Progressisti vs conservatori nei social network?

Scrive Mushin, in un post interessante sulle dinamiche sociali in rete:

Qualche tempo fa chiesi a Gianluca Diegoli di entrare nel mio network di contatti su LinkedIn. Mi rispose che lui su LinkedIn aggiunge solo persone con cui ha lavorato/interagito nel mondo reale.

In pratica mi classifica come “conservatore” spiegando meglio il suo punto di vista più avanti:

I conservatori sono coloro che tendono ad usare i Social Network (ed in senso lato tutti i siti che hanno funzioni social) in modo da replicare online i legami che si creano offline. In questo modo internet diventa un prolungamento del mondo reale. I progressisti invece tendono a costruirsi su internet un mondo autonomo ma collegato a quello reale: le attività sociali sono usate per acquisire nuove connessioni e conoscenze, esattamente come nel mondo reale, mischiando i contatti presi nell’uno e nell’altro.

I conservatori “puri” sono davvero pochi. La maggior parte di coloro che vive sul web usa un aproccio misto, tende ad essere progressista su social network come Facebook, informali e dedicati al tempo libero, e conservatore su social network direttamente connessi alla vita reale (come LinkedIn). Questa è una libera scelta, ma di certo ogni volta che si agisce in modo conservatore, si precludono le possibilità di nuove connessioni. […]

Ancorando gli utenti al tipo di profilo, sarà possibile mostrare solo alcune informazioni anziché altre senza doversi privare di accettare nuove connessioni per paura di condividere informazioni sensibili con sconosciuti e potendo scegliere di distinguere fra diverse classi di contatti accettando comunque anche connessioni da perfetti sconosciuti.

Preciso meglio il mio pensiero, per vedere se è effettivamente “conservatore”:

  1. su Linkedin (ma anche in Facebook, anche se con minore severità) aggiungo solo persone che ho conosciuto “realmente”, ma con questo non intendo persone che ho conosciuto nel mondo “reale” se inteso come fisico – e fa una grande differenza: la fisicità non conta, la conoscenza sì. Quest’ultima può derivare da scambi di mail, da discussioni in messaging, in commenti sui blog, qualsiasi scambio sociale di durata abbastanza prolungata che fa sì che io possa avere un giudizio positivo su di te (e possibilmente viceversa) anche se non so che faccia hai.
  2. I socialnetwork propriamente detti (in cui c’è un “collegamento”, non una “sottoscrizione”) hanno (secondo me) una ragione di essere solo nella reciprocitài profili differenziati di utenti sono un po’ un’invenzione delle varie piattaforme di SN per aggregare più utenti possibili, fare massa critica e aumentare il tempo speso al loro interno, per rubare il concetto di follower ad altre piattaforme di contenuti basate sulla sottoscrizione, e dare una via di uscita onorevole a coloro che non se la sentono di rifiutare tout-court.
  3. Quanto al precludersi di nuove connessioni, sono convinto che il valore del capitale sociale che aggrego in Linkedin non sia direttamente correlato al numero delle connessioni, ma al “peso specifico” di ogni connessione moltiplicato per il capitale sociale del mio contatto. Qual è il valore di un contatto semisconosciuto con un’attività a me semisconosciuta? Che può portarmi a contattare altri sconosciuti? Per quello su Linkedin esiste la richiesta di passare la richiesta attraverso una tua conoscenza, perchè bypassare questa modalità – per altro efficiente, se i tuoi contatti sanno chi sei?
    Inoltre credo che la maggior parte delle persone sottovaluti la possibilità che in Facebook si possa formare (anche indipendentemente dalla tua volontà) qualcosa che non vorresti far sapere al tuo capo o al tuo vicino di casa – e se tu consenti a migliaia di sconosciuti di guardare ogni cosa che fai, questo può tranquillamente accadere.
  4. Tutt’altra storia, secondo me, sono i servizi a cui posso semplicemente iscrivermi ai feed o al flusso, in modo unilaterale: io posso sottoscrivere un blog, un tumblr, un Twitter, un Friendfeed, un Flickr semplicemente perchè voglio rimanere in contatto con l’attività pubblica dell’autore, perchè mi piace quello che scrive o fotografa o dice o segnala. E questa modalità è anche un ottimo modo di farsi conoscere ‘gradatamente’ senza voler a tutti i costi che il mio contatto reciprochi subito, se non mi conosce.

