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Una specie di bilancio del 2009

Avrei voluto scrivere uno di quei bei post conclusivi e rotondi di fine anno, in cui si fanno bilanci, si scrivono i propositi, si cercano di fare previsioni. Anni fa lo facevo. Poteva essere l’occasione di celebrare anche i cinque anni e mezzo di questo blog, che quest’anno non ho nemmeno scritto il post di compleanno, perché un po’ me ne ero dimenticato, un po’ mi annoiava la cosa.
Ma niente, sono sopraffatto da questa neve che continua a cadere come in quel racconto di Joyce, e non riesco a scrivere più di una misera lista di OK e KO del 2009. Pronti, via.

OK

  • la mia capacità di riconoscere in rete (e grazie alla rete) fantastiche persone anche da pochi indizi (non fatemi fare elenchi, tanto chi lo c’è lo sa). Persone che se fossero state investimenti avrebbero avuto un ROI stellare, tanto per usare parole consunte. Questo è il punto principale.
  • il drastico cambio lavorativo: mai nel 2009 mi sono trovato a rimpiangere quel passo, o di aver lasciato un lavoro (tutto sommato) ben pagato, comodo e già conosciuto per cercare qualcosa di diverso.
  • la voglia di scrivere, di interpretare e prevedere fenomeni, e di conoscere persone nuove: la rete non smette di stupirmi, continuo come un viaggiatore ad andare avanti, fino ai confini, anche se ormai sono consapevole che questi non esistano (ricordate la storia di quello che pensava che la terra non fosse piatta, ma rotonda, partì per cercare le Indie da ovest, ecc. ecc.).
  • ho abbastanza affinato le mie performance di presentazione in pubblico, a livelli che mai avrei pensato quindici anni fa, superando anche vari limiti caratteriali. Ora mi resta di capire quando presentare e dove, e quando no. Per il momento, ho deciso che partecipo aggratis solo agli eventi a ingresso libero e senza scopo di lucro, salvo rare eccezioni. Anche perché mantengo la volontà di non ripetere e riciclare sempre le stesse presentazioni a ogni evento (a meno che non sia espressamente richiesto, ovviamente :)
  • la coerenza nel non andare contro i propri principi, in varie occasioni, anche quando avrebbe fatto comodo.
  • l’aver scelto e partecipato ad alcuni progetti a supporto di imprese che nel loro genere, sono uniche, o coraggiose, o sono uscite dagli schemi, o sono outsider: il blog di Ceramiche Lea e il suo percorso di autoconsapevolezza dei mezzi ‘sociali’, sincero, interiorizzato e non superficiale, o il business plan creato con e per Simulclinica (la startup di Marco Fabbri - vedi il primo punto della lista – e soci merita davvero la vostra attenzione – il loro progetto cerca di mettere assieme tecnologia e miglioramento del mercato della formazione medica, quindi vivaddio fuori dai soliti schemi delle startup che cercano di rifare “il nuovo Twitter”), o la ridefinizione della presenza online di Simplicissimus Book Farm, in una di quelle rarissime collaborazioni in cui a volte pensi che dovresti essere tu a pagare il cliente, quantomeno per l’ispirazione che un personaggio come Antonio ti infonde a ogni incontro. Eppoi per la soddisfazione di essere associato a lui in questo momento in cui tutti santificano gli ebook, gli stessi che quattro anni fa gli davano del pazzo visionario).
  • l’acquisto dell’iPhone: lo consideravo una sfighettaggine inutile, e invece ti cambia la vita. Mai più senza, davvero. Questo strumento, assieme ad Android, accelererà il groundswell globale, vedrete.
  • le 91 tesi: sono andate ben oltre i confini di questo blog, che era poi l’obiettivo iniziale dell’ebook. Devo ringraziare di questo tutti i commentatori e coloro che l’hanno rilanciato, Antonio (per la versione epub e pdf), Ledizioni e Mentine (per le versioni cartacee). E inoltre, date un’occhiata al sito delle tesi - su Google Apps e integrato con Facebook Connect, realizzato gratuitamente dal vero guru del social software, Marco Brambilla – a proposito ancora del primo punto in alto)
  • i quattro mesi autunnali nel mondo delle moto: è una vera opportunità di vedere cose diverse, di toccare prodotti veri e intensi e pieni di passione, e di toccare con mano zone “sociali” che mai avrei visitato spontaneamente, di plasmare persone e attività. Un viaggio umano e professionale bellissimo.
  • la follia utopica di continuare a credere che la rete (soprattutto quello che chiamiamo stancamente 2.0) abbia un senso (nel mio settore) solo se va nella direzione di spingere a cambiare e migliorare il marketing (o a ucciderlo, a seconda dei casi), le aziende, e in generale questo mondo, e la voglia di continuare a lavorare sempre con questo higher purpose in mente, che riesce a dare senso a questo altrimenti insensato circo barnum che avrei abbandonato da tempo, soprattutto quando  vedo molti riciclati dell’ultima ora furbescamente sguazzarci e prosperare con l’unico ideale dell’euro.
