Cose che ho imparato in quattro giorni offline

Grazie al fatto che H3G non copre con il suo segnale il paesino montano in cui vado normalmente in vacanza, ho vissuto quattro giorni come si faceva nel 2001: totalmente scollegato con il real time web, e con a disposizione solo un iphone, offline, una TV nazionalpop a sei canali e qualche giornale locale comprato in edicola. Ecco cosa mi porto a casa:

  1. il real time mi porta(va) via troppo tempo e troppa energia mentale: Friendfeed e Twitter sono talmente cresciuti, in termini di contatti e di produzione di contenuti, che anche l’attività stessa di impostazioni di filtri e liste, allo scopo di limitarne il tempo profuso verso argomenti interessanti, occupa troppo spazio, in clic in hide, filtra, lista, nascondi, ecc. Gli amici degli amici, per esempio, ormai provocano più rumore che utilità vera: quando erano pochi, potevano essere una goccia di serendipity utilissima. Ora sono un continuo flusso di notizie casuali, oppure un ripetersi di thread già visti e stravisti, per chi almeno abita in Friendfeed da quasi due anni e Twitter da tre. Ogni twit, post di Friendfeed (anche sleggiucchiato o solo addocchiato) porta via almeno 10 secondi, anche se non mi interessa, al solo scopo di capirne il contesto e valutarne l’interesse. Mi spiace, la vita è troppo breve per usarla così. La soluzione: limitarne di molto la consultazione, abbassare il numero di following. Se siete di quelli che si offendono o la prendono sul personale per essere defollowati, vi chiedo scusa in anticipo, e naturalmente liberi di contraccambiare, vi capisco.
  2. il mio iPhone è diventato il mio iPod-libro. Ci ho letto white paper e report su PDF che giacevano morti in una directory del Mac, e perfino l’arretrato disumano di Google Reader, su Mobile RSS (basta visitarlo mentre si è collegati alla rete, lui si scarica i post, e poi li lascia visitabili offline — a parte le foto). Considerazione aggiuntiva: l’iPhone non cannibalizza, all’opposto apre il mercato all’abitudine alla lettura elettronica, poi Amazon e gli altri raccoglieranno il diluvio che ne seguirà. Gli ebook sono davvero alle porte, poi la percentuale di mercato si spalmerà su dispositivi diversi a seconda della lunghezza e della quantità di letture (Kindle, Iliad, iPhone, Android)
  3. Google Reader: dopo aver svuotato da offline tutto l’arretrato di 1000+ post per 200 e oltre feed, ne deduco che devo rivalutare e dare priorità futura ai feed americani. Mentre da noi si discute spesso di niente, o si fa rassegna stampa di campagne, e molti blog giacciono abbandonati o quasi, laggiù almeno per il marketing si trovano sempre idee nuove (se si riesce a superare la nausea da ripetizione di “socialmedia” in tutti i post), e sembra che i blog siano tutt’altro che in crisi, che abbiano raggiunto la loro dimensione ideale, cioè lo strumento perfetto per chi ama scrivere e per chi ama leggere cose diverse dal mainstream.
    Inoltre, da rivalutare gli shared items condivisi dai contatti di Google: molto più interessanti degli elementi rastrellati dai FOAF di Friendfeed.
  4. La email: davvero, voglio ricevere in posta, per dirla con Chris Anderson, solo messaggi scritti da una persona in carne e ossa, e rivolti solo a me: il senso della mail è solo questo. Tutto il resto, cestino.
  5. La TV generalista ormai è chiaramente tarata su un pubblico con intelligenza, interessi, curiosità molto inferiore alla media (o almeno sulla parte stupida che c’è in tutti noi). E la pubblicità, idem. La vita in diretta di persone già morte intellettualmente.
  6. I giornali locali: altri sopravvissuti sempre uguali da dieci anni, come se niente fosse spremono ancora un euro per 100 grammi di carta riempita con notizie insulse e superficiali a coloro che non hanno accesso a qualcosa di diverso, per cultura o per età; pieni di tutto e di niente, troppo estesi geograficamente per essere locali veramente, troppo gonfi di pubblicità fai da te e svenduta a poco prezzo a gente su cui fa ancora colpo “l’essere sul giornale”. Il loro valore non supera i 20 centesimi a copia. Per forza il mio edicolante ha trasformato il locale in un bizzarro mix di Casinò cheap e negozio di giocattoli – ha capito che questi hanno i mesi contati.

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Gianluca Diegoli
Sono un bocconiano sfuggito alle società di consulenza, con un'esperienza ventennale di management nel marketing digitale.
Il mio lavoro è supportare le aziende come consulente indipendente e manager temporaneo su e-commerce, marketing,omnichannel.
Ho lavorato - tra gli altri - per Coop Alleanza 3.0, Ducati, Barilla, Tiscali, Altromercato, Cirio, Henry Cottons, LVMH, Telenor, CRIF, PMI, agenzie e startup.
Ho scritto Mobile Marketing per Hoepli, Vendere Online per Sole 24 Ore e Social Commerce per Apogeo, e altri.
Ho fondato Digital Update assieme ad Alessandra Farabegoli, che organizza corsi sulla comunicazione digitale.
Insegno e-commerce all'Università IULM di Milano.
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2 Commenti

  1. Pubblicato il 10 febbraio 2010 alle 11:50 AM | Permalink

    Eccellente post, mi riconosco in tutto (meno che per l’iPhone perchè – per ora – non ce l’ho, ma condivido la riflessione!)!

  2. Pubblicato il 13 marzo 2010 alle 8:56 PM | Permalink

    Ispirato dal tuo implacabile post decisi di intervenire nella stessa direzione e ho agito di conseguenza. Oggi posso dire di aver migliorato la qualità della mia vita.
    E tu hai poi dato seguito al “programma”? Benefici?

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