Il finto blog di mamma Cecilia degli spot del minestrone è spassosissimamente trash (ma anche quelli delle comparse non sono male); me li immagino, all’agenzia, a dividersi i ruoli dei commentatori (“tu fai babsi, io ubu”) con uno script-sceneggiatura sott’occhio. Il rilancio dallo spot sulla radio, poi, è intrigantissimo, “blogga con i protagonisti”, wow.
Già solo pensare a blog scritti da personaggi di uno spot, perdipiù su cipolle e peperoni, è delirante: l’unica (o quasi) cosa che fa leggere un blog è la presunzione che dietro ci sia una persona vera e minimamente sincera e aperta.
Probabilmente è che si vuole usare la parola blog a ogni costo, come cinque anni fa si usava portale. Appena qualche giorno fa avevo sentito qualcosa come “visita il blog www.20thfox.it”.
Eh, certo.
Sentire il termine blog in bocca alle corporation fa un effetto strano, come quando qualcuno cerca deliberatamente di usare un linguaggio che non gli appartiene solo per farsi accettare, come l’anziano che usa appositamente il termine figo parlando con un giovane.
“Casa Bonduelle” – Quello che non vedi in TV – Blog
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Non ho potuto resistere… Ho lasciato un po’ di commenti nel sito… niente di offensivo o fuori luogo, solo un po’ sfottente… scommettiamo che domani me li tolgono? Io intanto ho fatto degli screenshot :-D
E poi qualcuno si risente quando affermo che per molti internet è percepito come una serie di mode che si susseguono.
Ben fatto Nicola, monitoriamo il forum dei pomodori :)
una fiction al quadrato, insomma. veramente delirante! finchè dura… E comunque c’è poco da fare i fenomeni, a un certo punto una signora certi problemi se li pone… :-)
Benvenuti nel web 2.0… che la nuova bolla sia con noi. Al prossimo sboom mi compro i banner di tutto il Web :-D
Uno spettacolo… la famiglia interraziale politcamante corretta non è in target, DI PIU’ !!!
vi prego non chiamtelo brand entartainment. vi supplico.
Poi c’è poco da scherzare quando arriverà la fattura dell’agenzia creativa 2.0.
A volte il caso, le troppe coincidenze sembran messe lì da una saggia mano suprema…
Mentre vi leggevo, in radio passavano “Don’t Believe the Hype”, hit degli anni ’80 dei Public Enemy!
Oppure l’agenzia di pubblicità ha studiato la storia del blog italiano e ha scoperto che uno dei primi casi vagamente giornalistici a portare la four letter word sui media fu Massaia (massaia.splinder.com), blog scritto in realtà da Marco, un geniale ragazzo torinese.
(Ma ovviamente hai ragione tu. Non ho visto la pubblicità né il sito, però temo sarà proprio “effetto portale”…)
Mamma che tristezza… o meglio: da morire dal ridere. Comunque c’è corporation e corporation… Insomma, c’è Bonduelle e il blog di Andy Lark… Certo è anche una questione di settori produttivi e della relativa blogo-cultura. Purtroppo le agenzie creative o chi per loro (esimi colleghi delle PR ??!?)chiamano ormai blog qualsiasi cosa online che non sia un puro sito istituzionale per affascinare gli ignari (che sta per ignoranti)clienti.
@Paolo: pensa che bello, quintali di banner a prezzo di saldo ;-)
Subscribe Paolo. :-/
La cosa peggiore è l’auto-descrizione del bambino più piccolo: pare vinca sembre le gare di abbronzatura col fratello (sob).
A questo proposito segnalo http://www.dovebeatrice.it
Ciao!
il tipo si chiama matteo.. confermo perchè lo conosco. ma tutto quello che “scrive” sul blog è semplicemente ridicolo e falso.. non può essere lui. mi verrebbe voglia di pubblicarvi il link alla sua vera page del blog su myspace.. ma sono 1 gentiluomo.