Il [mini]marketing del negozio di dischi (in via di estinzione)

qui non si vende, si ascolta All’apertura di [mini]marketing.it avevo promesso al mio amico di Polaroid un’analisi dettagliata del mini-marketing del negozio di dischi.

Per prima cosa quindi ho deciso di vedere di persona un negozio di dischi: mi sono reso conto che non ne visitavo uno da almeno dieci anni, e mentalmente non ricordavo nemmeno dove poter svolgere un’indagine adeguatamente fondata. Alla fine qualcosa ho trovato, ma l’analisi -premetto- non avrà purtroppo carattere scientifico.

La mappa del posizionamento dei negozi di dischi si può riassumere in quattro cluster principali:

  1. C’è il negozio “zombie“, detto anche “discosauro“; situato in periferia o in provincia, è gestito nella maggior parte dei casi da un titolare che è alla soglia del pensionamento, e che tiene aperta la bottega solo per non stare a casa con la moglie o al bar; a volte la licenza di vendita comprende anche piccoli elettrodomestici correlati, come registratori a cassette, che tiene in sconto permanente, nell’attesa che un nonno sventurato lo compri per la cresima del nipote, oppure Walkman (rigorosamente a cassette), addirittura a volte anche un lettore CD portatile (segnalato solitamente con un cartello scritto a penna che riporta “Novità “)

    Normalmente l’unico disco dell’anno in corso è la compilation di Sanremo, mentre il grosso dello stock è composto da varie raccolte e Greatest Hits; esiste quasi sempre un cesto in cui sono rifluiti dischi a 33 giri, cassette e CD incagliati, tipo Marcella Bella canta con Gianni, 10 inediti dei Pooh, Il ritorno di Fra’ Cionfoli, Raoul Casadei & le sue Mazurke, Nikka Costa canta le Canzoni del Natale, Toto Cutugno canta l’Avemaria, tutti rigorosamente con il prezzo in lire coperto da adesivo: è comunque sempre il punto più interessante del locale.

    Il cliente è preannunciato da un ding-dong all’apertura della porta. A volte il titolare non lo sente perchè sta guardando in tv l’Italia sul Due nel retro del negozio.

    Giudizio di [mini]marketing.it: senza speranza
  2. C’è il negozio Community: ubicato in uno scantinato o sotto un portico, rimesso in sesto in proprio, di solito il titolare non ha nessuna competenza commerciale, ma una incredibile memoria e conoscenza musicale. Appassionato di musica fin dall’infanzia, ha suonato in decine di gruppi. Ad un certo punto la collezione di dischi non stava più nella sua cameretta, ed è stato quindi costretto ad aprire un negozio di dischi. Il negozio è sempre pieno, soprattutto nel tardo pomeriggio, di avventori/collezionisti che discutono e ascoltano.

    Il titolare avverte un freno etico a far pagare i clienti: a volte “presta” i dischi, a volta registra i pezzi su CD o musicassette che vende al solo costo del supporto. Non lo fa per lucro, ma per la causa, la diffusione della buona musica. Nella versione tecnologicamente più evoluta, il negozio dispone di una ADSL a 12 Megabit per scaricare MP3 24 ore su 24.

    Il problema principale, visto che il titolare non ritiene che il suo lavoro debba essere retribuito, spesso anche per motivi politici, è il pagamento dell’affitto, che viene risolto a volte con una colletta da parte dei visitatori abituali.

    Giudizio di [mini]marketing: di solito non dura, a meno che non arrivi entro il primo anno di vita, in affiancamento, una moglie/madre/parente interessato al solo lucro, a cui il titolare ha venduto una quota del negozio per pagare l’affitto. Consigliabile lo spostamento della strategia verso dischi introvabili e costosissimi (quindi nel settore dei beni di lusso) oppure verso un modello di business alla distributore di benzina, in cui il negozio propone il pieno all’Ipod, con un plus di approccio consulenziale sull’aggeggino di Apple.
  3. L’angolo triste dell’ipermercato: annegato tra stampanti che costano meno di un DVD, forni a microonde e film in special price, di solito è anche ubicato in un luogo di passaggio, al preciso scopo di rendere impossibile l’ascolto in cuffia per più di qualche minuto. L’ordine alfabetico dei dischi ha il preciso obiettivo invece di rendere l’acquisto più veloce per i cacciatori di regali last minute.

