniziativa ‘xxx’ pensata da yyy
per zzz.
“wwwww” è l’invito che, dallo scorso febbraio, migliaia di passeggeri trovano sui wwwwwwww dell’ssssssss, improvvisamente trasformati in giganti hhhhhhhh.
L’installazione fa parlare di sè su magazine, testate di settore, on line e non, e invade i ‘blog’ dei creativi di tutto il mondo.

insomma, più vi imbrodate su quanto siete bravi e quanto avete venduto in più, o quanti premi FigoAwards avete vinto, più ci fate rosicare, e state sicuri che non vi pubblichiamo proprio niente, visto che potremmo essere semi-colleghi… (ah, e non ci interessa la lista completa dello staff dell’agenzia dalla A di Art director alla Z di Zerbino)
9) le foto ad alta risoluzione non ci servono (sembra ovvio, ma non lo è per tutti, evidentemente)
10) ricordate che non siete le nostre fonti di notizie preferite, che sono, nell’ordine: gli altri blog, i tag/feed di technorati, google news, alert, ecc. ecc. Quindi molta, molta auto-ironia vi sarà necessaria, sia nel formulare le richieste, sia per incassare le eventuali risposte ricevute.
Ah, e avete l’obbligo di girare questo decalogo ai vostri clienti, che poi non ci dite ‘sì, lo so, ma il mio cliente no…’
1x) aggiungi nei commenti il tuo consiglio all’ufficio stampa, che li metto qui di seguito…

Che, poi questa cosa di scrivere CS ai blogger, mi dà sempre l’idea di una scorciatoia furbesca e fastidiosa, se non vietata; non so, come una macchina blu con lampeggiante che passa nella corsia riservata agli autobus. Perchè non aprite un blog e iniziate a parlare, o a conversare, semplicemente, come tutti noi?

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Guida in dieci punti al rapporto con i blogger, per uffici stampa 1.0
Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane.
Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.
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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

22 pensieri su “Guida in dieci punti al rapporto con i blogger, per uffici stampa 1.0”

  1. 11) scrivete mail brevi e oneste, tipo “ciao, siamo jjj abbiamo fatto hhh per qqq, saremmo interessati a conoscere il tuo parere (i blogger escono pazzi quando c’è da dare pareri). Trovi tutto il materiale e il lavoro che c’è dietro nella pagina www del nostro sito mmm.
    11bis) no siti in flash, no mail in html, no siti con nomi astrusi o di cui google non conosce l’esitenza.

  2. 12) “In casa di ladri non si ruba”: il marketing virale era vecchio nel 2004 e nel 1990 si chiamava passaparola, la campagna di stickering nella quale volete coinvolgerci è un’autodenuncia che il blogger non vuole sottoscrivere (il blogger odia essere denunciato visto che è un creative commons writer e sarebbe paradossale che oltre a non guadagnare buscasse pure una querela), il sogno del blogger è la semplicità e gli puzza ogni nome tra l’inglese e l’indocinese per indicare un tipo di marketing fenomenale inventato dal navigato consulente che dal 1963..
    13) se vuoi l’attenzione di un blogger stupiscilo senza ingannarlo
    14) Se vuoi chiamare un blogger fallo da un tuo spazio, parla di lui, il blogger si autodigita tutto il giorno su google e guarda anche la 123a pagina, vive su technorati e conosce a memoria chi lo linka, non gli scapperà la notizia da te riportata in cui con un link lo esorti a intervenire chiedendo il suo parere

