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La blogosfera non conta nulla.

Stare offline qualche giorno mi ha permesso di riflettere con calma su due temi distinti ma contigui.

Con un amico, ho discusso del suo sogno: in una città di provincia, aprire una free press stile Report che non sia condizionata dalla classica triade padana partito-banca-amministrazione. Alla mia immediata e scontata replica di quanto in alternativa sarebbe facile aprire un blog-giornale, magari con piccoli sponsor locali, ha efficacemente ribattuto su quanto sarebbe poco realistico pensare di raggiungere con un blog un numero di persone in grado di influire veramente sulle decisioni e sul futuro della città, considerato il numero di chi non ha accesso alla rete oppure non ne conosce e non ne usa pienamente le potenzialità informative.

La discussione mi ha colpito perchè spesso chi vive internet (incluso me) ne sopravvaluta e di molto la capillarità. In realtà, lui sosteneva, il web illumina e connette gli illuminati, e fa (o può) molto poco per attirare chi non è ancora ‘illuminato’: per questo, dice, devi passare prima per la carta stampata, partire dalle piazze, dai bar, dalle edicole, e solo poi pensare di parlare via web.

Invece con mio nipote teenager, ho cercato di capire quanto sia diffuso l’uso della rete, di quanto sia diffuso il blogging, finendo per accettare come per buona parte di questi 14-something la rete sia solo un’estensione creativa di quello che era il telecomando e che adesso si chiama eMule o YouTube, mentre la rete ‘scritta’ sia a loro completamente sconosciuta e priva di qualsiasi interesse, e di come anche i blog (gli 80.000 di Libero e le centinaia di migliaia di MSN), per come li intendono loro, non sono nemmeno lontanamente strumenti editoriali come li intendiamo noi, ma solamente una forma graficamente leggermente diversa di ciò che per noi è solamente un profilo di Facebook.

Insomma, tranquilli, tutto quello che succede nel regno di Blogbabel, pastiglie balsamiche, rasoi miracolosi, mestruazioni virali, discussioni sulla neutralità della rete, Persone Depresse, personalità confuse, barcamp belli vs barcamp brutti, contenuti mancanti, il forse-telefonino di Google, il sistema operativo leopardato, il buzzmarketing fondato sui blogger cosiddetti ‘influenti’, tutto questo rappresenta e sposta la realtà (perfino quella in scala 1:32 della Rete) quanto il peto di un topo modifica le previsioni del tempo a tre giorni.
E la cosa strana di oggi è che trovo tutto questo, se devo essere sincero, tranquillizzante.

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