    Probabilmente un giorno verrà fagocitato dallo strabordante scaffalone informatico, che già sta puntando ai suoi scaffalini per inserirci chiavette, hard disk e alberi di natale, tutti con tecnologia USB.

    Giudizio di [mini]marketing: irrilevante
  4. Il grande negozio specializzato cittadino: è un mix tra il modello 2 e il modello 3, prima di scomparire cercherà di fare gruppo o di unirsi ad una grande catena, ma più probabilmente sarà semplicemente sostituito da una banca. I più grandi faranno co-marketing con i VJ di MTV, ospitando gruppi musicali per teenager, con acquisti di impulso pagati con SMS del costo di 20 euro.

    Giudizio di [mini]marketing: in pericolo, strategia incerta.

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10 Comments

  1. Pubblicato 11 dicembre 2004 alle 7:56 AM | Link Permanente

    Ciao Gianluca,
    Ti “segnalo” che nel link pubblicato al tuo articolo ti vengono fatti i complimenti per qs. articolo.
    Un abbraccio
    Pier Luca

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  2. Pubblicato 11 dicembre 2004 alle 7:56 AM | Link Permanente

    Ciao Gianluca,
    Ti “segnalo” che nel link pubblicato al tuo articolo ti vengono fatti i complimenti per qs. articolo.
    Un abbraccio
    Pier Luca

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  3. Pubblicato 12 dicembre 2004 alle 5:54 PM | Link Permanente

    Manca nell’indagine un “cluster” emergente: il negozio gestito da immigrati, dove dischi e videocassette si alternano a shampoo per schiarire i capelli e schede telefoniche. Direi, un misto tra i primi due casi, ma con prodotti (non solo dischi) spesso introvabili.

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  4. Pubblicato 12 dicembre 2004 alle 5:54 PM | Link Permanente

    Manca nell’indagine un “cluster” emergente: il negozio gestito da immigrati, dove dischi e videocassette si alternano a shampoo per schiarire i capelli e schede telefoniche. Direi, un misto tra i primi due casi, ma con prodotti (non solo dischi) spesso introvabili.

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  5. Pubblicato 13 dicembre 2004 alle 5:54 PM | Link Permanente

    Commento fine a se stesso:
    Bello Qui. ti segno su un post it.

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  6. Pubblicato 13 dicembre 2004 alle 5:54 PM | Link Permanente

    Commento fine a se stesso:
    Bello Qui. ti segno su un post it.

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  7. zezzy
    Pubblicato 29 dicembre 2004 alle 2:55 PM | Link Permanente

    Sono capitato qui per caso… sto facendo una ricerca sui negozi di dischi in funzione di una tesi di laurea sul mercato discografico.
    Devo farle/ti i complimenti per aver avuto la capacità di essere breve, simpatico ma soprattutto efficace.
    Sarei molto interessato ad approfondire questa sua analisi; nel caso lo voglia anche lei, ha il mio indirizzo e-mail per contattarmi.
    La saluto, Zezzy.

  8. werther
    Pubblicato 24 febbraio 2007 alle 11:30 AM | Link Permanente

    Una sola cosa, che non c’entra molto ma devo dire: trovo davvero triste che non avessi visitato un negozio di dischi da dieci anni. A librerie stiamo meglio? O hai deciso che la cultura è un di più? Mah…

  9. Pubblicato 25 febbraio 2007 alle 10:33 PM | Link Permanente

    werther, che ci vuoi fare?
    non ho tempo per i negozi di dischi. che poi associarli tout-court a cultura è molto personale. e comunque esiste internet, che di solito è piu’ fornito.

      More from author
  10. Pubblicato 6 luglio 2007 alle 11:24 AM | Link Permanente

    Dal che, esimio, si deduce che il negozio di dischi non ha speranza alcuna di sopravvivenza (sono passato davanti alle vetrine di Buscemi, in Corso Magenta a Milano, e mi sono reso conto che dieci anni forse no, ma cinque o sei sì).

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