[mini]marketing

      Il blog del marketing minimale.

14 luglio, 2008

Teorie che non lo erano (La Coda Lunga)

Vedendo passare sotto silenzio nella blogosfera italiana il dibattito sull'articolo dell'Harvard Business Review che mette in discussione la teoria della coda lunga (*), forse vale la pena di farci sopra qui due riflessioni al volo.

In sintesi l'autrice dell'articolo rileva, dopo un'analisi quantitativa e qualitativa dei download di brani digitali e dei noleggi dei DVD:

  1. che la testa (cioè la somma delle vendite dei pochi prodotti più venduti - di massa) è grossa, viva e vegeta, e anzi tende a ingrossarsi
  2. che la coda (cioè i prodotti di nicchia, venduti in poche unità) è sì lunga, ma è sottile-sottile-sottile
  3. gli acquirenti della coda sono power-user della testa, che a volte si inoltrano nell'oscurità dei prodotti della coda, e che nella maggior parte delle volte non danno valutazioni qualitative maggiori di quelle della 'testa', tutt'altro.
  4. i light-buyer comprano solo dalla 'testa' (cioè comprando poco, comprano testa)

In pratica, l'analisi sembra confermare, più che la teoria della coda lunga, la teoria del Winners-take-all, basata sul concetto che in una società ad ampia scelta e ad alta trasparenza informativa, quindi in pratica in concorrenza perfetta, una differenza minima qualitativa porta a concentrare le vendite su pochi e migliori 'oggetti', e inoltre, essendo le persone sociali, queste trovano un valore intrinseco nell'ascoltare cose simili, e non differenti.

Del resto, storie come quelle di Google e E-bay possono essere tranquillamente viste sotto questa luce: winners-take-all.

Ora, nessuno qua si sogna di mettere becco in una discussione così di alto livello accademico, anche se qualche dubbio l'avevo già espresso qui e qui, e tuttavia in parecchie occasioni la teoria della coda lunga mi era sembrata coincidere con quel "I want to believe" di x-fileliana memoria, soprattutto nella blogosfera che trovava finalmente un testo sacro che decretava la propria qualifica di popolo eletto.

Per esperienza personale, prendetela come una boutade e non piazzatela in qualche tesi eh, ho vissuto sempre la regola del 90-9-0.9, che rappresentava invariabilmente la percentuale sulle vendite del prodotto principale, di quello premium, e di quello premium-premium: per esempio, il dentrificio basic vende il 90%, quello più costoso con il principio attivo che crea assuefazione ai bambini che quindi sono costretti a lavarsi i denti in crisi di astinenza, vende il 9%, quello ancora più costoso con barriera anticarie con garanzia decennale e con superpoteri erotizzanti, vende lo 0.9%.

Altro che coda lunga, almeno a livello micro-aziendale. Io sono sempre stato infatti per tagliare tutto il tagliabile e concentrarsi su di un solo prodotto di successo. Tantopiù che Anderson ignora totalmente, beato lui, costi di produzione, organizzativi, di marketing, amministrativi, o di supporto (mioddio!) che ci sono, e in maniera fissa, o comunque tutt'altro che proporzionale alle vendite, anche in prodotti venduti in poche unità, laggiù nella coda lunga.

La coda lunga è una storia affascinante, ma forse dovrebbe essere ricondotta nell'alveo delle idee e fuori dal romanticismo: è una teoria/strategia da outlet, ex-post (i film che non sono diventati blockbuster, e che quindi sono stati grandi perdite, all'inizio, possono far guadagnare ancora qualche soldino) ma non utilizzabile ex-ante (produrre un film per la coda lunga non è economicamente sostenibile, se fatto con quello scopo).

Io credo che esista solo un mercato in cui la teoria in questione è assolutamente non in discussione: quello del web 2.0, dei socialnetwork, dei blog (ma non quello della 'stampa mainstream', però). I consumatori della coda (che sono poi anche produttori al tempo stesso) sono di più di quelli della testa, perchè i legami sociali e a-economici (contrapposti al mero scambio monetario), essendo quantitativamente e materialmente limitati, appiattiscono la curva (qui, qui).

In pratica, la teoria della coda lunga si adatta bene al mercato dell'internet autoprodotta, ma solo in quanto questa non è mercato in senso stretto.

 

(*) a parte la querelle nel merito, nell'articolo si sottolinea in modo maligno come il libro "La coda lunga" sia stato markettisticamente trattato, acquistato - a caro prezzo, quindi con una scommessa tipica da vero e proprio blockbuster, quale poi effettivamente è diventato, contribuendo all'utile della casa editrice molto più degli altri n libri a catalogo in quell'anno, libri della coda lunga, appunto.

Notizia originale via MaxKava - Il titolo riprende una "rubrica" di Luca Sofri che lui chiama genialmente "notizie che non lo erano"