I social network mi servono per arricchire la vita reale, intesa come unica. A costruirmi “su internet un mondo autonomo” non ci penso neanche. Siete conservatori o progressisti, quindi?

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34 Commenti

  1. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 10:28 AM | Link Permanente

    Sono d’accordo con quello che scrivi, e mi comporto da tempo in maniera anche forse un po’ più conservatrice.
    Riservo LinkedIn e Facebook per le persone che ho visto in faccia. In una categoria intermedia tengo Skype: prevalentemente contatti reali, ma capita di chattare anche con qualcuno con cui ci si deve confrontare senza averlo incontrato di persona. Infine, “tutt’altra storia” su Twitter e FriendFeed (ahimé che nome sbagliato per un servizio di tanto successo), senza pretesa di reciprocità.

  2. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 10:37 AM | Link Permanente

    Su Linkedin ho un approccio estremamente conservatore. Lo stesso sto cercando di fare con Facebook, anche se ho già incluso nella mia lista di amici gente con cui ho parlato una sola volta in vita mia o che non vedo da decenni.
    Ad ogni modo complimenti per il post.

  3. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 10:50 AM | Link Permanente

    Conservatore.
    Un paio di volte ho fatto l’errore di accettare persone sconosciute (che mi avevano scritto una mail personale di accompagnamento) e me ne sono pentito amaramente. Persone viscide e arriviste che hano usato il mio contatto per avere un endorsement con altri miei contatti.
    La vera forza dei social network è nella rigidità dei criteri di accettazione. Vale per facebook dove si cazzeggia perlopiù, a maggior ragione per linkedin.
    Adesso vado a sfoltire un po’ di contatti in linkedin
    ciao
    z

  4. Claudio Mastroianni
    Pubblicato 30 settembre 2008 alle 10:53 AM | Link Permanente

    Conservatore, anche troppo. Ma me ne vanto.
    Trovo parecchio irritanti i lumaconi nella vita reale. Figurati in rete.

  5. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 11:21 AM | Link Permanente

    Talmente conservatore che, eccezion fatta per LinkedIn, sui SN proprio non ci sono.
    Mi potrà smentire chi ha il mio indirizzo email nella sua rubrica di Gmail e iscrivendosi farà la ciclopica minchiata di dare a Facebook l’accesso alla propria rubrica, violando così la mia privacy o quantomeno rompendomi non poco le palle.
    Perché sì, ci sono su Facebook, occupandomi di web non potevo non conoscerlo, ma fortunatamente posso evitare che mi fagociti. Friends = 0.

  6. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 11:27 AM | Link Permanente

    eh conservatore, non mi piace non aver avuto uno scambio o una vicinanza virtuale o reale che sia con chi aggiungo – parlo di FB – di qualunque natura o valore (lavorativo o amicale) – per linkedin so già che nel momento stesso in cui deciderò di iscrivermi sarò anche un po’ più rigida nella scelta del network ciò non significa che non sono ben disposta verso il prossimo

  7. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 11:28 AM | Link Permanente

    sorry è rimasto il nome del sito mica il mio ;)

  8. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 12:25 PM | Link Permanente

    Una delle ultime volte che ho condiviso questa scelta, chiacchierando, con altre persone (ambiente SEM) mi è stato risposto: tu sei “pazzo”, io cerco di averne il più possibile.
    Aggiungo che, personalmente, ho qualche scrupolo anche ad approvare persone che “conosco” che hanno pensato bene di non personalizzare la richiesta di connection, che arriva così con il classico messaggio “Since you are a person I trust, I wanted to invite you to join my network on LinkedIn.” e simili.

