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  • Marketing e interazioni tra persone e aziende, dal 2004

Personas inutili

Enrico Marchetto ha pubblicato un interessante post sul ruolo delle personas, e ho voluto ripubblicare quanto avevo scritto nella mia newsletter del venerdì, perché penso che il ragionamento sia complementare.

Quando tengo i corsi parlo spesso di user personas. Come tutti quelli del digital marketing, insomma. Una prof. a un master mi ha detto “voi del digital le chiamate user personas, ma tutto alla fine è poi il solito vecchio target, i segmenti, ecc. ecc.” Magari fosse vero.

A Digital Update avevamo sdoganato il termine identikit anni prima (“before it was cool”) che user personas diventasse un tormentone. Ora passo almeno 30 minuti a demistificarle e smontarle dai rischi degli stereotipi inventati. Il problema delle UP è che spesso sono inutili (cioè non danno nessuna indicazione “actionable”) e ancora più spesso distillato purissimo di “wishful thinking” (cioè senza nessuna validazione eterodossa).
Dobbiamo ovviamente avere un target, un segmento, un’audience.

E la maggior parte delle PMI italiane prodotto-centriche non lo ha mai studiato seriamente, non dedicandoci nemmeno quelle poche risorse disponibili, anche con il fai-da-te, anche con un “chiedilo alla zia”. La user persona è un di più della strategia che ci aiuta a lavorare meglio nelle campagne, nel contenuto, nei canali, nella esperienza utente. Per restare focalizzati e non disperderci nell’operatività.

Ma è un oggetto utile solo nel momento in cui non sia puro storytelling (ha un cane? ha due figli? si sveglia presto? vive a Como? echissenefrega!), spesso output letterario della durata di una legislatura

Se non è integrato e basato su analisi quantitative, su dati online e su interviste qualitative, non porta idee da usare in fase di distribuzione del contenuto in tutti i touchpoint. Se le UP non sono tutto questo, lasciate perdere. È più il pericolo del beneficio.

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