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  • Marketing e interazioni tra persone e aziende, dal 2004

Il marketing insegnato (d)ai negozianti (Ep.4 – Letti – remake del remake)

vietato dormire quiNon era mia intenzione tornare sull’argomento, ma ieri sera, davanti a questa wannabe-chic esposizione di arredi interni situata all’interno dell’area partenze (quindi non proprio a rischio squatting) di un invernale e disabitato aeroporto di Olbia (esposizionne ovviamente priva di vita e di qualsiasi interesse o sguardo o visita), così ben transennata e vigilata dall’ormai classico cartello "E’ vietato coricarsi sul letto/don’t lie down on the beds" – in due lingue, non ho potuto fare a meno di fotografarne la sterile installazione, pensando a quanto sarebbe stato invece cool, attraente, strabiliante incentivare stanchi e annoiati viaggiatori a stendersi sui morbidi materassi (almeno per qualche minuto, via) e quanto questo avrebbe attratto gli sguardi di chiunque passasse distrattamente di là.

Non si pretende mica che siate comunicazionalmente geniali come Ikea USA, ma per una volta, per favore, un po’ di fantasia, zombie che non siete altro.

PS: ok, capisco i negozianti che temono più l’inutilizzabilità postuma di quanto esposto che non le mancate vendite. Ma se temete questo, non esponete, risparmiate soldi e anche l’oggetto.

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10 commenti

  1. E’ troppo se dico che sono degli imbecilli?

  2. non sono un esperto ma ho il dubbio che del materiale usato per gli allestimenti non se ne facciano molto dopo lo pseudoevento.
    Non vorrei facessero come quando i negozianti cercano di venderti il navigatore in vetrina, l’ultimo disponibile, quello legato con filo d’acciaio, a prezzo pieno.
    E quando tu obietti … “scusi ma questo è tecnicamente un prodotto usato, toccato, forse caduto” loro ti dicono … “guardi, lo abbiamo esposto da pochissimo” !

  3. Lasciamo perdere i commercianti. Sarebbe come sparere sulla Croce Rossa o su un cavallo morto…
    Il tuo post mi fa venire in mente quando mi recai da un potenziale cliente (allora ero art director di un’agenzia di comunicazione pop) per proporgli un’approccio “IKEA oriented” per la loro catena di negozi di arredo bagno-pavimenti-rivestimenti. Per tutta la durata della presentazione i due titolari si guardarono tra di loro con delle facce miste di terrore/sgomento/assoluta incomprensione per ciò che gli stavo proponendo.
    Allora avevano 5 grandi negozi a Roma. Ora ne hanno uno solo e pure piccolo.
    Dopo qualche anno andai da loro in veste di potenziale acquirente: dopo aver atteso inutilmente per 45 minuti il mio turno (con il numeretto, manco fossi al supermaket) data la folla di avventori che non riuscivo però a scorgere, me ne andai.

  4. Che si offendano pure, quello che fanno così sono dei BOTTEGAI. Sono quelli del “non diamo informazioni per telefono”. Ed io non compro, e loro chiudono, perchè chiudono.

  5. ah, ah! sono transitata anch’io all’aereoporto costa smeralda poco tempo fa, e nel vedere quei mobili abbandonati lì in mezzo (con tanto di improbabile cordoncino respingi-folla) ho fatto la stessa identica considerazione… vien proprio da dire: che tristezza!

  6. Sasuke

    Pero’ e’ anche vero che molti produttori (soprattutto nella consumer electronics) non applicano dei prezzi scontati o della protezione di prezzo per quei prodotti aperti, magari toccati, usati e caduti, che vengono acquistati dai negozianti per essere esposti e contribuire cosi non solo al proprio profitto ma anche al brand, m/s ecc ecc.
    Forse ci vorrebbe un po’ di sensibilita’ anche dalla parte del produttore e si potrebbe interrompere questa orribile usanza del “vietato toccare”.

  7. Tanti, troppi negozianti sono diventate persone tristi. Manca il guizzo, il divertimento di fare un mestiere, di uscire dai soliti binari, di mettersi in gioco. Queste tue analisi dei disastrosi atteggiamenti antimarketing ed autolesionisti potrebbe essere allungata a dismisura con migliaia e migliaia di casi. E’ un problema diffuso un po’ ovunque: il termometro della società italiana in questi anni segna “moscio” (subito sopra “tristesssaaaaa”). Ma divertiamoci un po’, perbacco!

  8. Credo che dovremmo smettere di usare la parola marketing. E’ antipatica non significa nulla e, soprattutto è obsoleta. Lancerò un meme nel mio blog aprire una riflessione e magari usare un altro nome. Cosa ne pensate?

  9. @andrea: troppo facile cambiare nome, è anche questa una politica di oldmarketing :)

  10. Gianluca, non mi sembra così facile trovare un nome che sia un’autentica sintesi del suo attuale significato.
    Il nome corretto, magari in italiano, aiuterebbe le persone ad intuirne la funzione senza la confusione che lo penalizza.
    Old marketing? Il temine “old” mi piace molto se significa “antico”, meno se significa “vecchio”.
    Certo cambiare nome non è la medicina ma costringerà noi a guardarci dentro la camicia, e permetterà ai piccoli imprenditori di avvicinarsi all’argomento con minore diffidenza. Magari con piacere.