  9. Sasuek
    Pubblicato 30 settembre 2008 alle 1:15 PM | Link Permanente

    Condivido totalmente, come peraltro sai gia’.. Io accetto su Linkedin solamente persona con le quali ho avuto a che fare in qualche modo (e che ovviamente ho piacere di avere nel mio network). Unica deroga sono gli Head Hunter o Recruiter in genere… ma e’ un’altra storia ;-)
    Quindi.. conservatore ma “ipocrita” :-)

  10. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 1:24 PM | Link Permanente

    Credevo di essere l’unico, e i sbagliavo. Il senso di LinkedIn, e la sua forza, è quella di intessere relazioni tra persona che hanno lavorato insieme o che conoscono reciprocamente le qualità professionali dell’altro. Per questo sono molto selettivo nell’aggiunta.
    Che poi non nego di avere un paio di “trofei”, ma è solo per lo sfizio di avere alcuni nomi nella lista; non credo li userei mai.

  11. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 1:37 PM | Link Permanente

    In effeti per LinkedIn (ma si potrebbe anche generalizzare il discorso) la personalizzazione della richiesta di amicizia è pressoché fondamentale per me. Sia in entrata che in uscita.

  12. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 1:45 PM | Link Permanente

    sulla personalizzazione del messaggio, a meno che non sia stato preannunciato per IM o mail, anche io sono d’accordo:
    se tengo ad avere una persona nel mio network, posso ben scrivere 50 battute personalizzate…

  13. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 5:34 PM | Link Permanente

    Io la penso esattamente come te, Gianluca.
    Farei anzitutto un distinguo tra LinkedIn e Facebook, che a mio avviso sono piattaforme dalle finalità differenti.
    Pur partendo dal presupposto che ognuno è libero di fare l’utilizzo che meglio crede di un SN, anche improprio, direi che LinkedIn sia ottimizzato per creare legami professionali (e la presenza di funzioni tipo la raccomandazione rafforza l’idea).
    La piattaforma di Facebook può essere utilizzata sia per legami professionali ma anche per varie altre cose: gestione eventi (per la quale è ottimale), relazioni di vario tipo, condivisione di contenuti, fini ludici, veicolazione di messaggi veloce, istantanea e mirata, ecc).
    Se ricevo una richiesta di contatto, tanto più se priva di messaggio di presentazione, posso scegliere di ignorarla se non è un contatto di mio interesse o se si tratta di un perfetto sconosciuto (vedi Lollita Hyun su FB).
    Alternativamente posso rispondere in privato chiedendo se per caso ci siamo già incontrati da qualche parte, sia sul web che di persona (come ad esempio mi è capitato l’altro giorno, quando ho aggiunto una persona che legge spesso il mio blog ma che non conoscevo).
    Alla luce di queste riflessioni, penso che attualmente ci siano alcune piattaforme più adatte al prolungamento dei contatti della vita “reale” ed altri più adatti allo sviluppo di relazioni nuove.
    Non è tanto un concetto di essere conservatori o meno, quanto quello di utilizzare a seconda delle finalità di volta in volta lo strumento più adatto, come in tutte le cose.
    Sono molto interessanti a tal proposito la varie riflessioni di Roldano De Persio (http://www.themarketer.info) sul concetto di “massa critica” e di utilizzo dei SN tipo Facebook come potente strumento per creare forme di aggregazione trasversali e per veicolare efficacemente nella veicolazione i messaggi (il “caso Carrefour” da questo punto è emblematico).
    Su quest’ultimo aspetto però concordo con Gianluca, quando parla di “peso specifico di ogni connessione moltiplicato per il capitale sociale del mio contatto”.
    Tradotto, sarebbe come dire “qual è l’efficacia di un messaggio veicolato verso un contatto che conosco poco o niente?”
    La possibilità che colleghi di lavoro o vicini di casa con cui non si intrattengono buoni rapporti possano venire a conoscenza dei fatti nostri è reale ed è uno dei motivi per cui evito contatti di questo tipo.
    Per farsi conoscere gradatamente esistono anche altri sistemi, tipo il poke in Facebook o il nudge in Twitter, apparentemente caduti in disuso (ahimè, pure io ne faccio poco uso, lo ammetto).
    Un’ultima considerazione va fatta sulle controindicazioni dell’aggiungere contatti a casaccio o “raccogliticci”: in Twitter potrebbe capitarti ad esempio il grafomane di turno che riempie la lista dei tuoi messaggi, troppi contatti in Facebook farebbero aprire in continuazione la solita pop-up di notifica (neanche fosse un flipper), in LinkedIn potrebbe capitare quello che è già capitato a @zen, e così via.
    Ad oggi in Facebook ho la miseria di 30 contatti, però (a parte 3 o 4) molto selezionati e relativi a persone con cui avevo avuto in precedenza contatti: alcuni di questi li considero amici nel senso più stretto del termine e in fondo mi sta bene così.
    Scusa se mi sono dilungato.
    Roberto

