Essere (1999) vs partecipare (2009)

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Il dubbio è: fino a quando servirà un sito scollegato dalla conversazione in corso? E perché continuare a usare i social media per portare traffico al proprio sito quando le persone vogliono rimanere nelle zone sociali della rete?

(questo post è liberamente ispirato da quest’altro)

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Gianluca Diegoli
Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel settore digitale. Lavoro su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane.
Ho fondato la scuola di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli. Insegno digital marketing all'Università IULM di Milano.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri libri.

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Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management nel settore digitale. Lavoro su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho fondato la scuola di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli. Insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri libri.

19 pensieri su “Essere (1999) vs partecipare (2009)”

  1. Ciao carissimo.
    Bingo: perché continuare a usare i social media quando le persone vogliono rimanere nelle zone sociali della rete ? Di disarmante semplicità ma come sempre illuminante.
    E’ una cosa che va avanti da anni. Prima nei ng (quando ancora non erano webbizzati da google), poi nei forum, poi nei blog e ora nei social media. La maggior parte di chi lo fa senza voglia, ha esattamente quell’obiettivo: distrarre dall’area sociale verso la propria “sfera” (sai che qualche tempo fa scrissi quel delirante post facilmente rintracciabile con “teoria delle sfere”).
    Sono completamente d’accordo, ogni giorno lo vado ripetendo a coloro che usano male alcuni strumenti che metto a disposizione, magari duplicando una parte dei loro post, troncandoli per giunta, con link di rimando da un’altra parte della rete, la loro. Penso che i social network stiano mettendo in serio pericolo i blog. Non perché i blog non siano più validi quanto perchè probabilmente – eccetto alcuni rari casi – verranno inglobati in ambiti più ampi e più frequentati.
    Penso invece che il sito personale continuerà a servire ma solo come strumento di approfondimento per chi, leggendo di te su un sn, poi voglia approfondire entrare più in dettaglio. Pensare che tutto finisca nei sn sarebbe triste, sarebbe un po’ perdere quelle mille strade in cui si dirama adesso la rete standardizzando il modo di presentare l’informazione e i contenuti sul modello di questo o quel sn di riferimento. Il sn nei confronti del sito personale / aziendale sarà IL nodo di collegamento principale. Diverrà (è già) indispensabile avere un network di relazioni su questi sn, sia generalisti (facebook, linkedin) che di settore.
    Ma la traslazione delle conversazioni del tipo: ciao, ho scritto una roba veramente avvincente qui, vieni a leggere, farà sempre più incazzare la comunità di turno. Se arrivo a te, è perché io ho scelto di farlo, non perché tu me lo hai chiesto.
    Tutto rigorosamente beta e imho.
    :-)
    Ciao, Fil.

  2. Il tuo schema è molto bella. Per certi versi sono ancora fermo al 1999 e credo vada bene così, anche in futuro. E immagino sia così per molte persone che magari ci arrivano per caso sui social media ma credono di essere ancora lì nel cerchietto più piccolo.
    Ecco la tua domanda è fondamentale: è davvero necessario? Penso di no.

  3. Beh, “Essere” è tipicamente egocentrico e come tale invasivo/aggressivo; “partecipare” è “social” (scusa ma non penso ci sia termine più adatto).
    Il passaggio dall’uno all’altro per le aziende (e cioè tutto quello che è sottointeso dalle frecce del tuo modello) comporterà un necessario percorso di apprendimento che all’inizio le porterà a “fare finta di partecipare” e poi a capire che per partecipare davvero bisogna cambiare i mindset, i paradigmi di base della comunicazione. Il tutto per arrivare ad usare gli strumenti adatti nel modo adatto per ciascun tipo di comunicazione. Il sito servirà ancora ma dovrà essere solo uno degli strumenti “del portafoglio”
    IMHO ovviamente
    A.

  4. Completamente d’accordo. Bella tra l’altro questa sulle aziende che “fanno finta di partecipare”. Ce ne sono un mucchio ed è la soluzione peggiore per l’azienda. Meglio niente piuttosto. Io nel mio piccolo settore enogastronomico ne sto allevando tante ma tante che dal nulla cominciano a comunicare veramente come si deve.
    E’ un lavoro sporco ma qualcuno…
    Ciao, Fil.

  5. Ho paura che il traffico verso il sito sia un po’ come i lettori dei quotidiani che in teoria leggono tutte le righe dalla prima all’ultima pagina (questo è quello che sostengono i loro venditori di pubblicità). Forse è meglio ignorare il traffico, e pensare che la reputazione viene costruita in un altro modo, ovvero stimolando le conversazioni nei media sociali (fuori dalle mura amiche del sito). Quando la reputazione c’è, prima o poi arriva anche il traffico.

  6. Io non credo che i due modi siano sostitutivi, ma che siano perfettamente complementari.
    Partecipare senza essere non è possibile, ma essere senza partecipare non è completo. Cercherò di chiarirlo meglio, perché non riesco a spiegarlo in poche righe.

  7. Non sono per nulla d’accordo e poi chi sarebbe quell’altro lì cui ti sei liberamente ispirato? Ma chi è? Ma chi lo conosce?
    Prima di scrivere bisogna documentarsi mica si può prendere per buono che scrive il primo blogger che capita :)
    Comunque ai prossimi clienti, parenti amici e blogger non dovrò più dire:”vuoi che ti faccio un disegnino?” Gli faccio vedere direttamente il tuo :)
    PS
    CC che vuol dire? carabinieri?

  8. bello questo sito, mi sta dando un sacco di spunti per la tesi. Poi a differenza della maggior parte degli altri porta alla comprensione più in profondità (nonostante la relativa brevità dei post) delle cose, piuttosto che limitarsi a dire quali sono i nuovi trends e basta. In certi blog sembra che si scriva per delle scimmiette ammaestrate che devono sapere tutto senza capire niente. ora basta, troppo miele

  9. Anche per questo, querido, chapeau.
    Il sito aziendale potrebbe tenersi la parte di mission e vision (+ blog dell’AD?) e anche quella di aggregatore di questi frammenti di identità aziendale?

  10. @miriam, si’ ovviamente è un’estremizzazione per la discussione. un punto di raccordo, immagino, servirà, anche se vedo il blog come destinato a incarnare la mission e la vision.
    @all: thanks :)

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