Sapere cose vs sapere come trovarle

La differenza tra la dinamica della conoscenza attuale (pesantemente influenzata dalla condivisione della rete) rispetto a – che so – quindici anni fa, è che una volta il tuo vantaggio competitivo (di consulente, ma anche di semplice impiegato) che risiedeva nel conoscere era difendibile con poco sforzo ma raggiungibile con molta fatica dagli altri.

Ora, in cui il network (non solo tecnologico) è ubiquo e strabordante di informazioni, il vantaggio competitivo non è più nel conoscere (che diventa obsoleto molto più rapidamente), ma nell’essere più efficienti ed efficaci nel sapere come e dove procurarsi l’informazione.

Tutto questo solo per spiegare la vicenda di due miei amici che un mese fa non sapevano neanche cosa fosse un navigatore GPS, e ora potrebbero tenere corsi di formazione a pagamento. Entrambi hanno un vantaggio competitivo nel sapere e nell’intuire (per esperienza, ma anche per dote naturale, come dei sensitivi) come reperire le informazioni, che esistono e sono praticamente pubbliche (o raggiungibili)*.

Ora, se dovessi mai assumere qualcuno, non gli chiederei più (non solamente) che sa, ma (soprattutto) come pensa di trovare quello che saprà.

* Io nel mio piccolo, ieri in dieci secondi con una ricerca sul web ho capito cosa è un BRI. Dieci anni fa avrei dovuto pagare un caffè a un tecnico per farmelo spiegare.

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management nel marketing digitale.
Il mio lavoro è supportare le aziende come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, marketing,omnichannel.
Ho lavorato - tra gli altri - per Coop Alleanza 3.0, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Henry Cottons, LVMH, Telenor, CRIF, PMI, agenzie e startup.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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12 Commenti

  1. Pubblicato il 17 novembre 2006 alle 10:28 AM | Permalink

    durante le sue lezioni, Umberto Eco ha sempre detto che “il ruolo dell’Università non è quello di insegnare delle cose, ma quello di insegnare a cercare le informazioni di cui si ha bisogno”. l’ho trovato molto saggio allora, lo trovo saggio tuttora. ecco, magari se studi medicina meno…

  2. Pubblicato il 17 novembre 2006 alle 12:00 PM | Permalink

    Caso mai il tuo sito non fosse attrezzato per i track-back: http://blog.nicolamattina.it/?p=327

  3. Pubblicato il 17 novembre 2006 alle 3:44 PM | Permalink

    Ma questa sovra esposizione trasforma anche il modo di risolvere i problemi e le nostre capacità cognitive. Siamo come gli attori o i camarieri che sviluppano una memoria sul breve periodo sacrificando qualla sul lungo periodo.
    Mi è capitato (ma forse solo a me)di dover trovare le stesse informazioni più volte a distanza di tempo, le stesse informazioni, trovate nello stesso modo, per risolvere lo stesso problema.
    Sarò un caso isolato, magari una ricerca in internet potrebbe aiutarmi..
    Cosa stavo dicendo ??

  4. Pubblicato il 17 novembre 2006 alle 5:08 PM | Permalink

    E’ capitato anche a me l’episodio di Tacus, del resto mi sembra che la quantità d’informazioni e di nozioni di cui si necessità sia aumentata di parecchio. Specie poi quando ciò che cerchi non riguarda direttamente il tuo campo ma ti serve “al volo”.

  5. Pubblicato il 17 novembre 2006 alle 6:48 PM | Permalink

    Molto giusto, ma se ci pensi aggregare informazioni e creare nuovi significati non è cosa da poco. Oggi sta li il valore.

  6. Pubblicato il 18 novembre 2006 alle 11:03 AM | Permalink

    Concordo, il ‘cosa’ è talmente mutevole che diventa molto più importante il ‘come’ (arrivarci).
    Si parlava anni fa della figura dell’infomediario, ma più che mediatori di informazioni credo che oggi ci sia bisogno di ‘poeti’ dell’informazione, cioè persone che sappiano raccogliere dalla rete di fonti e stimoli che ci circondano e poi rielaborare personalmente.
    Della mia carriera scolastica ricordo con gratitudine due professori, l’ho capito cominciando a lavorare, ma entrambi mi hanno insegnato a pensare più che passato nozioni.

  7. Pubblicato il 18 novembre 2006 alle 3:24 PM | Permalink

    Poeti dell’informazione, sublime.

  8. Pubblicato il 19 novembre 2006 alle 10:52 AM | Permalink

    immenso come sempre!
    mi piacerebbe mettere questo tuo pensiero in una mia presentazione.
    posso?

  9. Pubblicato il 20 novembre 2006 alle 8:12 AM | Permalink

    Sempre caro mi fu quell’ermo host… anche a me poeti dell’informazione piace molto.
    Fluido, prendi quello che vuoi :)

  10. Pubblicato il 24 novembre 2006 alle 3:47 PM | Permalink

    Stupendo post che segna con ispirante lucidità la rivoluzione dell’informazione attualmente in corso.
    Dalla primordiale tradizione orale si è passati alla tradizione scritta, perchè con il crescere delle informazioni non tutto era più memorizzabile.
    E ora siamo di fronte a una nuova rivoluzione culturale: il problema non è più soltanto la memorizzabilità di un concetto, ma il suo continuo rinnovarsi ed evolversi: la verità (storica, culturale, tecnologica, ecc.) non è più stabile ma si modifica con una rapidità sempre crescente.
    E la capacità di rinnovarsi e crescere continuamente è la vera sfida del nostro secolo…

  11. Pubblicato il 25 novembre 2006 alle 1:42 PM | Permalink

    Vero solo in parte, ci sono informazioni che è difficile reperire… Alcuni mesi fa ho ricercato dati sulla carriera militare dell’attore James Stewart. Le risposte + soddisfacenti le ho trovate sull’edizione americana di WikipediA, ma erano comunnque insoddifacenti, per un generale di brigata dell’USAF…

  12. Pubblicato il 19 dicembre 2006 alle 6:13 PM | Permalink

    Bel post, hai centrato un concetto fondamentale del nostro stadio culturale. Non è importante AVERE conosccenze ma saperle reperire e saperle utilizzare.