  14. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 6:47 PM | Link Permanente

    Se essere conservatori è inserire nei propri social network solo persona che si conoscono bene (magari non fisicamente, ma è irrilevante), allora sono ultra-conservatore.
    Le mie uniche eccezioni le ho fatte nel 2004, quando LinkedIn era poco diffuso in Italia e senza avere degli “hub” cui appoggiarsi, era impossibile far viaggiare le proprie richieste di connessione. Ora, invece, è la piattaforma stessa a darti la possibilità di metterti in contatto con chi vuoi, in maniera versatile e senza spam implicito.

  15. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 8:49 PM | Link Permanente

    @gmazza: vero, una volta gli “hub” erano necessari, ora non piu’. una considerazione su cui riflettere un po’ piu’ in generale e approfonditamente.

  16. Pubblicato 30 settembre 2008 alle 10:42 PM | Link Permanente

    Da conservatore idealista, qualche volta mi sono fermato a riflettere su queste dinamiche.
    Forse la definizione di “progressista” è troppo bonaria.
    Noto che molti progressisti in realtà sono spinti da una sorta di desiderio compulsivo di mostrare agli altri quanto ce l’hanno lungo. Per loro il numero di contatti rappresenta la forza riproduttiva, una conferma del proprio ego. O anche l’illusione di fare PR on-line.
    In realtà internet si rivela spesso un mezzo di contatto superficiale e deresponsabilizzante.
    Il non rispondere a una mail, o lasciare cadere nel vuoto una richiesta di aiuto, sono pratiche abbastanza diffuse.
    Una volta ho usato Linkedin per chiedere un esempio di vision aziendale tra i miei contatti e su 10 invii ho ottenuto 2 risposte. Da questo se ne deduce che:
    (1) io conto come i cavoli a merenda ;-) ok;
    (2) la gente lavora e non ha tempo, ok;
    ma
    (3) il coinvolgimento reale dei social network “seri” è ben al di sotto di quanto la parola “social” voglia esprimere.
    Se invece di una richiesta seria su Linkedin avessi inoltrato un invito creativo e di cazzeggio su Facebook probabilmente avrei avuto più successo.
    E questo mi fa riflettere su quanto sia difficile far diventare “azione” ciò che di serio viene idealizzato sulla rete. La rete è informazione, e per sua natura l’informazione è più soggetta all’immobilismo fisico, o al movimento prettamente digitale.
    A patto che non si voglia andare in piazza a fare la battaglia dei cuscini.

  17. Pubblicato 1 ottobre 2008 alle 8:07 AM | Link Permanente

    Interessante discussione.
    Sono in minoranza, non so se posso essere classificato tra i progressisti, perché ho sempre ritenuto scortese rifiutare chi cerca un contatto, ad esempio su Linkedin, ma poi sono molto selettivo con chi cerca di “sfruttare” il mio network e non metto in connessione persone che non conosco.
    Non posso che essere d’accordo con i commenti che mi hanno preceduto.
    Quante persone mi hanno contattato, collezionisti di grandi numeri? Poi cosa è successo, si sono attivate delle relazioni? Neanche per sogno, non è successo nulla. Molto meglio dai commenti sul mio blog o su friendfeed invece è successo.
    Su Facebook mi limito ad osservare le dinamiche che si creano, che per certi versi, non sempre hanno una spiegazione logica.
    Molto interessante il commento sul vojeurismo digitale, credo sia un tema da non trascurare.

