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  • Marketing e interazioni tra persone e aziende, dal 2004

I brand ossessionati dal mettere il logo in ogni dove sono brand insicuri. Avere/essere brand non significa essere molto conosciuti, significa essere riconoscibili e riconosciuti senza che qualcuno te lo suggerisca con loghi appiccicati ovunque. E sempre più grandi. “Make logo bigger” è uno dei più veri luoghi comuni del marketing. Abbiamo paura di essere dimenticati o non notati abbastanza. Tuttavia, se abbiamo paura di essere dimenticati perché il nostro logo non si vede abbastanza, abbiamo un problema ancora maggiore: il nostro non è un brand.
Una delle riprove più strambe è l’ossessione per i loghi nei contenuti social: perché mettere il logo nella foto quando la stessa verrà pubblicata nel profilo social con il logo-pic aziendale? Anche nel mondo reale non va meglio: il numero di loghi in un’auto è meravigliosamente alto*. “Ehi, lo so che macchina ho”. La macchinetta delle bibite qui di fronte a me porta la scritta “Self Bar Self Bar”. Se non l’avete capito, si considera un self bar, che mica tutti nel 2019 riconoscono una vending machine se non gli scrivi self bar due volte. E gli hotel che hanno il logo in ogni sapone? Una variante dell’insicurezza è mettere ® dopo ogni citazione del brand, perfino nei propri comunicati stampa. “Tranquillo, è curabile” verrebbe da dire a questi.
Ci dovrebbe essere un limite alla pressione del branding, un po’ come nella pressione pubblicitaria: il GRB, Gross Rating Brand. Il GRP si calcola moltiplicando la copertura netta per la frequenza del passaggio pubblicitario, il GRB per la frequenza di loghi nel customer journey.

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