KO
  • il fatto che questo blog stia diventando troppo serio (palloso, anzi) – ecco il rimedio: per l’anno prossimo almeno due rubriche sorelle del format “il marketing insegnato (d)ai negozianti”, almeno un paio di post al mese, e che diamine!
  • Ho dato troppo poco spazio alle citazioni da altri blog e me ne scuso – non lo faccio apposta, è che l’idea del post mi viene di più da solo, e non mentre leggo altri blog. Le citazioni le faccio su Friendfeed – ah, a proposito, mi sa che il Tumblr lo lascio al suo destino.
  • il fatto che sto diventando talmente severo nel controllo qualità preventivo dei post, che finisco per pubblicare pochissimo qui.
  • la dispersione di tempo (ma soprattutto il calo di creatività) in alcuni momenti, dovuti alla troppa immersione nel social network – almeno per il modo e lo spessore minimo con cui intendo personalmente il contatto/amicizia. La voglia di conoscere e di sapere ti porta a un punto estremo in cui rischi una specie di bulimia informativa, e di uccidere la tua personalità e la tua creatività, e a volte l’autostima.
  • nonostante il tentativo di Marco, niente, non ce l’ho fatta proprio a lavorare per più di due mesi per il 2.0 del quasimonopolista telefonico contro le cui pratiche commerciali borderline ho combattuto per tutta una parte della mia vita professionale. Roba da analisi psicologica freudiana.
  • la scarsa capacità di farsi pagare per il tempo e le idee – e per esempio di dire no a un sacco di gente che pretende di pagarti con l’onore di farti presenziare alla loro convention ammuffita per la quale spilla fee a tre zeri agli ignari partecipanti, che si troveranno ad ascoltare marchettone aziendali, in gran parte, almeno.
  • mi è spesso mancata la pazienza nel constatare che molte aziende (anche quelle fighe e grosse, dal di fuori, anzi, soprattutto quelle) sono indietro di cinque anni rispetto alle aspettative di comunicazione dei loro clienti: stanno vivendo nel 2004. Bisogna spiegarli tutto, dall’inizio, ogni volta. Una fatica. Anche per questo il progetto di Dogma91 si è un po’ arenato, purtroppo. E poi il nome non mi piace più, non so perché. Da rifondare. (mi è venuto dopo in mente un commento di Maurizio (vedi punto 1, again) che suonava come “solo un piccolo problema, siete troppo avanti”)
  • (sembra un paradosso) ma è da migliorare la promozione di sé stessi: quando vedi certe persone millantare senza timore e fare bragging selvaggio, capisci che non è poi così intelligente sorvolare sulle cose (vere) che hai creato o scritto. E’ che ho una specie di blocco nel parlare dei miei progetti lavorativi qui. Non so se sia un bene o un male.
  • niente, non riesco ancora a superare il mio terrore per la burocrazia italica da freelance/imprenditore/partita IVA. Dovrei essere adottato da un commercialista, forse. Oppure mi ci vorrebbe un private equity personale che acquisti un 50% di me stesso.
  • il mio rapporto con il Macbook: penso che lo venderò*. In un anno ho cercato di renderlo una estensione di me, ma non ci sono riuscito. “Sei bellissimo, affidabile, elegante, snello, leggero, ma io ho bisogno di altro, di brutto, di umile, che non mi distragga mentre lavoro. Non sei tu, sono io. Ecc.” Terrò un XP aziendale e un Ubuntu personale, e sarò felice così: meno noto quale sistema operativo sto utilizzando, meglio sto.
  • Il mio post sotto l’albero 2009 non era granché, oltre che in forma anonima – anche se si capiva, in fondo, che era mio.
  • Dovrei fare la lista dei post migliori dell’anno, ma sono troppo pigro per farlo. Sono meno di un centinaia quelli dell’anno, rileggeteveli qui a lato mese per mese, e fatemi sapere – se volete – quale secondo voi è il migliore post dell’anno. Per ripagare i vostri sforzi, tra tutti quelli che commenteranno qui sotto (o su Friendfeed) e voteranno verrà estratto un libro rosso con 91 tesi (ecco, anche qui dovrei fare più promozione, forse. Anzi no, che nel libro c’è scritto Non è la vostra promozione ma la loro conversazione a differenziare il vostro prodotto, e provocare un acquisto. Quindi.)
  • ho sicuramente dimenticato di rispondere a mail in cui mi si chiedevano commenti, opinioni, interviste, aiuto per tesi – i video virali oramai non li mandano più o quasi, per fortuna. Sorry, sono stati mesi intensi.

Tutto qua, sicuramente ora dimentico qualcosa o qualcuno, chiedo perdono preventivo.

Un augurio per un 2010 senza noia e senza patemi, a tutti voi, di cuore, che mi onorate delle vostre visite e dei vostri commenti. Ci si vede a gennaio, puntuali, qui.

*accetto proposte di acquisto, e mando a richiesta caratteristiche e prezzo. Eh, che questo blog sempre minimarketing si chiama!

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