  18. Pubblicato 1 ottobre 2008 alle 9:01 AM | Link Permanente

    Sono d’accordo con Matteo Bianchi su quella “sorta di desiderio compulsivo di mostrare agli altri quanto ce l’hanno lungo”. Credo comuqneu che questo atteggiamento di incetta di contatti, questa corsa ad accrescere il proprio monte/amici sia una pratica molto più diffusa su social network come MySpace. Su Linkedin e Facebook accade, anche se meno frequentemente – a mio modestissimo parere.

  19. Pubblicato 1 ottobre 2008 alle 9:17 AM | Link Permanente

    Mah, io vedo sempre più persone nel vortice di Facebook.
    Prima o poi finisce che ai posti di blocco ci faranno anche il Facebook-test. meno di 10 amici? Ritiro della patente!

  20. Nicola Bonora
    Pubblicato 1 ottobre 2008 alle 12:27 PM | Link Permanente

    Avanzo una tesi: una curva di passaggio dal progressismo al conservatorismo, funzione diretta dell’inutilità di leggere che un contatto sconosciuto “si sta tagliando le unghie”.

  21. Pubblicato 1 ottobre 2008 alle 12:56 PM | Link Permanente

    @all: molto interessante, grazie del vostro tempo. :+:

  22. Pubblicato 2 ottobre 2008 alle 8:53 AM | Link Permanente

    Interessante questa dinamica progressisti/conservatori!
    Ho ripensato alle esperienze mie e dei miei amici e di fatto é vero che c’ è questo “spaccamento”…..per quanto riguarda me, io sono decisamente progressista, mi piace frequentare sul web non solo i “soliti noti”; anzi prediligo nuovi nomi, nuovi stimoli, nuovi opinioni.

  23. Pubblicato 2 ottobre 2008 alle 10:36 AM | Link Permanente

    Io sono un lettore fedelissimo di minimarketing (e di altri) da anni. Lo linko, lo cito, lo inoltro, lo promuovo. Qualche volta, rarissima, ho commentato. Più che altro ho letto anche i commenti. Significa che conosco Gianluca? No. Non gli chiederei di aggiungermi a linkedin o ad altri siti di SN. Non abbiamo mai avuto interazioni, nè nel mondo fisico nè sul web. Anch’io quindi voto conservatore, su questo tema.

  24. Pubblicato 2 ottobre 2008 alle 3:44 PM | Link Permanente

    Per una volta, sono rappresentate qui due posizioni, diametralmente opposte, ma ugualmente condivisibili.

  25. Pubblicato 2 ottobre 2008 alle 4:12 PM | Link Permanente

    posso però aggiungere che, se mi arriva una richiesta di contatto da qualcuno, la leggo e rispondo in ogni caso.
    Dipenderà anche dalla quantità, certamente, ma credo sia giusto così.

  26. Pubblicato 2 ottobre 2008 alle 4:30 PM | Link Permanente

    Io non soffro di celhopiùnghismo e non amo le mezze misure dunque tendo ad essere conservatore o progressista a seconda del mezzo che uso. Perchè su Linkedin il discorso è diverso, si è passati dalla fase iniziale della ricerca lavoro ad un insieme di relazioni con le persone che stimo professionalmente o con le quali ho lavorato.
    Credo che il cambiamento sia stato necessario nella diffusione stessa di Linkedin e che la necessaria personalizzazione del messaggio “le raccomandazioni” renda salutare i rapporti (anche se d’altronde informali) di Linkedin. Nelle altre reti sociali il mio attegiamento è diverso, sono meno severo ma in ciò mi aiuta ad esempio la possibilità di creare dei “gruppi di persone” come avviene su Facebook. Se i rapporti tra le persone potessero essere descritti in maniera binaria allora la vita sarebbe davvero noiosa.