  3. Se non fosse che questa gente si fa pagare, e si fa pure passare per “PR 2.0”, ci sarebbe da rotolarsi dalle risate. Il fatto è che sostanzialmente sputtanano tutta la categoria. Non so se è maggiore la loro incompetenza o quella dei loro clienti che sicuramente sono pure fieri e contenti che facciano per loro queste che considero autentiche stupidaggini.
    Proprio ieri commentavo sul blog di Mauro Lupi, partendo da una sua considerazione sul “viral marketing”, che se spammi senza ritegno i blogger più seguiti con dei comunicati stampa aziendali, ai tuoi clienti poi dici che fai comunicazione “attenta ai social media” e sei “capace di immergere il brand nella blogosfera”. Ma da quello che racconti ci sono anche marchiani errori “basics” (solo l’email con i grassetti mi fa rabbrividire…)
    Non ci sono parole… cioè ci sarebbero ma te le risparmio …

  4. Ciao
    lavoro nelle PR per un’azienda bancaria, e da un po’ di tempo sto ragionando sul tema che giustamente sollevi.
    Prima una nota generale.
    Le PR 2.0 non esistono ancora, perché non esistono ancora aziende o clienti di agenzie veramente 2.0… soprattutto nell’ambito dei prodotti di largo consumo o quando si tratta di iniziative di marketing, la gente si dimentica spesso che tutto quel che di nuovo c’è sotto il sole probabilmente è vecchio per chi nel 2.0 si muove, per passione, per interesse professionale eccetera. Inoltre, a mio avviso molti PR non sono abbastanza umili da comprendere che i blogger ne sanno cento volte più di loro dell’argomento di cui parlano, perché ne parlano per passione e non perché hanno un mutuo da pagare.
    Tu giustamente dici: ma perché per parlare con noi non vi fate un blog?
    Domanda che è è il centro della questione: ti risponderò che. nella mie esperienza, sono pochissime le aziende in grado di generare un flusso di informazioni e scambio costante.
    Le aziende non si fanno un blog perché non hanno cultura, non hanno persone, non sono abituate a un rapporto bidirezionale con gli interlocutori, hanno paura delle critiche… eccetera. In Italia ci sono molte aziende che stanno ancora digerendo il web 1.0, figurati il 2.
    Infine, un po’ di etica professionale-
    Sarà che immodestamente mi definisco una professionista seria, sarà che comunque non opero in mondi di prodotto “luccicanti”, inclini all’esagerazione, affollati… ma quando vedo le cose che ti scrivono i colleghi PR(imperdibile quello degli occhiali di Elkann, personalmente mi sparerei se mi costringessero a scrivere str***del genere, anzi mi licenzierei) mi deprimo molto.
    Quando ho iniziato a fare questo mestiere, ho avuto la fortuna di incontrare ottimi maestri, che mi hanno regalato un libro di Toni Muzzi Falconi. Nel libro c’è un decalogo che ho stampato a colori e incollato di fronte al mio computer. Ti mando la regola numero due
    Dare sempre al giornalista un valore aggiunto. Se non c’è un valore aggiunto percepibile, non dare nulla.
    Per concludere, propongo una regola personale: inventiamo le permission PR. Ovvero: contattiamo i blogger che ci interessano, e intavolando un discorso domandiamo onestamente se sono interessati a ricevere le nostre informazioni, via blog, o con altri mezzi se via blog non è possibile. Se i blogger sono interessati includiamoli nelle nostre liste. Altrimenti no.
    E così (forse) vivremmo tutti più felici e contenti…
    Che ne pensi?
    Scusa se mi sono dilungata, ma il tema mi tocca molto.

  5. A sta gente che non sa come si trattano i blogger… ottima guida… vedi di pubblicizzarla mandando un pò di mail in giro

  6. @sten, mi sa che i marketing manager non leggono i blog, ma che fondamentalmente ci leggiamo tra addetti ai lavori, e, vedendo esempi come questo, forse nemmeno tra di noi… E’ davvero preoccupante comunque che la PR in questione abbia sicuramente “visto” i blog a cui ha scritto, ma non li ha sicuramente letti, e comunque anche se lo ha fatto, non ha capito un accidente della blogosfera.

