Perchè i ristoranti hanno il nome?

Sembra una domanda da bambini, e infatti lo è, in effetti*. Ma se ci si pensa un po’ a fondo, quando ogni attività di scambio era conosciuta e riferita ‘peer to (trusted) peer’ – immaginatevi un villaggio medioevale – non c’era nessun (bisogno di) nome e/o di insegna. La locanda era localizzata per conoscenza diretta, tanto i visitatori ‘di passaggio’ (esclusi dall’informazione in quanto non ‘collegati’ a nessun altro ‘pari’) erano pressochè inesistenti.

Solo la ‘spersonalizzazione’ delle città (con mancanza di possibilità di scambio info tra pari) ha poi richiesto in seguito che dovessero essere inserite insegne luminose, poi cartelloni, ecc. ecc. in un big bang di invasività.

Dove voglio arrivare? Il punto è che grazie al potere dell’informazione tra pari, data dalla rete, il processo opposto di implosione è già iniziato e non finirà più, le micro-comunità online si moltiplicano e si espandono, prendono come modello l’ecosistema dei villaggi medioevali, in cui potendo scambiare info direttamente e con persone ‘trusted’ le insegne diventano insignificanti e inutili.

Avete mai notato come da qualche tempo locali, molto trendy e/o molto buoni e/o molto affollati non hanno nemmeno il nome sulla strada?
Nel web i brand sono i nomi delle locande (detto grezzamente), le insegne sono rappresentate dai siti ‘ufficiali’, i banner – e in molti casi anche l’Adwords – sono i cartelloni 6×3. Ci sono ancora e ci saranno, ma non scommetterei il mio misero conto arancio sulla loro espansione e sulla loro efficacia futura.

*Mi spiego, mi sono reso conto che non è chiaro: [mini]bimba ha posto questa – testuale – domanda nella giornata di ieri. E dovendo rispondere per forza…

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Gianluca Diegoli
Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel settore digitale. Lavoro su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane.
Ho fondato la scuola di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli. Insegno digital marketing all'Università IULM di Milano.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri libri.

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Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel settore digitale. Lavoro su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho fondato la scuola di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli. Insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri libri.

8 pensieri su “Perchè i ristoranti hanno il nome?”

  1. Ricordi di scuola: durante degli scavi sono state trovate e tradotte delle vere e proprie insegne di taverne romane del tipo: “Gli dei ti saranno favorevoli se andrai a mangiare presso la taverna di XXXX”. Insomma… antichi si… ma anche loro il marketing lo praticavano…

  2. Ma sei sicuro che i clienti erano solo i “locali”?
    Anzi, secondo me erano più i “viandanti”, nella civiltà contadina i locali mi sa che mangiavano a casa. Al limite andavano a farsi un bicchiere alla taverna.
    Credo il nome del locale fosse quello del proprietario.
    Per intuizione.

  3. uhm, si’ probabilmente la metafora si riferiva piu’ alla taverna che alla locanda del viandante :)
    In ogni caso credo che la scelta fosse basata sull’info peer2peer e non sull’insegna.

  4. Veramente le insegne nascono proprio nel periodo medioevale. Ora non se si usavano solo per i fabbri,maniscalchi (ecc..) o anche per le taverne, ma sicuramente non risalgono all’epoca moderna!
    andrea

I commenti sono chiusi.