  27. Pubblicato 2 ottobre 2008 alle 4:39 PM | Link Permanente

    “Io non soffro di celhopiùnghismo e non amo le mezze misure.”
    la stampo e la appendo

  28. Pubblicato 2 ottobre 2008 alle 7:11 PM | Link Permanente

    boh, io faccio il contrario… su Facebook prediligo (quasi sempre) le persone che conosco. Su linkedin quelle che professionalmente mi piace seguire on line. Poi mi viene naturale piano piano replicare i contatti da uno all’altro…

  29. Pubblicato 4 ottobre 2008 alle 5:42 PM | Link Permanente

    Moooolto interessante, soprattutto il passaggio sul capitale sociale…

  30. Pubblicato 5 ottobre 2008 alle 6:31 PM | Link Permanente

    Scusa il ritardo, ma non mi era arrivato nessun pingback, per cui ti ho letto solo oggi (settimana lontana dai feed).
    Va da sé che ti ho preso come esempio di una cosa di cui volevo parlare, proprio per via del breve scambio che abbiamo avuto. Ho trovato interessantissime le tue considerazioni, soprattutto al punto 3.
    Sul valore legato al “peso” delle connessioni, anziché al numero di connessioni così come al meccanismo dell’introduzione a mezzo contatti terzi, non posso che essere d’accordo. Ma ho notato (e da qui la mia tendenza ad un uso “progressista” di LinkedIn), che questi strumenti/meccanismi funzionano poco bene fuori dagli ambienti anglosassoni. Nella pratica mi sono trovato “impantanato” nel meccanismo di raccomandazioni ed introduzioni proprio a causa della fondamentale dis-abitudine italiana a capire bene cosa significhino questi strumenti, in un paese dove “raccomandazone” resta ancora un insulto e dove i miei contatti sono fatti miei.
    Il focus mi sembra utile spostarlo su come vengono gestiti i contatti: in fondo che tu aggiunga contatti che conosci o contatti per conoscerli, secondo me l’utilità sta proprio nel fatto che il social network ti consente di alimentare la relazione, mantenendola o creandola.
    Ti ringrazio per lo spazio che hai dato alla discussione.

  31. Pubblicato 7 ottobre 2008 alle 6:03 PM | Link Permanente

    C’è una questione fondamentale a cui non trovo nessuna traccia di risposta anticipata nel post e nei commenti fin qui letti. Dei contatti con cui si ha già una relazione si sarà già in possesso di una email, di un numero di telefono, di un contatto IM (Skype, Windows Live Messenger, Yahoo!, ecc.) o altri ancora; dunque cosa aggiunge con loro l’impiego di LinkedIn?
    Detto in un altro modo: un utilizzo conservatore di LinkedIn che ragione d’utilizzo dà a LinkedIn?
    Lascio la domanda totalmente aperta per non condizionare le eventuali risposte e riflessioni.