  7. @parolina: molto interessante l’idea del permission blog… e anche il tuo appunto su tenere conto che il blogger potrebbe essere piu’ informato di quello che si pensa in azienda.
    sull’aprire un blog, conosco bene le remore ;), intendevo blog dell’agenzia di PR, che dovrebbe avere meno problemi, in modo che i blogger interessati a quei clienti o a quel tipo di iniziative, si iscrivano volontariamente agli rss o lo consultino di propria iniziativa.
    @enrico: è palesemente chiaro e inoppugnabile la tua ricostruzione dell’accaduto.
    PS: mi ha contattato via mail la nostra PR, con le ‘scuse’ per la comunita’ dei blogger, ho avuto l’impressione che sia stata coinvolta senza formazione in una cosa piu’ grande di lei, e lei sventatamente non abbia proprio capito e nè voluto approfondire, cosa stava facendo e a chi stava inviando… se ripassa di qui la invito a riscrivere la mail che mi ha mandato, e io scrivero’ le mie precisazioni.
    Perchè qui non si mette in croce nessuno, ma si discute, o si fa un po’ di ironia, e basta.

  8. Vuoi essere 2.0 ???
    Facile, il comunicato stampa lo mandi ai blogger oltre che ai giornalisati, facile, no??
    I giornalisti scrivono un bell’articolo e tu pensi di essere grande agenzia di PR.
    Potresti dire alla PR che gli articoli glie li pubblicano perchè il suo cliente compra vagonate di pubblicità sulle riviste e non perchè lei è brava.Si lo so gli farà male poverina, gia c’è rimasta male. Pero magari capisce che le PR sono un lavoro e non confezionare mail e mandarle a tutti.
    Quello si chiama spam.
    Mi sono un po inacidito.. mi scuso :)

  9. poverina la PR… le avranno fatto una lavata di capo… ma anche da questo si impara
    Penso che approfondirò fra me e me l’idea di “chiedere il permesso”
    e se ne viene fuori qualcosa di meglio di uno spunto, farò sapere :-)
    comunque già che ci sono complimenti per questo blog, diverte e interessa!

  10. @parolina: e aggiungerei, “non ha effetti collaterali” :)
    @nonrassegna: lo spam qui viene rimarcato come squalificante per chi lo fa, ma nel caso dei volantini, non c’è niente da squalificare, quella non è comunicazione ma puro tradeoff tra costi della carta e dell’immigrato e ritorni di scontrini…

  11. Io non ho niente contro lo spam, anzi.
    Ma tra PR e spam c’è differenza come tra il volantinaggio e una pagina su una rivista.
    Non è che se scrivo sul volantino “DILLO AI TUOI AMICI” sto facendo viral marketing.

  12. Caro Gianluca,
    sarà la stessa che ha messo un commento in marketingblog nell’articolo relativo al customer engagement facendo spamming sul blog e indicando una falsa referenza come suo blog? Fammi sapere, please.
    Una bella lavata di capa [come dicono a Napoli] non gli la toglie nessuno.
    Un abbraccio.
    Pier Luca santoro

  13. no, quello è il solito vittorio d’amore che sta spammando alla grande in tutti i commenti dei blog, da tempo… un trollone ben conosciuto, ma molto pecorecciamente divertente, tanto è palese lo spam… ha anche sbagliato a scrivere il suo indirizzo, non era voluta la falsa referenza :)
    http://misturamarketing.blogspot.com/
    ecco lo spam storico che ha messo un po’ dappertutto, l’ho conservato per ricordo…
    http://www.haloscan.com/comments/gdiegoli/116596215537334807/#218455

  14. e cosa ne pensate di quei giornalisti che hanno aperto un blog e poi hanno guadagnato una paccata di soldi pubblicando libri con i post degli utenti?

  15. Sono un po’ in pena per la PR. Asspettavamo la sua mail nei commenti, se qualcuno la minaccia di lavata di capo non viene. Sempre che sia ancora viva, porella.

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