Il mio impatto infantile con il fundraising

Nel paese di Montebasso, sull’appennino emiliano, il primo giorno dell’anno i bambini si alzano presto per andare in giro ad augurare il buonanno — si dice e si scrive così, tutto attaccato — alle case del borgo. A Giovanni, che ha appena compiuto dieci anni, non interessa tanto il Capodanno — sì okay, meglio i botti dei cinesi o quelli dei napoletani? e la vecchiona impagliata, bruciata in piazza, tutte cose divertenti per i turisti ma non memorabili. Ma il primo giorno dell’anno, invece, oh sì che è importante: dalla sera ci si confronta con gli amici per capire in quali case vivono i vecchietti, che magari ti fanno un terzo grado su chi sei e chi è tua mamma e tuo papà e tua sorella e perdi almeno mezz’ora per raggranellare sì e no cinquanta centesimi, e in quali invece ci sono le vecchie stronze che ti chiudono subito la porta in faccia, in quali villette a schiera svernano per le feste famigliole con bambini piccoli che ti fanno festa, ti danno pure da mangiare i dolcetti ma poi niente soldi, e invece in quali appartamenti ci sono i ragazzini semi-maggiorenni in settimana bianca che a malapena riesci a svegliare da quanto sono fumati, anche con prolungate scampanellate ritmiche. E che soprattutto non conoscono la tradizione: ti guardano, li fissi e questi miserabili non si ricordano più che il buonanno non è gratuito, è — banalizzando — a offerta libera, un po’ come le feste patronali e quelle dell’Unità. Perciò tutto deve essere perfetto: strategia geolocalizzata, facce da bravi ragazzi, un po’ di vivacità ma non troppa, spirito d’iniziativa, squadre non troppo numerose (la cifra donata è fissa a visita e non proporzionale al numero degli auguranti, dicono i big data) ma nemmeno solitari questuanti — che poi da soli ci si rompe le palle o ci si perde d’animo dopo due o tre colpi a vuoto. E soprattutto serve fiuto e senso del rischio: sì, rischio, perché è nelle case sconosciute, abitate dai veri turisti forestieri con il Cayenne e non dai quasi-residenti del weekend, che ci si gioca il colpo grosso, in cui c’è magari il bolognese che non trova la moneta e ti tira fuori dal portafoglio il cinque o il dieci euro. E’ il turista ignoto a fare la differenza tra una raccolta decente o una superlativa da ricordare come le annate buone del vino o i campionati di calcio vinti o la depressione da incasso misero che te lo usi tutto in un pomeriggio ai video della sala giochi del pattinaggio, dove il gettone costa ancora venticinque centesimi.

(Località e dettagli sono stati cambiati per non lasciare tracce in internet. La Porsche Cayenne non esisteva, al tempo, per fortuna, ma il senso era quello.)

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Pubblicato da

Gianluca Diegoli

Nato davanti alla TV ma con un'esperienza ventennale di management su digital marketing, ecommerce e comunicazione online per le maggiori aziende italiane. Ho creato il progetto di formazione Digital Update con Alessandra Farabegoli e insegno digital marketing all'Università IULM di Milano. Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore, Social Commerce per Apogeo, e 91 Discutibili Tesi per me stesso.

4 pensieri su “Il mio impatto infantile con il fundraising”

  1. Hai dimenticato in pieno la fidelizzazione e la tempestività.

    Fidelizzazione: ci sono persone che pagano tanto perché ti conoscono, sanno che un anno prima ci sei passato ad augurare il buonanno e tutto sommato è andato bene, dunque sganciano volentieri il soldo.

    Tempestività: anche qui conta molto il first-mover, ci sono persone che fissa i premi ed il primo prende quello grosso, il quinto prende gli spicci. A condizione che non sia troppo in anticipo sui tempi, il buonanno prima che vadano a letto non ha alcun valore.

  2. A onor del vero bisogna far presente, che le ragazze il primo dell’anno sono escluse dalla raccolta perché portano sfortuna (in Romagna almeno è così). Poiché appartengo alla minoranza oppressa ho sempre odiato questa pratica discriminatoria, ergo se il malcapitato bambino suona a casa mia becca malissimo :) Devi aggiungere questo segmento alla suite di business intelligence :)

    1. verissimo, era così anche in Emilia. però per fortuna ora non è più così, ho visto bimbette andare in giro :)

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