  32. Pubblicato 7 ottobre 2008 alle 10:26 PM | Link Permanente

    Ciao Gianluca,
    Come dicevo qualche sera fa ad una persona che mi parlava di social netowrks territoriali/locali:credo che la natura stessa dei social netowrks sia incongruente con il concetto di territorialità.
    Riportando questa affermazione a questa interessante discussione:un social network qualunque siano il target o la tematica implicati, mira alla facilitazione di contatti fra gli individui.
    Tanto più esteso è il netowork di contatti che un utente riesce a creare, tanto più il social network ha avuto potenzialmente successo.
    Puntualizzo potenzialmente perchè,come tutti noi sappiamo, ci sono individui che collezionano “profili amici” per sport nei vari luoghi di aggregazione online. In questo caso pur avendo una rete estesa di contatti,il progetto del social network è lontano dall’essere raggiunto.
    Io di certo sono una “progressista”(uso questo termine solo perchè è in linea con il thread…in realtà lo detesto!:) ).
    Personalmente nei social networks ho costruito delle amicizie che mi hanno permesso di realizzare alcuni progetti importanti, con persone che non avevo mai incontrato fisicamente.
    Se non avessi”addato” alcune persone o “feedato” altre nei social netowrks,la mia vita sarebbe di certo diversa e mi mancherebbero delle presenze importanti che mi hanno portato alla relaizzazione di importanti tappe professionali.
    Sono d’accordo con te quando dici che non ci pensi neanche a costruirti una vita parallela online:i media (vecchi o nuovi che siano) devono sempre e comunque restare uno strumento che facilita, mai devono divenire il surrogato del reale.
    Credo che usare i social networks solo per restare in contatto chi si conoscoe realmente equivalga a non fruirne appieno le potenzialità: si rishia davvero di sotituire i rapporti reali; mentre creare network online può aiutare a superare alcune barriere che la vita reale impone.
    Ci sono progetti nati nei social networks e scaturiti dalla collaborazione on line di individui che si sono conosciuti on net e nella vita reale per fare un brain storming face to face avrebbero dovuto fare chilometri e chilometri.
    I social networks nascono per mettere in contatto persone che nella vita reale avrebbero poche chanche di incontrarsi e chiacchierare dei propri interessi,credo siano un’ottima invenzione.
    Non credo infine,che avere un profilo su Face Book,piuttorsto che su Mypace o Twitter equivalga a non avere una vita privata: suvvia, sappiamo tutti che non è così.Un canale è fatto per veicolare l’informazione e l’informazione nasce da chi la fa, quindi come in tutte le cose che facciamo, basta usare la testa e sfruttare al meglio gli strumenti che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione.Io tramite i miei profili social veicolo solo ciò che ritengo faccia parte del mio profilo pubblico,tutto ciò che fa parte della mia sfera privata, lo scrivo nel mio taccuino o resta negli appunti del mio pc.
    Ecco credo di aver scritto tutto…:)
    Ciao Gluca:)
    A presto,sempre bello leggerti.
    Linda

  33. Pubblicato 8 ottobre 2008 alle 7:26 AM | Link Permanente

    @CommVill Ti rispondo io: la differenza tra contatti aggiunti in LinkedIn, piuttosto che in Facebook o altri ambienti di social networking, ma di cui si è già in possesso di un contatto (email, telefono, IM, ecc) è sostenziale.
    Nel primo caso si ha una relazione di tipo one-to-one, mentre nel secondo di tipo many-to-many.
    Nel secondo caso abbiamo quindi una rete di relazioni più forte, al cui interno le idee circolano con una velocità esponenziale, dove è più facile e immediato aiutare o essere aiutati, ricercare od offrire collaborazione, ad esempio.

  34. Pubblicato 8 ottobre 2008 alle 9:42 AM | Link Permanente

    rieccomi, scusate la scarsa partecipazione alla discussione ma ero in ferie offline, a proposito di ;-).
    @CommVill: altra differenza oltre a quanto scritto da postoditacco, lo status, l’aggiornamento, la ricchezza di info.
    @linda “Credo che usare i social networks solo per restare in contatto chi si conoscoe realmente equivalga a non fruirne appieno le potenzialità: si rishia davvero di sotituire i rapporti reali; mentre creare network online può aiutare a superare alcune barriere che la vita reale impone.”: la penso esattamente cosi’! credo che tu creda di non essere d’accordo con me solo in quanto intendi il mio “reale conoscenza” con “face2face”, e non è così: conosco meglio persone che non ho quasi mai visto, del mio vicino di casa che vedo tutti i giorni.
    @mushin: giusto, in effetti si tratta di capire se l’altro contatto usa il social network per *consolidare* o per *creare* relazioni. Ogni strumento ha infiniti usi possibili, nessuno giusto o sbagliato.
    @all: in effetti riflettendo con calma, ripensavo a mio nipote e al suo uso di MSN (che potrebbe essere un po’ equivalente al FB dei 30 something, come scopo) – alla mia domanda su *chi* fosse un certo contatto, mi ha detto “e che ne so, uno con cui ho parlato”. I “digital natives” come ultraprogressisti, quindi?

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